Ciò che leggiamo dice molto su chi siamo o su chi vorremmo essere.
Tracciare una mappa del mercato mondiale dell'editoria non può certo fornire un'analisi esaustiva di un tema così complesso, ma può offrire indicazioni sulle tendenze in atto e sulla comunità di lettori che si sta formando a livello globale.

Secondo l'International Publishers Association, il mercato mondiale dell'editoria all'inizio di questo decennio vale circa 105 miliardi di euro (Figura 1). Un terzo di questo valore è racchiuso nel solo mercato americano, seguito a distanza dal mercato cinese, in rapido sviluppo. Nelle prime dieci posizioni si trovano anche il Giappone e le cinque economie più importanti dell'Unione Europea. L'India, che al momento occupa la decima posizione, è il mercato emergente al quale gli operatori del settore guardano con più interesse: sulla base di dati parziali, che consentono una stima per difetto, la Nielsen (società che elabora informazioni sui gusti e sulle abitudini dei consumatori) ha calcolato che nella sola prima metà del 2011 il suo valore sia aumentato del 40%.

L'UNESCO ritiene che analizzare il numero e il tipo di libri pubblicati in un paese in un anno possa fornire indicazioni sullo standard di vita, il livello d'istruzione, la consapevolezza di se stessi. Osservando i venti paesi nella Figura 1, che rappresentano l'87 per cento del valore del mercato dell'editoria e il 57 per cento della popolazione mondiale, si nota l'assenza di paesi appartenenti al continente africano.
Tra i paesi in via di sviluppo, accanto ai quattro BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), appaiono la Turchia e la Corea del Sud.

Passando dal lato dei consumi a quello della produzione (Figura 2 e Figura 3), analizziamo l'elenco delle cinquanta più grandi case editrici a livello mondiale.
Se si considera l'area geografica di provenienza delle società che possiedono queste case editrici (Figura 4), i paesi anglosassoni contano per quasi la metà dei ricavi del gruppo considerato; l'Europa continentale per un terzo, a cui si aggiunge un 4 per cento dei paesi Scandinavi; il Giappone per il 10 per cento. Quel che resta è suddiviso tra Corea del Sud, Brasile, Singapore, Cina e Russia.

Scendendo più nel dettaglio (Figura 5), nelle prime otto posizioni si trovano i sette paesi avanzati che formavano il G7. Di questi, il Regno Unito, patria di colossi quali Pearson, Informa, Oxford University Press e (in parte) Reed Elsevier, ha il miglior rapporto tra quota dei ricavi e numero di case editrici. Un grande assente è l'India, un mercato giovane, che al momento conta tanti piccoli produttori nazionali, ma che in compenso vede la presenza di molte case editrici straniere, che, attirate dalle sue potenzialità, hanno aperto o pianificano di aprire succursali nel paese.

Finora si è parlato di consumo e produzione senza analizzare la natura dell'oggetto di scambio, il libro.
Il mercato dell'editoria sta vivendo un periodo di forte rinnovamento, sotto la spinta di innovazioni che provengono dal mondo della tecnologia e da quello dell'informazione. Nell'ultimo decennio si è assistito alla trasformazione dei libri da oggetti cartacei a file che possono essere caricati su supporti fisici che ne permettono la lettura in forma di e-book, e la cui diffusione e commercializzazione passano attraverso la rete.

 

I dati sulla diffusione degli e-book sono ancora parziali. Come mostra la Figura 6, negli Stati Uniti d'America e nel Regno Unito i libri elettronici rappresentano già oggi un'importante quota di mercato.
E in paesi come l'Italia, la vendita di supporti alla lettura degli e-book (e-reader e tablet) fa pensare che il mercato si svilupperà rapidamente nel prossimo futuro. Nei mercati del Brasile e del Sud Est asiatico, che non appaiono in figura, la scarsa disponibilità di dati rende invece al momento difficile fare un bilancio.

Di certo, un'informazione sempre più globale e rapida nel diffondersi sta favorendo la creazione di una comunità globale di lettori, e non solo.
Al giorno d'oggi capita che libri che nascono su internet, come storie originali o come fan-fiction, si guadagnino il favore di un pubblico potenzialmente immenso, grazie al passaparola, e si trasformino in casi editoriali eccezionali, in grado di vendere decine di milioni di copie in un anno. Un caso su tutti, la trilogia di E.L. James, che scritta nel 2011-12 ha già venduto 65 milioni di copie nel mondo.

Non sono fenomeni trascurabili: internet si sta rivelando uno strumento in grado di scardinare i normali canali di produzione di un libro, che vedevano in passato un editore impegnarsi con uno scrittore, per poi promuoverne e distribuirne il lavoro. Queste innovazioni se da un lato rendono più democratico (e, a detta di alcuni, qualitativamente discutibile) il prodotto, dall'altro permettono un allargamento del mercato di riferimento ben oltre i confini nazionali, e spesso anche oltre i confini linguistici.

La Figura 7 riporta alcuni dati relativi ai 45 libri, e alle 58 serie di libri, scritti dopo la metà dell'Ottocento, che hanno venduto più di 30 milioni di copie.
La maggior parte è stata scritta originariamente in lingua inglese, ed è narrativa per adulti o per bambini.
La quota significativa di opere recenti (almeno un libro e una serie su dieci sono stati scritti nel nuovo millennio) rispecchia una maggiore velocità di diffusione e condivisione; sono libri che in poco più di un decennio hanno raggiunto volumi di vendita paragonabili se non superiori a quelli di opere sul mercato da molto più tempo.

Tra i best-sellers considerati, i due titoli italiani che appaiono nella prima classifica sono un romanzo, "Il nome della rosa" di Umberto Eco (50 milioni di copie vendute), e una favola, "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi (35 milioni di copie vendute).
Mentre non ci sono autori nostrani nella classifica delle serie di libri più venduti, forse a conferma di una certa difficoltà, da parte degli editori e degli autori italiani, a pensare al libro come a un prodotto da vendere su scala mondiale.

In questo, come in altri settori industriali, collocarsi in nicchie di mercato potrebbe non rivelarsi la scelta vincente.
E non è necessariamente sinonimo di elevati standard qualitativi.
Piuttosto, l'allargarsi della base di lettori potrebbe essere un'occasione per ridimensionare la dicotomia tra quantità e qualità, a patto di saper scrivere opere di respiro cosmopolita.

                                                 Anna Lo Prete

 

                                           

 

                                                 

                                                                          

Commenti