Il principale effetto del nuovo ordine economico mondiale è stato finora l'aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime, in parte per le difficoltà a soddisfare una domanda in continua crescita, in parte per le speculazioni finanziarie.

Un caso eclatante è quello della lana, settore nel quale la crescita cinese sta creando problemi sia ai paesi esportatori che agli altri paesi acquirenti, in primis l'Italia dove l'industria tessile ha antiche tradizioni. L'esigenza cinese di soddisfare anche il proprio sterminato mercato interno e di migliorare la qualità dei propri manufatti ha fatto impennare la domanda mondiale di lana, in un momento in cui la produzione è relativamente bassa a causa dei precedenti anni di crisi.

La pecora è stata sicuramente uno dei primi animali ad essere addomesticati e il suo manto è stato forse il primo in assoluto usato come fibra tessile.
Ancora oggi è la fibra animale naturale più usata per le sue caratteristiche uniche e le sue proprietà irraggiungibili  dalle fibre artificiali. E' una fibra "ecologica", sostenibile e biodegradabile, e diecimila anni di uso da parte dell'uomo hanno permesso di adattarla a ogni tipo di esigenza.

La lana offre qualità pratiche insuperabili: è ottenuta dall'allevamento e non in laboratorio e la sua complessa struttura cellulare le permette di respirare naturalmente. Assorbe e rilascia umidità in modo tale da fornire un microclima in grado di adattarsi alle situazioni individuali evitando la sensazione di troppo caldo, essendo l'unico tessuto che mantiene la temperatura corporea più o meno costante. Inoltre, è anche una fibra sicura: un alto contenuto di acqua e azoto la rendono ignifuga e conforme ai regolamenti internazionali in materia senza il bisogno di trattamenti chimici. Assorbe inoltre il carbonio dannoso per la salute presente nell'atmosfera creando un ambiente migliore.

Molte sono le varietà disponibili sul mercato, da quelle super fini come il cashmere a quelle più grezze dal diametro maggiore e di minor qualità.
Le pecore vengono normalmente tosate una volta all'anno, ma in alcuni paesi anche 3 volte, fornendo lana per circa 2,1 milioni di tonnellate annue, secondo stime della FAO.
Circa il 37% della produzione mondiale è classificato come "lana fine", il 22% come "lana media" e il 41% come "lana grezza"; ben i 2/3 della produzione sono utilizzati per i capi di abbigliamento.

Sono almeno un centinaio i paesi nel mondo dediti allo sfruttamento di circa un miliardo di capi di bestiame: i più importanti sono Australia (un quinto del totale), Argentina, Cina, India, Iran, Nuova Zelanda, Russia, Sudafrica, Regno Unito e Uruguay (Figura 1).
La Cina è il primo importatore di lana grezza, seguito dall'Italia. Le vendite totali annue nel mondo si aggirano intorno agli 80 miliardi di Dollari.

Essendo considerata, nel mondo moderno, una fibra di lusso, la lana risente particolarmente delle congiunture economiche come quella attuale e la competizione con le fibre sintetiche costringe il settore a investire in nuove tecnologie per soddisfare le richieste dei consumatori.
Mentre il consumo mondiale di fibre tessili è cresciuto negli ultimi 2 anni (Figura 2), toccando livelli record nel 2010, il consumo di lana è viceversa sceso a causa del calo dell'offerta, conseguenza dei più bassi livelli di produzione degli ultimi 50 anni.
Il declino è stato forte soprattutto nel 2009, il 10% in meno rispetto all'anno precedente, in particolare per quanto riguarda la lana destinata alla confezione di capi d'abbigliamento, mentre la lana destinata alle imbottiture di prodotti tessili ha avuto un calo meno significativo ed è anzi tornata a crescere nel 2010. La lana ha comunque da lungo tempo perso posizioni ed è  attualmente la meno usata fra le principali fibre tessili.

L'IWTO, International Wool Textile Organization, è l'organismo internazionale che rappresenta gli interessi dell'industria e del commercio laniero mondiale. 

 

In quanto tale, tra i suoi soci si annoverano allevatori, commercianti, trasformatori primari, filatori e tessitori di lana e di fibre animali naturali in tutti gli stati membri; inoltre accoglie tutte quelle organizzazioni connesse alla produzione di lana e, in generale, al settore laniero.
L'International Wool Textile Organisation riferisce che la produzione mondiale è scesa dell'1% nel 2010, seguendo un trend già in essere da anni, soprattutto  a causa della contrazione in Australia ( a causa anche di avverse condizioni meteorologiche, con periodi di siccità e poi di alluvioni) e Cina, solo in parte compensata dalla crescita di Nuova Zelanda, Sudafrica e altri paesi.

Le riserve mondiali di lana non sono mai state così basse (Figura 3) e ciò non poteva non tradursi che in un calo delle forniture, tendenza che dovrebbe proseguire ancora nel 2011. L'attenuarsi della crisi economica nel 2010 ha però portato a un sensibile aumento della domanda, soprattutto delle lane più raffinate (fina e superfina - da 19 e 18 micron), con un conseguente aumento dei prezzi di circa il 50% (Figura 4).

Nei primi sei mesi della stagione 2010/11 (la stagione della lana va da Luglio al Giugno successivo) il volume totale della richiesta di lana grezza e semi processata dai 5 principali grandi paesi esportatori (Australia, Nuova Zelanda, Uruguay, Argentina e Sudafrica) è cresciuta infatti del 3%, malgrado i bassi livelli di produzione.

Se nel 2009/10 la domanda era rimasta alta solo in Cina e India, la nuova stagione ha fatto registrare una decisa ripresa nell'Europa occidentale (Italia, Germania e Repubblica Ceca) e in altri paesi asiatici (Figura 5), in previsione evidentemente di un buon andamento degli ordini e delle vendite nella prossima stagione invernale e in conseguenza dei bassi stock europei, mentre è calata la domanda dalla Cina, dove gli stock sono più consistenti e i rifornimenti giungono anche dai paesi ex sovietici.

L'aumento delle esportazioni ha toccato soprattutto l'Australia (+7%), che ha dovuto ricorrere ai suoi stock per soddisfare la domanda; in forte crescita anche Uruguay e Argentina, le quali venivano però da un autentico crollo nella stagione precedente, mentre è in calo il Sudafrica (Figura 6).
I prezzi, come detto, sono quindi in netto rialzo (Figura 7), a causa dell'effetto combinato della forte domanda europea, dovuta anche ai fortissimi rincari del cotone, e dei timori sulla scarsità di produzione e future forniture, fenomeno che dovrebbe protrarsi per diversi mesi e fors'anche per anni.

D'altra parte, gli allevatori che hanno la possibilità di soddisfare la domanda, la sfruttano proprio ora che i prezzi  garantiscono forti guadagni. Questa congiuntura favorevole fa sperare che si possa fermare la conversione dall'allevamento di ovini all'agricoltura in atto in molti Paesi d'origine (in Inghilterra il numero di pecore è sceso del 15% negli ultimi 5 anni, provocando addirittura l'intervento del Principe Carlo con la sua Wool Campaign).

In Italia, per tutto il 2010, la situazione delle lane è stata confusa. Gli allevatori continuano a lamentarsi poiché i prezzi pagati per le loro lane non coprono il costo della tosa; inoltre la lana viene ancora buttata via per non subire anche il costo di smaltimento. Ma, ancora una volta, i 15 - 20 milioni di chili di lana tosati nel 2010 sono stati assorbiti, probabilmente una piccola quantità del totale in Italia e il resto all'estero, facendo tornare un po' di ottimismo in tutto il comparto.

"Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge", ammoniva il Libro di Ezechiele. L'importanza dell'animale biblico per eccellenza sembra dunque attuale ancora oggi, ma facciano attenzione i moderni pastori a pascere il gregge invece di se stessi.

                                                   Luca Deaglio

                                         

                                   

 

                                                                          

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