Nel corso dei secoli l'oro si è sempre più affermato come simbolo di purezza, valore e lealtà, qualificandosi nei momenti di crisi delle Borse come il bene rifugio per eccellenza.

Negli ultimi mesi le quotazioni del metallo giallo sono tornate a far parlare le prime pagine dei giornali, con un susseguirsi di nuovi record.
All'inizio degli anni '70 l'oro valeva meno di 40 dollari l'oncia (un'oncia "troy" è pari a 28,35 grammi), nel 2010 è arrivato fino a superare i 1.250 dollari.
Tuttavia le quotazioni auree non si sono mosse in modo regolare. Addentriamoci quindi in un'analisi più dettagliata, incentrata soprattutto sull'ultimo decennio, dove il valore è salito da 270 a 1.250 $.

Un'analisi di lungo periodo

Ad inizio anni '70 l'oro era scambiato intorno ai 35 $ l'oncia, basti vedere le quotazioni del 1970 con minimi a 34,74 e massimi a 39,19 $.
La crescita degli anni seguenti è invece stata vertiginosa ed in gran parte collegabile alle ricorrenti "crisi energetiche" che determinarono crisi nei mercati, rendendo l'oro sempre più un bene di rifugio.

Nel grafico (Figura 1) è riportata una candela per anno (quando è verde l'apertura è stata minore della chiusura, mentre quando è rossa il primo prezzo dell'anno è stato più alto di quello battuto a San Silvestro) e saltano subito all'occhio le lunghe candele verdi (con prezzo in ascesa) del '72-'73-'74, con l'oro che era passato dai 43,72 $ del gennaio 1972 ai 186,50 del dicembre 1974, quadruplicando il suo valore.
Seguirono alcuni anni di assestamento,  prima di un'ulteriore rottura al rialzo fra il '78 ed il '79 che portò i prezzi del metallo a valori mai toccati prima.
Nel 1979 le quotazioni salirono da 227 $ a 554$ ed anche il 1980 fu nel segno del rialzo.
L'oro veniva  battuto a prezzi vertiginosi, si registrò una massima di 850 $ l'oncia, destinata a rimanere record storico per 28 anni, appunto fino alla crisi del 2007-2008.

Le quotazioni di questi anni furono dettate dalle vicende politiche del periodo, non certamente dall'andamento del settore della gioielleria, la cui domanda registrò un marcato calo (tanto è vero che la domanda nel comparto gioielleria tornerà ai livelli del 1978 soltanto nel 1984).
Pesò l'invasione sovietica dell'Afghanistan ed il 21 gennaio l'oro siglò il suo record storico a 850 $ l'oncia. A metà marzo, con una situazione politica più stabile, era invece scambiato a 481,50 $: le quotazioni in meno di quaranta sedute avevano perso il 43%.

Fra il 1981 ed il 1985 il prezzo dell'oro continuò a scendere (vale la pena segnalare i 95 $/oncia persi in una sola settimana nel febbraio 1983).
Nel 1985 le quotazioni restarono ingabbiate fra i 284 ed i 340 $ l'oncia per l'intero anno.
Nella seconda metà degli anni '80 le quotazioni recuperarono i  400 $/oncia, (la massima è nell'87 a 502$) per poi incamminarsi in una lenta discesa, individuabile dal 1989 fino all'inizio del nuovo millennio.

Prima di entrare nell'analisi dell'ultimo decennio (Figura 2) è utile introdurre qualche accenno di analisi tecnica.
Oltre all'analisi vera e propria del mercato dell'oro (basata su vari indicatori, dalla quantità di oro estratto alla domanda di oro privata e pubblica, alla quantità di oro immessa sul mercato dalle banche centrali) è sempre più utilizzata l'analisi tecnica, strumento di previsione dell'andamento dei prezzi basato sullo studio delle candele giapponesi.
Con un rapido esame possiamo vedere che la barriera dei 500$/oncia  ha retto per ben due volte (max '83 a 509, max '87 a 502), mentre in area 300 $ si è creato un valido supporto, capace di tenere dal 1890 al 1998.

Il trend di lungo periodo è ribassista, unendo i massimi (dei body, cioè considerando soltanto apertura e chiusure, una candela all'anno) del 1980, 1987 e 1994 otteniamo la fascia superiore del trend ribassista, dove le quotazioni impattavano. Questa tendenza ribassista viene chiaramente rotta nel 2002, quando le quotazioni riprendono a salire con forza.

 

 

Gli anni Duemila, la corsa all'oro riparte

La situazione politica ed economica di inizio millennio è radicalmente cambiata.
Dopo lunghi anni di “toro” le borse iniziano a segnare la crisi, scoppia la bolla dell’e-economy, alcuni scandali scuotono l’economia mondiale (Enron, Parmalat), i fatti dell’11 settembre 2001 scuotono il mondo e la finanza.

Riparte la corsa all’oro, da sempre bene di rifugio nei momenti di crisi delle Borse. La crescita dei prezzi dell’oro è fin da subito decisa. Nel 2002 le quotazioni erano sempre state sotto i 300$ (293$ la massima), a fine 2003 il metallo giallo è già scambiato sopra i 400$ ed due anni più tardi cade anche la barriera dei 500 $ (Figura 3).

La scalata dell’oro trova nuova e poderosa forza con la crisi dei subprime del 2007.
L’unico momento (significativo) in cui i prezzi dell’oro scendono nell’ultimo decennio si ha nel 2008, più che per il placarsi della crisi, per l’avvicinarsi della soglia psicologica dei 1000$ all’oncia.
I prezzi scendono ed a novembre 2008 per un’oncia sono sufficienti poco più di 700 $ (in quest’area le quotazioni rimbalzano sui massimi del 2006).

Da questo punto in poi è un’impennata unica: l’oro impiega un solo trimestre per riaffacciarsi in prossimità dei 1.000$/oncia e dopo un primo tentennamento (in area di un doppio massimo secondo l’analisi tecnica) la seconda metà del 2009 è tutta sopra l’area dei 1.000$.

Nell’autunno 2009 l’oro è scambiato sopra i 1.200 $, prima di una correzione dovuta in parte a realizzi ed in parte alle vicende dell’India, dove la “crisi dei monsoni” è andata ad intaccare la domanda d’oro del primo paese per quanto riguarda la domanda individuale. (Figura 4).

Ad inizio 2010 le quotazioni trovano appiglio in area appena inferiore ai 1.100 $, dove si è formato un triplo minimo (seppur non molto nitido) che definisce la ripartenza verso nuovi record.

In area 1.230 $ la resistenza si fa sentire, tuttavia questa volta non ha la forza di fermare la corsa dell’oro (Figura 5), che rompe anche i 1.250 $, tutto ciò mentre l’euro si è deprezzato rispetto alla valuta statunitense, rendendo per noi europei più amplificata l’ascesa delle quotazioni dell’oro.

Nelle ultime settimane i prezzi dell’oro sono scesi fino a toccare minimi in area 1.160 $ (nella fascia bassa del canale rialzista che dura dal dicembre 2008, con minimi sempre crescenti) per poi recuperare i 1.230 $ a fine agosto.
Il trend rimane rialzista e tale impostazione potrà essere messa in discussione soltanto con una discesa dei prezzi al di sotto dei 1.150 $ (con eventuale target primo in area 1.050 $).

In conclusione cerchiamo di analizzare le cause dell’impennata dei prezzi registrata nel primo semestre 2010.

Nel contesto attuale le banche hanno perso parte della loro credibilità e non paiono più sicure ed al di sopra di ogni rischio agli occhi dell’investitore.

E’ inoltre scesa la fiducia nell’euro (alle prese con i problemi della Grecia e di quelli potenziali di Portogallo, Spagna e degli altri PIGS), ha perso credibilità anche il dollaro così come l’economia statunitense, non va meglio per la sterlina, con l’Inghilterra che oltre a dover fronteggiare i problemi dell’economia interna si trova ora l’ulteriore peso di un governo debole.

Infine per quanto riguarda lo yen (vicino ai suoi massimi) pesa il tasso di interesse quasi pari a zero, che rende la moneta poco appetibile.

E’ in questo scenario, di estrema incertezza, che si deve collocare la corsa all’oro del 2010.

                                 Carlo Alberto De Casa

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