La birra, una delle più antiche e la più consumata fra le bevande alcooliche, la terza in assoluto al mondo dopo l'acqua e il , sta vivendo una nuova giovinezza grazie alla sua recente espansione in Oriente.

Malgrado la prolungata crisi finanziaria che colpisce quasi ogni settore economico senza distinzioni, o forse proprio in reazione all'atmosfera non certo inebriante di questi tempi, la produzione mondiale di birra è infatti in continua crescita da anni (Figura 1). Nel 2011 è aumentata di altri 60 milioni di ettolitri, raggiungendo i 1900 milioni totali, il 38,3% in più rispetto al 2000.

Il dato, tratto dall'annuale Beer and Hops Report curato da Barth-Haas Group, è però meno entusiasmante se analizzato a livello regionale: nelle economie avanzate, infatti, la produzione si è contratta. Negli Stati Uniti è scesa dell' 1,6% lo scorso anno (2011) e del 5,6% dal 1990, benchè la popolazione sia cresciuta; in Germania sembra stabilizzata negli ultimi 12 mesi, ma rispetto al 1990 il calo è addirittura del 20,5%, un dato superato in peggio dal Regno Unito, dove, nel medesimo periodo, il tracollo ha toccato il 27,5%, pur con una ripresa nell'anno passato.
Anche il Giappone è in declino da anni e ha toccato nel 2011 il record negativo di casse spedite via mare, in contro tendenza però rispetto al resto dell'Asia (India esclusa) dove il fenomeno birra è letteralmente esploso (Figura 2).

La Cina, manco a dirlo, fa la parte del leone, con un aumento di produzione del 9,3% nel 2011 e di un fantascientifico 600% dal 1990. Dei 60 milioni di ettolitri prodotti in più lo scorso anno, ben 42 milioni provengono dalla Cina stessa….
In termini percentuali la crescita più folle è stata però quella del Vietnam, che rispetto al 1990 cresce del 2680%. Anche Africa e America Latina hanno un trend positivo, ma il caso più particolare è quello della Russia, un paese dove, nel 1990, la produzione era pressoché inesistente e la birra quasi irreperibile.
Da allora, la Russia è arrivata fino alla terza posizione come produttore mondiale, cedendola altresì al Brasile lo scorso anno, ma superando la Germania e altri paesi di antiche tradizioni. Il lieve calo registrato lo scorso anno non è dovuto a una diminuzione dei consumi, che continuano a crescere malgrado le politiche anti-alcoolici del governo, ma all'aumento delle importazioni.

I consumi pro capite rispettano, viceversa, le antiche gerarchie, pur con alcune variazioni dovute al mutare dei tempi e delle abitudini (Figura 3).
La Germania, che ha a lungo detenuto il primo posto toccando i 151 litri pro capite annui, è ora scesa al terzo pur con un rispettabile 107 litri, subendo il sorpasso dei cugini austriaci e soprattutto dei Cechi, attualmente saldi al primo posto con un irraggiungibile 143 litri.
Nei vari paesi vanno ovviamente considerate le differenze regionali, soprattutto in Germania, dove i bavaresi arrivano al record di 155 litri pro capite, ma nelle regioni produttrici di vino si scende fino a 69 litri. Russia e Stati Uniti si fermano ai 75 litri, Italia e Francia toccano a stento i 30, a causa della forte concorrenza dei vini, non oltre i livelli della Thailandia. E' da segnalare il caso-India con un consumo quasi nullo di 2 litri all'anno….un mercato sterminato e vergine che in futuro potrebbe dare grandi soddisfazioni a chi decidesse di lanciare la birra anche in quei luoghi.

L'offerta di birra si è sensibilmente diversificata negli ultimi anni e piccoli birrifici artigianali sono riapparsi ovunque, Italia compresa, ma la produzione mondiale è saldamente nelle mani delle sei principali multinazionali che, con diversi marchi al loro interno, si accaparrano il 51,8% del mercato mondiale (Figura 4).

 

Non solo, dato che recentemente la "numero uno" ha annunciato l'acquisizione della settima, il Grupo Modelo messicano. Queste mega acquisizioni di super gruppi, che tendono alla fine a offrire prodotti più standardizzati e di qualità non eccelsa, lascia peraltro ampi spazi a produttori più piccoli e raffinati che riescono a conquistare le loro quote di mercato con bevande più costose ma ricercate da un pubblico di nicchia.
La Germania, per esempio, si distingue ancora per i suoi circa 1250 birrifici (anche se un tempo erano diverse migliaia), tuttora quattro volte tanto tutti quelli del resto d'Europa messi insieme. Circa la metà sono bavaresi e sono compresi oltre 5000 marchi che continuano a ottenere ottimi risultati in termini di vendite.

Un caso particolare è quello degli Stati Uniti (Figura 5) dove, sebbene sia in costante crescita il numero dei birrifici più o meno artigianali (1989 lo scorso anno), il consumo pro capite è in brusco calo ormai dal 1990; quella che è stata a lungo la bevanda preferita dagli americani è stata infatti spodestata dal vino, forse definitivamente. Di conseguenza, anche la produzione interna è precipitata e tutte le più grandi industrie della birra sono state acquisite dalla grandi multinazionali estere.

Per quanto riguarda il nostro Paese, nell'ultimo anno la produzione è cresciuta del 4,7%, fino a raggiungere i 13milioni e 410mila ettolitri (Figura 6), grazie soprattutto a esportazioni record (2 milioni e 86 mila ettolitri nel 2011, +11,6% sul 2010). Il consumo procapite interno (+1,4%) si aggira intorno ai 29 litri, lontano dal picco dei 31,1 litri del 2007, e ci confina ancora all'ultimo posto in Europa, malgrado i passi da gigante compiuti dagli anni ottanta in poi. Nel 2011 è cresciuto di oltre 400.000 ettolitri il consumo di qualità di birre speciali, che rappresenta ora il 44% del totale dei consumi, mentre sono in diminuzione tutti gli altri segmenti.

Il settore occupa oltre 144.000 persone, compreso l'indotto, e garantisce allo Stato oltre 4 miliardi di euro di entrate. Le circa 400 unità produttive, fra stabilimenti industriali (14 di birra e 2 di malto) e micro birrifici, hanno un valore di oltre 2 miliardi e mezzo di Euro, dando lavoro a oltre 4.500 persone, tante quante in Austria o Danimarca, e non troppo lontane dai 5.600 addetti del Belgio. In Europa, l'Italia ha consolidato la decima posizione in termini di produzione, il 3,4% del totale, dietro Germania (25%), Regno Unito, Polonia, Spagna, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Belgio, Romania e Francia, ma davanti a Paesi di consolidata tradizione birraia come Austria, Danimarca e Irlanda.

Del totale di birra consumata nel 2011, la produzione nazionale (Figura 7) ha soddisfatto il 64% della domanda interna, ma ben il 16,3% del totale di birra prodotta in Italia  è stata esportata, un record assoluto per il settore, soprattutto in Gran Bretagna, ma anche negli Stati Uniti, in Sudafrica e in Francia. Le importazioni in Italia nel 2011 hanno confermato il dato dell'anno precedente e il saldo della bilancia commerciale, pur  restando in deficit, è migliorato di circa il 5%. Il settore continua peraltro a risentire della competizione fiscale sleale da parte di vari Paesi europei, dove le norme sulla denominazione del prodotto sono meno rigorose, o la tassazione è inferiore (in Italia è il triplo circa rispetto a Spagna e Germania e più del doppio rispetto alla Francia).

Forse i tempi di crisi non ci spingeranno ancora a sostituire i tradizionali brindisi con lo spumante con un boccale di birra alla spina, ma non è lontano il giorno in cui sugli scaffali dei supermercati vedremo apparire birre cinesi e russe a prezzi concorrenziali ma con un retro gusto più amaro…

                                                   Luca Deaglio

 

                                             

 

                                           

 

                                                 

                                                                          

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