Il 2008 sarà ricordato, oltre che per lo tsunami che ha sconvolto i mercati finanziari ed in particolare i listini borsistici, anche per l'andamento double face delle materie prime.

Il grafico della Figura 1, che riporta l'andamento dell'indice Dow Jones Generale delle commodities, rende evidente, già ad occhio nudo, il trend in questione. L'indice è cresciuto del 30% circa dai livelli dell'autunno '07 fino al picco di luglio '08 ed è poi letteralmente crollato del 44% in circa tre mesi.

Questo indice, uno dei tanti rappresentativi dell'andamento delle commodities, riassume e sintetizza il trend di numerose materie prime, a volte molto differenti fra loro per tipologia e destinazione industriale, da quelle agricole a quelle energetiche. L'andamento del petrolio nel 2008 è sicuramente noto a tutti i cittadini, perché ha influenzato le evoluzioni del prezzo della benzina.

Nell'ambito delle commodities è interessante approfondire l'analisi sullo specifico comparto dei metalli, il cui trend è illustrato dalla Figura 2, che riporta l'andamento dell'Indice LMEX: si tratta dell'indice del London Metal Exchange, una delle due principali piazze mondiali (l'altra è quella statunitense) in cui vengono trattati i metalli industriali, detti anche "non ferrosi". 
Questo indice segnala che i metalli sono in realtà sensibilmente aumentati (+90%) nel corso del 2006 e che i rincari del primo semestre 2008 (pur capaci di raggiungere i nuovi massimi storici) corrispondono in realtà ad un rimbalzo dopo una correzione registrata nel corso del 2007. E' poi seguito un vistoso crollo negli ultimi mesi (-49%).

Il lettore sarà a questo punto più "disorientato" che aiutato dalle prime avvisaglie dell'analisi. Insomma, occorre mettere un po' di ordine in questo argomento. La questione si presenta ulteriormente complicata dal fatto che accanto ai metalli industriali (rame, alluminio, etc) vi è il comparto dei metalli preziosi, di cui Londra è forse la principale piazza mondiale, ma che li vede trattati in modo separato rispetto all' LMEX.

Per schematizzare meglio facciamo riferimento alla Figura 3, che riporta il confronto percentuale fra il livello del momento in cui si scrive e  determinati valori del passato, ovvero: inizio e metà '07, inizio e metà '08, cui si aggiungono i rispettivi massimi. La tabella riporta i già citati indici Dow Jones Generale ed LMEX, ma comprende anche l'andamento delle quotazioni di oro e argento (in quanto rappresentativi dei metalli preziosi) e di rame e alluminio (rappresentativi dei metalli industriali).

Trovano conferma numerica (prime due colonne) le anticipazioni fornite dai grafici dei due indici: Il Dow Jones Generale è calato del 29% dai valori di inizio '08 e
del 44 % dai suoi massimi registrati nel luglio '08. L'indice LMEX è rispettivamente sceso del 36% e del 49%.

Il trend dell'oro è riportato dalla Figura 4: rispondendo ai timori di fiammate inflattive (a loro volta alimentate anche dai rincari petroliferi): le quotazioni del metallo giallo sono aumentate del 50% circa dall'autunno '07 fino al picco di marzo '08, da cui hanno imboccato un trend discendente che, seppur con alcuni rimbalzi in corrispondenza con le crisi finanziarie, ha ridimensionato l'oro del 30% circa.

Il risveglio dall'estate 2008 in poi del Dollaro USA (che tradizionalmente si muove in direzione antitetica rispetto all'oro) costituisce un ostacolo in più per il metallo giallo, oltre al riassorbimento dei timori inflattivi. Tuttavia lo storno dell’oro
(-20% da metà ’08 ad oggi) è molto meno evidente rispetto a quello registrato dalle Borse (-35%, -40%).

Interessante notare (Figura 3) che le attuali quotazioni dell’oro veleggiano “solo” il 10% sotto ai livelli di inizio ’08 e che risultano ancora superiori ai valori di inizio (+13%) e metà (+10%) del ’07: in questo frangente di crisi complessiva, l’oro ha svolto il suo ruolo di bene rifugio.

Analogo nella forma, ma più accentuato nelle variazioni (rispetto all’andamento dell’oro) si rivela il trend dell’argento (Figura 5) , le cui quotazioni sono salite del 70% circa nella fase autunno ’07-primavera ’08 e si sono invece ridimensionate del 50% abbondante dai massimi.

La Figura 6 riporta l’andamento del “classicissimo” indicatore di confronto fra i due metalli: il Gold – Silver Ratio, i cui valori esprimono quante once di argento sono necessarie per acquistare un’oncia di oro: quando l’indicatore sale, l’oro guadagna di più (o perde di meno) dell’argento e viceversa.
Vistosa è la salita degli ultimi mesi, a causa, appunto, del crollo proporzionalmente più accentuato da parte dell’argento. Dopo questa sparata, il rapporto fra le quotazioni dei due metalli preziosi ha superato quota 80, segnando i nuovi massimi dei ultimi cinque anni: ecco che da quel punto in poi il mercato ha riequilibrato il rapporto fra i due metalli, riportandolo a ridosso della fascia 70-60, rappresentativa di un andamento medio dell’ultimo quinquennio .

Tornando ai metalli industriali, rame ed alluminio (quello High grade, cioè prima qualità, per distinguerlo dal secondario, che ha una sua quotazione) costituiscono i “fari” di riferimento.
Il significativo rialzo dei metalli nel corso del 2006 ha sicuramente visto fra i protagonisti il rame (Figura 7), cresciuto allora del 65%. Il rimbalzo del primo semestre 2008 lo ha condotto ai massimi a cavallo di 8.500 USD per tonnellata (consegna tre mesi), livelli da cui il rame è letteralmente precipitato del 54% (peggio delle Borse, quindi).

L’alluminio (Figura 8) si era già comportato degnamente (+55% circa) nel rialzo del 2006 ed è salito nel 2008 ai massimi storici (circa 3.300 USD per tonnellata, consegna tre mesi), da cui è poi sceso del 37%.
Balza all’occhio la constatazione (Figura 3) che in questo particolare trend la quotazione dell’alluminio è ora inferiore ad inizio ‘08 “solo” del 16%, contro il
–43% del rame.
Traslando in modo artigianale il concetto dell’indicatore Gold – Silver Ratio, si può costruire un indicatore di confronto fra rame ed alluminio (Figura 9), che in sostanza indica quante tonnellate di alluminio servono per acquistare una tonnellata di rame.

Se l’indicatore cresce, la quotazione del rame aumenta di più (o diminuisce di meno) rispetto a quella dell’alluminio e viceversa: il brusco calo di tale indicatore nelle ultime settimane va inteso come un riequilibrio del rapporto fra le quotazioni dei due metalli, fino all’estate scorsa eccessivamente sbilanciato a favore del rame.
I metalli industriali stanno ora scontando la prospettiva di una severa recessione economica, che dovrebbe subentrare alla crisi dei mercati finanziari.  Tuttavia a giudicare dal grafico della Figura 9, quota 2 pare essere un valore di relativo equilibrio quinquennale nel rapporto fra rame ed alluminio: si può forse azzardare che sia in via di conclusione il grande storno delle quotazioni dei metalli industriali.

Più in generale, sembra che la discesa dall’estate in poi di tutte le materie prime, dal petrolio agli alimentari, abbia compensato l’eccessivo rialzo dei mesi precedenti e la situazione potrebbe ora trovare un suo equilibrio a cavallo degli attuali valori.

                                                 Carlo Crovella

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