Nel corso del 2011, i venti della cosiddetta “primavera araba” si sono fatti sentire anche in Italia, sotto diversi punti di vista. Uno dei più incisivi, anche se poco discusso, riguarda il settore energetico.

Infatti, da gennaio a luglio del 2011, l’Italia si è trovata a dover ri-orientare la propria struttura di approvvigionamento all’estero di petrolio greggio. Con buoni risultati.

Dal 2006 al 2009, l’Italia ha importato ogni anno tra i 20 e i 25 milioni di tonnellate di petrolio greggio dalla Libia, su un totale annuo variabile tra i 76 e 87 milioni di tonnellate (Figura 1). Percentualmente, significa che più di un quarto dell’approvvigionamento petrolifero italiano proveniva dalla Libia (Figura 2).

Nel 2010, l’incidenza del petrolio libico nello schema di approvvigionamento italiano dimostra una leggera flessione: circa 18 milioni di tonnellate, con un calo di 11% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, tra il 2009 e il 2010 è la composizione generale degli approvvigionamenti petroliferi italiani a risultare movimentata: diminuiscono sensibilmente le importazioni da Nigeria (-62%), Norvegia
(-56%), Camerun (-40%), Egitto (-22%) e Russia (-21%) a vantaggio di altri paesi, come Angola (+715%), Regno Unito (+292%), Siria (+104%) e Iran (+80%). Malgrado ciò, la Libia continua a essere anche nel 2010 il maggior fornitore di greggio all’Italia, con il 23% di incidenza sulle forniture annue totali (Figura 3).

È con la crisi libica del 2011 che un tale panorama cambia drasticamente: a partire da aprile 2011, infatti, la quota di greggio importato in Italia dalla Libia si azzera: il paese corre il rischio di una crisi petrolifera.

Al dato libico si somma poi anche la questione siriana: il 2 settembre 2011 l’Unione Europea ha approvato un pacchetto di sanzioni nei confronti del regime siriano, che vanno a toccare principalmente le esportazioni di greggio del paese. Se nella combinazione di paesi fornitori di petrolio all’Italia la Siria non mostrava percentuali preponderanti (nel 2009 contribuiva per 1,6%), è stato notato come nel 2010 questa percentuale raddoppiava (fino a raggiungere il 3,2%) e già a luglio 2011 raggiungeva quota 3,4% sul totale delle forniture all’Italia.
Un interscambio commerciale, quindi, destinato a crescere (Figura 4).
 

Lo stop dell’Unione Europea alle esportazioni siriane ha messo ulteriormente in difficoltà l’Italia, che nel corso del 2011 si è trovata a dover sopperire l’interruzione di flussi da parte di due paesi, Libia e Siria, che nel 2010 avevano fornito assieme il 26,3% del greggio importato nell’anno.

Questo pericolo ha spinto l’ENI e gli altri operatori ad aumentare le importazioni da altri paesi, in modo tale da tamponare la mancanza venutasi a creare: infatti, se nei primi sei mesi del 2010 le importazioni di greggio verso l’Italia ammontavano a quasi 38 milioni di tonnellate, tra gennaio e giugno 2011 le importazioni raggiungono complessivamente 35 milioni di tonnellate.

Ciò che cambia, in seguito all’azzeramento delle importazioni dalla Libia, è la percentuale di petrolio che l’Italia importa da altri paesi (Figura 5): nel mese di giugno 2011 il maggior importatore in Italia è stato l’Azerbaijan (20% sul totale delle importazioni), seguito da Iran (19%), Iraq (15%), Russia e Arabia Saudita (entrambi 14%).

Al dato sul petrolio, poi, va aggiunto anche il dato sul gas: infatti, in seguito alle operazioni della NATO in Libia, l’Italia ha visto la sospensione delle forniture di gas libico, che nel 2010 componevano circa il 9,4% dell’approvvigionamento totale (Figura 6).
Anche in questo caso, l’Italia ha risposto aumentando la quantità di gas importato da altri paesi, soprattutto Algeria e Russia.

Si è trattato insomma di un sostanziale ri-orientamento dei flussi d’importazione ben svolto dagli operatori italiani del mercato energetico, che hanno fatto in modo che la latente crisi del greggio e del gas non fosse sentita all’interno del paese.

Da ciò, probabilmente, è derivata la richiesta all’UE da parte del Governo italiano di ritardare l’effettività delle sanzioni contro Damasco (riguardanti l'acquisto, l'importazione e il trasporto di greggio e prodotti petroliferi dalla Siria) al 30 novembre, cioè fino alla scadenza dei contratti di fornitura esistenti.

                                          Giovanni Andriolo

 

                                                 

                                                                          

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