La globalizzazione dei mercati favorisce non solo lo scambio di merci e servizi ma anche quello di informazioni, know how tecnologico, scienziati e ricercatori, ossia dei “cervelli” dell’umanità.  Il rapido sviluppo della conoscenza è infatti divenuto una delle colonne portanti di un’economia mondiale sempre più integrata; di qui deriva la necessità di investire in Ricerca e Sviluppo (R&S) per rimanere competitivi e sostenere la crescita economica.

Non fa quindi meraviglia che le attività di (R&S) si siano intensificate ovunque a partire dagli anni Novanta; i paesi che realmente contano a livello mondiale in termini di investimenti e quote di mercato sono però concentrati in aree ben definite (Figura 1). Nel 2000 la spesa congiunta in R&S di Nord America, Europa, e Asia (ma soprattutto Asia Orientale e Meridionale) rappresenta più del 95% del totale mondiale; fatti salvi casi particolari come quello del Brasile - che da solo incide sul bilancio delle spese in R&S del Sud America per più del 60% - il Sud del mondo appare tagliato fuori dal circuito internazionale di creazione della conoscenza.

Più in dettaglio, volendo stilare una classifica dei singoli paesi per spesa in  R&S, tra il 1991 al 2003 si trovano saldamente ai primi posti in classifica gli Stati Uniti, da sempre leader indiscussi, e il Giappone,  ma quest’ultimo è sopravanzato dall’Unione Europea nel suo complesso (Figura 2). I paesi dell’Unione Europea (a quindici membri nelle statistiche qui riportate), che singolarmente non potrebbero competere con gli Stati Uniti, rappresentano insieme la seconda potenza mondiale per spese in R&S. Sempre in termini di volumi di spesa, la Germania, che fino al 2000 occupava la terza posizione in classifica, ha ceduto il posto alla Cina, che a giudicare dai suoi crescenti e massicci investimenti in R&S, arriverà presto ad insidiare lo stesso Giappone.
Tutto questo per quanto riguarda la quantità. E la qualità? Un importante indicatore dell’efficacia degli investimenti in R&S è il numero di articoli tecnico-scientifici pubblicati su riviste di rilevanza internazionale (Figura 3).

Nonostante i notevoli investimenti effettuati in R&S, dal 1998 gli Stati Uniti sono stati sopravanzati dall’Unione Europea, mentre l’area asiatica si conferma in forte crescita anche se ancora lontana dai livelli europei e americani. Nell’arco di quattordici anni, infatti, il numero di articoli scientifici ha registrato un incremento del 50% in Giappone e di addirittura otto volte negli altri paesi dell’area (Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Taiwan e Tailandia).

Spesso il processo di attribuzione degli articoli al paese di provenienza delle istituzioni che li hanno prodotti non così è immediato come può apparire dai dati presentati in precedenza. La disponibilità di strumenti di comunicazione sempre più sofisticati permette infatti a ricercatori geograficamente distanti tra loro di interagire e sviluppare progetti comuni senza la necessità di una contiguità fisica. Il numero di articoli tecnico-scientifici che sono frutto di collaborazioni internazionali è aumentato significativamente negli ultimi anni (Figura 4). L’elevata quota di questi articoli nell’Unione Europea, pari al 35,6% nel 2003, è però in parte imputabile a collaborazioni tra paesi membri; correggendo sommariamente per questo fattore, si può affermare che la percentuale di collaborazioni sia ormai ovunque attestata tra il 20 e il 25 per cento del totale.

In un mondo dove le  barriere alla libera circolazione delle informazioni e della conoscenza si sono ridotte sempre più – e in cui ormai il “costo della distanza” è quasi pari a zero - la capacità di mantenere la supremazia scientifica e tecnologica dipenderà molto dall’abilità dei singoli paesi (o gruppi di paesi) di istruire, attrarre e persuadere a restare i “cervelli”, ossia gli scienziati e i ricercatori di altri paesi; è questo un terreno su cui i paesi industrializzati si trovano già oggi a competere, non sempre in modo vincente, con i più determinati paesi emergenti. E in questa competizione l’Italia non figura molto bene.

                                                 Anna Lo Prete 

Commenti

Comments are now closed for this entry