Lo scontro tra Israele e Iran non si sta limitando a minacce verbali, spostamenti di truppe, vistose esercitazioni militari o cyber guerre; esso ha assunto sempre più le sembianze di un contrasto delocalizzato nel Caucaso meridionale (Figura 1); un contrasto silenzioso, immune dal clamore che si agita attorno alla Siria e allo Stretto di Hormuz.

Già nei primi mesi di quest'anno, diversi eventi "insoliti" hanno visto come protagonisti gli Stati del Caucaso: ad esempio, il tentato attacco a diplomatici israeliani in Georgia a febbraio, le accuse da parte di Teheran verso l'Azerbaijan di aver aiutato Israele nell'organizzare l'uccisione dei propri tecnici nucleari, l'arresto a Baku di circa 22 cittadini azeri e iraniani accusati di collaborare con l'intelligence iraniana e il recente accordo militare tra Israele e Azerbaijan.

Eventi che non a caso coinvolgono questi Stati, e non a caso li mettono in relazione con Iran e Israele. In realtà, lo scontro tra i due paesi è certamente fomentato da moventi politici, ma altrettanto forti sono le motivazioni economiche e strategiche: attraverso il Caucaso passano le traiettorie dei gasdotti che collegano l'Europa ai giacimenti del Mar Caspio (Figura 2).

Un particolare, questo, che non può non coinvolgere Israele e Iran, entrambi sensibili alle questioni collegate ai flussi di idrocarburi che passano nelle viscere della regione, ed entrambi recentemente colpiti da notevoli difficoltà riguardo alle questioni energetiche. Pur con diversi motivi.

Da un lato, l'Iran si trova in piena guerra commerciale con Europa, Stati Uniti e monarchie arabe del Golfo, che tramite sanzioni incrociate stanno cercando di compromettere la sua principale fonte di entrate, il commercio di petrolio (Figura 3). Dall'altro, negli ultimi tempi la situazione si aggrava, quando Teheran decide di sospendere, come rappresaglia, le forniture per diversi paesi europei.

Sebbene il paese stia cercando di orientare le proprie esportazioni verso altre direzioni, certamente la perdita di alcuni tra i suoi più importanti acquirenti è un danno per le casse dello Stato (Figura 4).
Dal canto suo, anche Israele sta affrontando notevoli difficoltà, soprattutto in ambito energetico.
Lo Stato ebraico non ha mai vantato rapporti idilliaci con i vicini arabi e, in seguito agli eventi che lo scorso anno hanno scosso la regione, esso si trova oltremodo isolato.

 

 

Così Israele sta affrontando una querelle con il Libano per lo sfruttamento di nuovi giacimenti di gas e di petrolio scoperti al largo delle coste dei due paesi: principale pomo della discordia è l'enorme giacimento "Leviathan", che si trova a cavallo dei confini delle rispettive zone extraterritoriali di piattaforma continentale (Figura 5).  Se i confini terrestri stessi tra i due paesi sono ancora fonte di contestazione, anche i confini marittimi sono motivo di disaccordo; a maggior ragione, dal momento che la piattaforma sottostante risulta ricca di risorse.

In secondo luogo, Israele si trova impegnato in un braccio di ferro con l'Egitto riguardo alle forniture di gas: dalla caduta di Mubarak, gli attacchi sul Sinai contro i gasdotti che entrano in territorio israeliano si sono fatti sempre più insistenti; così come le frizioni tra gli esponenti dei due Governi, degenerate a fine aprile con l'annuncio da parte di EGAS, la compagnia nazionale egiziana di gas naturale, di voler cancellare definitivamente l'accordo per la fornitura di gas a Israele, che i paesi avevano firmato nel 2005.

Un altro colpo alle forniture di Israele, che tuttavia dalla fine del 2013 potrà iniziare a sfruttare i giacimenti al largo delle proprie coste e tamponare in questo modo la crescita della domanda interna (Figura 6).

L'intreccio di queste dinamiche sembra spingere Israele verso il gas proveniente dal Caucaso. Tuttavia, nella stessa zona l'lran ambisce a creare una propria area di influenza, che garantisca un pieno accesso alle risorse della regione e del Mar Caspio.
In quest'ottica, il recente accordo militare tra Israele e Azerbaijan assume un carattere di fondamentale importanza: non soltanto il paese caucasico si trova al confine con l'Iran, una vera e propria spina nel fianco per Teheran, ma possiede anche il principale giacimento di gas del Mar Caspio, quello di Shah Deniz
(Figura 7); inoltre, è un esportatore di idrocarburi in Israele, da cui importa a sua volta armi e apparecchiature militari.

Sono questi gli ingredienti dello scontro silenzioso di Iran e Israele nel Caucaso meridionale. E mentre gli occhi del mondo sono rivolti a Homs, a Damasco, nelle acque del Golfo e all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, attorno al Mar Caspio la guerra è già cominciata.

                                          Giovanni Andriolo

 

                                                 

                                                                          

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