A fine novembre 2011, la produzione di greggio della Libia avrebbe raggiunto i 750.000 barili al giorno e sarebbe destinata a raggiungere quota 800.000 a fine anno: parola del direttore della National Oil Corporation libica (NOC), Nouri Berruien.

Un risultato notevole, se si considera che soltanto ad agosto-settembre, nelle fasi più acute della guerra civile, la produzione ammontava a circa 50.000-60.000 barili al giorno e che le esportazioni erano state interrotte.
Una grande perdita, per un paese che fino a gennaio 2011 produceva circa 1,6 milioni di barili al giorno, esportava 1,3 milioni di barili al giorno, e si attestava nel 2010 come decimo produttore di petrolio in seno all'Opec (Figura 1).

Gli sconvolgimenti della guerra hanno provocato bruschi sobbalzi nelle quote di produzione di petrolio libico nel 2011 e la fase di ripresa sta contribuendo a creare una vera e propria curva a V nel grafico della produzione (Figura 2).

Il nuovo governo di transizione si trova a dover affrontare la ristrutturazione degli impianti petroliferi manomessi durante le attività belliche, molto spesso a causa dagli stessi ribelli nel tentativo di danneggiare il governo di Gheddafi. Un danno del valore di centinaia di milioni di dollari, dichiara Berruien, affrettandosi a specificare che non si tratta comunque di miliardi.

La corsa delle compagnie straniere per (ri)accaparrarsi i contratti con il nuovo governo era già iniziata prima ancora dell'uccisione dell'ex rais libico.
Prima della guerra, le compagnie maggiormente presenti nel paese erano europee, Eni, Total, Repsol, OMV e Wintershall, anche se il principale produttore del paese restava la statale NOC. L'80% di quei 1,3 milioni di barili al giorno esportati dal paese finiva in Europa, con Italia, Francia, Germania e Spagna come maggiori acquirenti. Tuttavia, anche la Cina si stava facendo largo sul mercato (Figura 3).

Un giro d'affari importante, che aveva assunto particolare vigore a partire dal 2004, quando erano state rimosse le sanzioni internazionali contro la Libia            (Figura 4).
Tra questi, un posto di spicco spettava all'italiana Eni, presente in Libia fin dal 1959 e senza dubbio il maggior attore straniero sul mercato locale di petrolio e gas.

L'Eni infatti produceva nel 2010 267.000 barili di petrolio equivalente (petrolio e gas), contro, per fare un paragone, i 55.000 barili giornalieri della Total. A fine ottobre 2011, l'Eni stimava che proprio il blocco libico avesse causato un calo del 13,4% nella propria produzione di petrolio e  gas, cifra che comunque era attesa attestarsi su un -10% a fine anno, in seguito alla ripresa della produzione libica.

È pertanto evidente come il giro d'affari dell'ENI messo a repentaglio durante la guerra fosse ingente, soprattutto di fronte ai timori che il nuovo governo locale potesse non apprezzare particolarmente l'amicizia che legava l'Italia con il governo di Gheddafi.

Tuttavia, come si dice, gli affari sono affari, e la necessità da parte del governo di transizione di risollevare un'economia, quella libica, che ad agosto del 2011 vedeva un -19% nella variazione annua del PIL (Figura 5), sembrano voler favorire un approccio del tipo business as usual, orientato al proseguimento delle relazioni commerciali più assodate e proficue. Così, l'Eni annuncia che il ripristino del gasdotto GreenStream (Figura 6) sta procedendo e che in pochi mesi le quantità di gas prodotte prima della guerra saranno ripristinate. Agli inizi di dicembre, poi, l'Amministratore Delegato dell'Eni Scaroni ha dichiarato che la produzione di petrolio dell'Eni in Libia è arrivata al 70% della quota anteguerra, con un output di 200.000 barili al giorno.

Nel frattempo, i giacimenti più importanti del paese hanno ripreso o stanno riprendendo la produzione. Come il giacimento di Waha, che a partire da fine anno dovrebbe cominciare a produrre circa 400.000 barili al giorno; oppure la raffineria di Zawiyah, che già a fine novembre era tornata in piena attività con una produzione di 120.000 barili al giorno, mentre si attende per la fine del 2011 la ripresa dell'attività per la raffineria di Ras Lanuf, la maggiore del paese.

Progressi rapidi e importanti, che secondo Nouri Berruien porteranno la produzione di petrolio libica alle quote anteguerra già alla fine del 2012.

                                          Giovanni Andriolo

 

                                                 

                                                                          

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