In queste settimane, i mezzi di informazione e la politica hanno rivolto l'attenzione verso l'ennesima guerra del gas fra Russia e Ucraina.
Molto spesso i mass media si concentrano sull'aspetto politico della questione, assegnando ai due governi i ruoli di  personaggi principali della vicenda.

Certamente, quando si parla di questioni così delicate, gli esecutivi fanno sentire eccome il loro peso in sede di contrattazioni commerciali, ma nell'analisi di tutta questa situazione non si prende abbastanza in considerazione un personaggio importante: Gazprom.
Molti fanno l'errore di identificare la Gazprom con il governo russo; certamente è una società a capitale pubblico dalla quale proviene l'attuale presidente Medvedev, ma resta pur sempre una società per azioni e non un Ministero per le politiche energetiche.

Il passaggio avvenne nel novembre del 1992, quando, da Soviet del Gas Russo, si passò alla creazione di una società pubblica Spa ("Otkrytoe Akzionernoe Obshestvo" in russo = Società ad Azionariato Aperto).
Inoltre, dopo la privatizzazione del 1994, il 60% del capitale fu venduto a soggetti privati (Figura 1); questo fatto ha avuto sicuramente influenza sullo stile di direzione della società.

A questo punto, proviamo ad analizzare le varie crisi del gas susseguitesi negli anni, esclusivamente dal punto di vista economico della vicenda:

1) Già durante tutti gli anni novanta, la Gazprom interruppe le forniture di gas verso l'Ucraina a causa del mancato pagamento del debito sulle forniture di $ 2,8 miliardi (precisamente nel '92, '93, '94, '98 e '99).

2) 2005/2006: la crisi incomiciò nel marzo del 2005 quando la Gazprom annunciò che l'Ucraina, dal 2006, avrebbe pagato il gas $ 160 per 1000 m³ (allora ne pagava circa $ 50). Osservando la Figura 2, si nota che proprio in coincidenza del primo annuncio, le azioni Gazprom incominciarono a salire di prezzo, mantenendo questa tendenza per tutto il 2005. Gli azionisti reagirono all'annuncio, ma, quando agli inizi di gennaio il prezzo alla  fine concordato fu di soli  95 dollari (grazie a un complicato sistema di compensazioni), le azioni della società subirono un periodo di stagnazione; questo quindi può far pensare che molti degli annunci del management della società, più che avere una valenza politica, hanno avuto motivi ben più concreti e di breve termine (non bisogna dimenticare che tutto il management della Gazprom è in possesso di consistenti quote della società).

 

3) La dimostrazione dell'assenza di moventi politici in questi tipi di conflitti può essere rappresentata dalla crisi del gas del 2006/2007, la quale coinvolse la Gazprom e la Bielorussia.

Lukashenko, presidente della Bielorussia, filorusso, russofono, conservatore e antieuropeista, all'inizio rifiutò ogni ipotesi di innalzamento del prezzo del gas (allora a $ 46 per 1000 m³), mentre poi accettò un rialzo del prezzo sino a $ 100 (anche se le richieste iniziali erano di oltre $ 200) e la vendita a Gazprom del 50% delle azioni del fornitore di gas nazionale Beltransgaz.

4) Le ultime due crisi fra Gazprom e l'Ucraina, cioè quella del 2007/2008 e quella odierna, hanno gli stessi motivi economici di fondo: il pesante debito sulle forniture che grava sulle spalle dell'Ucraina; con la differenza che in quest'ultima crisi la Gazprom appare aver assunto una strategia molto più aggressiva rispetto all'anno prima.

Ciò non è dovuto a ragioni politiche o, per lo meno, non sembrano essere questi i motivi principali, i quali, come spesso accade, hanno radici ben più pragmatiche: guardando la Figura 3, si nota come le azioni della Gazprom, a causa della crisi finanziaria, hanno subito in soli 6 mesi una perdita di circa il 70% del loro valore.

L'esigenza di un rientro dei crediti concessi appare quindi molto più urgente di quanto appariva un anno fa.
Un generale deterioramento della situazione finanziaria della Gazprom può essere osservato nella Figura 4, che mostra alcuni dati presi dai bilanci annuali e trimestrali della compagnia.
Avanzando l'ipotesi che la Gazprom, in seguito alla depressione economica e in seguito al mancato ricavato da crediti pregressi, dovesse entrare in un periodo di forte crisi strutturale, ne risentirebbe la stessa Russia, visto che:

1) Il fatturato della Gazprom equivale a quasi il 6% del PIL russo.

2) Per la compagnia lavorano 450 000 persone.

3) Le tasse sugli utili pagate dalla Gazprom rappresentano circa il 25% di tutte le entrate dello Stato dalla tassazione sulle persone giuridiche.

Si può concludere che, se vogliamo, le crisi ripetutesi in questi anni sono dovute prevalentemente a volontà di speculazioni borsistiche, aumento dei margini operativi e necessità di risanamento finanziario di una società che incomicia a dare i primi segni di debolezza strutturale.

                                                      Alan Vartuli

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