Come cambiare fornitore di energia

Lo zucchero è stato per secoli considerato poco più che un dolcificante e come tale utilizzato. Negli ultimi anni, poi, è stato sempre più bandito dalle tavole dei consumatori occidentali nel tentativo di contrastare  regimi alimentari troppo calorici e stili di vita troppo sedentari. Il forte rialzo del prezzo del petrolio nel corso degli ultimi tre anni ha però portato a riscoprire che il comune zucchero da cucina (il saccarosio) produce, per fermentazione, etanolo e l'etanolo è un ottimo combustibile  per autotrazione e produzione di energia, che ha il pregio di richiedere modifiche trascurabili ai motori azionati dai consueti idrocarburi. Già oggi gli autoveicoli in Brasile bruciano quasi esclusivamente etanolo e gli USA hanno autorizzato la vendita di benzina mista a etanolo nella proporzione di 2 a 8.

Per queste ragioni, dunque, è importante analizzare la geografia mondiale della produzione saccarifera, sia per quanto riguarda il prodotto finito, sia per ciò che attiene alla coltivazione della barbabietola e della canna da zucchero. Tra il 1999 e il 2005 la produzione mondiale di saccarosio è cresciuta del 6,9%, da 133.082 a 142.884 tonnellate; la distribuzione geografica di questa produzione è cambiata soprattutto a favore del maggior produttore mondiale di etanolo: il Brasile, come mostra la
Figura 1.

I primi tre produttori mondiali hanno mantenuto e consolidato la propria posizione. Anche l'UE risulta un grande produttore di saccarosio, ma l'incremento produttivo dei suoi primi quattro produttori è stato inferiore alla media mondiale. La figura suggerisce che in un mondo in cui si sostituisse al petrolio l'etanolo, la dipendenza energetica dell'Unione Europea non verrebbe meno, ma si sposterebbe dai Paesi Mediorentiali e Nordafricani a Brasile e Tigri asiatiche, che, forse, non possono definirsi molto più affidabili, né politicamente stabili. 

Per quanto riguarda le produzioni di materie prime saccarifere, la canna da zucchero, che ne rappresenta la fonte primaria a livello mondiale, è caratterizzata dalla necessità di climi umidi e tropicali, ciò che la rende del tutto inadatta alla coltura in Europa. La distribuzione della canna da zucchero, infatti, era nel 2005 quella indicata nella Figura 2.

 


 

Come si nota la situazione è abbastanza simile alla precedente, con la presenza, in qualità di quinto produttore mondiale, del Pakistan.La barbabietola da zucchero costituisce, invece, la fonte primaria per l'industria saccarifera europea. Il Vecchio Continente, infatti, presenta le condizioni climatiche ideali per tale coltura, che, peraltro, si adatta a una maggior varianza climatica (cresce infatti tanto in Italia meridionale, quanto in Polonia settentrionale). Ciononostante l'Unione Europea nel suo complesso (Figura 3) non raggiunge il 50% della produzione mondiale di barbabietola da zucchero (per la precisione la quota ammonta al 46,4%).

Va poi notato che l'incremento della produzione di zucchero deve avvenire a patto che si estendano le superfici coltivate a canna o a barbabietola, il che comporta almeno una di queste due conseguenze: incremento dei prezzi delle altre materie prime agricole e deforestazione. Il primo non può che essere la conseguenza di breve periodo, quando la relativa scarsità di terreni agricoli e una domanda non ancora ben definita porteranno a sostituire colture saccarifere ad altre. Nel lungo periodo, a patto che la domanda di etanolo cresca e si mantenga su livelli elevati, occorrerà incrementare le superfici coltivabili totali (ciò che, almeno in parte, sta già avvenendo in Brasile, il maggior produttore e consumatore mondiale di zucchero ed etanolo), a scapito delle foreste tropicali.

In conclusione si può affermare che il ricorso all'etanolo in sostituzione del petrolio soffre di due difetti. Il primo, fortemente campanilistico, è che i Paesi europei continuerebbero comunque a trovarsi in una condizione di dipendenza energetica da Paesi "affamati" essi stessi di energia (Cina e India in primis, ma anche il Brasile), senza verosimili possibilità di emancipazione. Il secondo difetto è di portata più vasta e consisterebbe nel (forte) rincaro dei prezzi delle altre derrate agricole nel breve periodo e deforestazione nel lungo.

Per completezza occorre notare che l'etanolo si produce anche per fermentazione dei cereali, in particolare mais e grano; anche volendo ricorrere ad un mix bilanciato di cereali, canna da zucchero e barbabietola, però, permarrebbero i "difetti" appena descritti di una simile soluzione.

                                                Matteo Migheli

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