La Storia racconta che i Russi riuscirono a sconfiggere gli invasori (Napoleone ed Hitler su tutti) ritirandosi all'interno delle steppe e lasciando che gli avversari fossero piegati dal "Generale Inverno".

La querelle fra Mosca e Kiev sul tema del gas naturale, scoppiata proprio a cavallo del capodanno 2009, vede invece i russi utilizzare il "Generale Inverno" in fase di attacco. E' un attacco diplomatico, di politica internazionale, non militare, ma pur sempre un attacco.
Poiché nella vicenda l'antagonista dei Russi è l'Ucraina, viene da concludere che l'attacco moscovita sia rivolto a Kiev. Non è così, o meglio non è solo così. Naturalmente i rapporti Russia-Ucraina sono da tempo appesanatiti anche dal fatto che l'Ucraina, come la Georgia, è in procinto di far parte della NATO , indipendentemente (e non al seguito) dalla Russia e ciò non fa gioire i governanti di Mosca.

In effetti l'orso russo ha mostrato i muscoli e fatto la faccia brutta verso il suo vicino ex sovietico. Tuttavia Mosca si è perfettamente adeguata al detto popolare "dire a nuora perchè suocera intenda"...in sostanza Mosca sta facendo provare all'Europa che è in grado di dominarla sul piano del rifornimenti di gas, vitale in un inverno così freddo e nevoso come l'attuale.

Ricapitoliamo la cronaca della querelle Mosca-Kiev. Per imposizione dell'allora governo sovietico sono ben quattro i gasdotti che, trasportando gas russo, attraversano il territorio ucraino diretti verso l'Europa (Figura 1). In "cambio" di tale favore, fin dall'epoca sovietica, Mosca rifornisce Kiev di gas a prezzi scontati. Da qualche anno, periodicamente, la Russia cerca di rivedere l'accordo, alzando il prezzo verso i livelli di mercato.
Kiev aveva accumulato un ingente debito sulle forniture di tale risorsa (circa 600 ml di euro) e, irritata per le richieste moscovite, minacciava di non ottemperare al pagamento.

La reazione russa è stata proprio come la zampata di un orso: interruzione immediata delle forniture ai vicini ucraini. Kiev ha risposto ostacolando il passaggio di gas russo verso l'Europa, o meglio cercando di appropriarsene, per cui Mosca (alias Putin, sempre più "zar" nell'unilateralità con la quale assume le decisioni in nome della Russia...) ha ridotto fortemente il flusso in uscita dal territorio russo.

Tutta l'Europa orientale è piombata in un'improvvisa crisi di ipotermia. Dalla Turchia, alla Romania, all'Ungheria fino alla Slovacchia, i termosifoni delle abitazioni sono stati abbassati a 16 gradi centigradi. Alcune unita industriali, come lo stabilimento Skoda in Slovacchia, hanno interrotto l'attività.
Il panico si è immediatamente diffuso anche nell'agiata Europa occidentale, sconquassata da tempeste di neve che non si registravano da vent'anni.
Dal novembre scorso l''Italia settentrionale ha contabilizzato circa 200 ore di nevicate, contro le 30 del 2007. Immediatamente sono balzati alla ribalta dei media i fautori delle teorie che ipotizzano nuove ere glaciali, magari ridotte, ma pur sempre glaciali.

Insomma, la prospettiva di battere i denti dentro casa propria ha toccato nel profondo le popolazioni dell'Europa occidentale. Ecco che Bruxelles si è immediatamente affrettata a proporsi come mediatore fra Mosca e Kiev per far riequilibrare la loro disputa e ritornare al "normale" flusso di fornitura del gas russo verso l'Occidente.


E' chiaro quindi che la partita si chiuderà con una vittoria diplomatica della Russia nei confronti dell'Unione Europea. Si tratta solo di un assaggio delle "morsa energetica" che Putin evidentemente sta portando avanti da tempo. Due sono le leve delle tenaglie russe sul tema energetico:  il gas e l'eventuale coinvolgimento nell'Opec del petrolio (il greggio è immediatamente balzato verso quota 50, salvo stornare, a fronte del rischio di interruzione della fornitura di gas).

Ma la domanda di fondo, che interessa anche gli economisti e non solo gli appassionati di politica internazionale, si configura in questi termini: davvero l'Europa Occidentale è soggetta al ricatto russo sul gas? 

Per rispondere utilizziamo dati provenienti dalla BP Statistical Rewiew of World Energy : il grafico di Figura 2 sottolinea che le forniture russe coprono il 25% del fabbisogno EU, cioè un quarto del totale, che non è poco. Tuttavia l'Unione Europea è autosufficiente per il 40% cui si deve aggiungere il quasi 17% proveniente dalla Norvegia. Infine si nota che le forniture in arrivo da Libia e Qatar (terzo produttore mondiale di gas) si aggirano sull'1% e hanno quindi un notevole potenziale di crescita (in sostituzione all'eventuale mancato arrivo d gas russo): Analogamente l'Iran (altro importante produttore mondiale di gas) potrebbe essere coinvolto, visto che non lo è. Il problema è che per far arrivare il gas occorre costruire i gasdotti, che non si completano dall'oggi al domani.
Inoltre la Russia sta astutamente giocando d'anticipo, puntando a creare con Iran e Qatar un cartello del gas sulla falsariga dell'Opec petrolifero.

Che dire dell'Italia? Dobbiamo correre a procurarci piumini, plaid e maglioni d'angora? Le autorità ministeriali ed altre figure di rilievo (es: i top manager dell'ENI) si sono affrettati a rassicurare la popolazione sul fatto che le nostre riserve sono sufficienti a superare l'inverno.
Al di là di tali proclami, è vero che
(Figura 3) le forniture italiane di gas dipendono per il 33% dalla Russia (contro la già vista percentuale del 25% che l'EU importa da Mosca). Tuttavia, a differenza dell'EU, l'Italia (anche per vicinanza geografica) può contare su un maggior flusso di import dall'Algeria (30% contro l'11% comunitario) e, soprattutto, dalla Libia (12,5% contro l'1%). Completa il quadro dell'import italiano l'importante flusso (20,5%) che, proveniente dall'Olanda e dalla Norvegia, sconfina in Italia al Passo del Gries (in Piemonte ).

Questa "saggia" diversificazione dei fornitori permette all'Italia di ipotizzare il superamento dell'inverno con minor apprensione sia dei Paesi dell'Est europeo (dipendenti quasi per intero dal gas russo) sia dell'area Centro europea (Germania, etc), il cui peso della fornitura russa è determinante. Inoltre, secondo le ultime rilevazioni, lo stoccaggio di riserve italiane (Figura 4) risulta decisamente superiore a quello degli altri Paesi comunitari.

Tuttavia, spigolando fra le righe del problema, si giunge ad individuare un dettaglio tecnico, che potrebbe mettere in crisi anche l'Italia, in un quadro di protratto azzeramento del flusso proveniente dalla Russia. Si tratta di questo: al momento dello stoccaggio delle riserve, il gas viene immesso ad alta pressione nei depositi sotterranei. La pressione non può scendere sotto determinati livelli oggettivi, altrimenti il deposito, ancorché non vuoto, non è utilizzabile. In pratica non sono immediatamente utilizzabili gli interi stock di riserve: se il livello in un deposito scende, alleggerendo la pressione, il rimanente gas non è utilizzabile. Occorre attendere che il deposito sia di nuovo riempito a tal punto che la pressione può tornare sopra il livello di utilizzo.
La Figura 5 evidenzia che, man mano che lo stock totale diminuisce, il massimo giornaliero utilizzabile scende a sua volta.

Il punto sulle forniture non riguarda tanto il calore delle nostre abitazioni civili, quanto il rischio che il clima di austerity energetico possa condizionare l'economia reale, già in difficoltà per la recessione.
La Figura 6, infatti,  conferma che la domanda di gas da parte del settore industriale pesa per il 20% circa (sul totale nazionale), percentuale da non sottovalutare. E' vero che la domanda per uso residenziale (riscaldamento) pesa per il 30-35%. È vero che secondo le attuali proiezioni fino al 2020 il maggior aumento sarà registrato dall'uso di gas a fini termoelettrici (in sostituzione dell'uso del petrolio). Ma in termini di minor riscaldamento abitativo, possiamo reagire mettendoci un maglione. Se viene meno l'energia che muove gli impianti produttivi, il rimedio non è mettersi un maglione in più….

Per questi motivi, anche l'Italia, nonostante la differenziazione dei fornitori e l'invidiabile ammontare assoluto delle attuali riserve, è interessata al buon esito della trattativa fra Russia e Ucraina, che proprio in queste ultime ore dovrebbero aver firmato un accordo definitivo sul transito e sulla compravendita del metano russo per il periodo 2009-2012.

                                                 Carlo Crovella

Commenti

Comments are now closed for this entry