Da decenni gli USA sono leaders mondiali nelle attività tecnologiche e industriali legate al settore spaziale (Figura 1). All’origine della netta superiorità odierna stanno i progetti lanciati negli anni ’70 (come il programma di navigazione GPS e il sistema di spionaggio Echelon), che chiusero i conti con la concorrenza sovietica ben prima della “seconda guerra fredda” di Reagan.

 La forma di intervento militare caratteristica dell’ultimo ventennio, inagurata dalla Guerra del Golfo del ’91, ha un presupposto essenziale nello sviluppo dei sistemi di informazione satellitare e nell’idea di dominio dello spazio, retaggio degli anni della contrapposizione bipolare. Ma la capacità spaziale, a differenza del passato, non è solo uno strumento di interesse militare o di prestigio politico. Oggi, accanto al mercato istituzionale, esiste una forte domanda commerciale (in particolare telecomunicazioni, TV e navigazione). Un peso economico sempre maggiore rivestono le telecomunicazioni, le funzioni di osservazione della Terra, di monitoraggio ecologico e metereologico, senza dimenticare il campo delle scienze spaziali e dell’esplorazione, con le sue ricadute a livello di software ed elettronica.

 L’industria spaziale propriamente detta, che è parte inscindibile del più vasto settore aerospaziale (Figura 2), si divide in quattro comparti: produzione di satelliti; produzione di lanciatori ed infrastrutture; equipaggiamenti di terra; servizi satellitari (quest’ultimo copre più della metà del volume di affari complessivo a livello mondiale). Tra le prime 10 imprese del settore ben 7 sono americane (Figura 3). La Boeing, leader mondiale nelle attività spaziali, ha in questo campo il 20% del proprio business, e il suo peso nel mercato civile va aumentando grazie ai nuovi piani della NASA. La Lockheed Martin è il maggior protagonista delle attività spaziali militari, con più della metà del proprio giro d’affari concentrato nei satelliti, in particolare nel comparto dei lanciatori e servizi connessi. Per il 2007, l’AIA (Aerospace Industries Association) prevede per l’intero settore un “modesto” aumento del 3%.

Nel 2004 la SEI (Space Exploration Initiative) ha dato nuovo impulso alle attività civili, con un richiamo esplicito, anche ideologico, alla grande stagione delle prime esplorazioni spaziali (sui suoi obiettivi politici si veda la US National Space Policy dell’agosto 2006: http://www.ostp.gov).

Essa mira a conseguire entro il 2020 una presenza continua sulla Luna e a portare l’uomo su Marte. É prevista una chiara divisione dei compiti tra NASA (Esplorazione spaziale, Geoscienza, Microgravità, sistemi di trasporto per il settore civile) e Pentagono (telecomunicazioni, navigazione, osservazione della Terra, sistemi di trasporto legati alle esigenze della sicurezza nazionale). Tra gli obiettivi prioritari della NASA ci sono: il varo di un nuovo Crew Exploration Vehicle (veicolo capace di ospitare l'equipaggio di una missione spaziale) dopo il ritiro dello Shuttle, previsto per il 2010; il completamento della Stazione Spaziale Internazionale; la gestione delle sinergie col settore spaziale commerciale.

Negli USA, a differenza degli altri paesi, l’impiego militare della tecnologia spaziale eguaglia quello civile, copre cioé il 50% dell’intero mercato. Le attuali priorità del Pentagono sono radars e satelliti Early Warning (capaci di rilevare il lancio di armi strategiche), oltre che armi anti-satellitari al laser (AIPAS, Roma, 2004). Un  riconoscimento del ruolo strategico attribuito ai sistemi spaziali nelle funzioni di comando, controllo e intelligence é la creazione della  NIMA (National Imagery and Mapping Agency) nel 1996, un’agenzia istituita con lo scopo di centralizzare l’archiviazione di tutte le immagini acquisite da satelliti militari e civili, finanziando le società americane e straniere che rendono interoperativi i loro sistemi di trattamento dati. Nel 2004 gli investimenti militari americani nello spazio ammontavano a 18,6 miliardi $ (oltre il 90% della spesa militare mondiale in questo settore), lo 0,14% in termini di PIL, a fronte dello 0,13% civile (Figura 4 e Figura 5).

 La militarizzazione del settore spaziale rappresenta ancora oggi l’aspetto qualificante dell’approccio americano, ma non è da escludere che in futuro il ruolo guida venga assunto dal settore commerciale, soprattutto in termini di sfruttamento della tecnologia sviluppata.

                                         Stefano Procacci 

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