Ecco come funziona

I dati dell'ultimo Rapporto Triennale sul mercato delle valute e dei derivati ,The Triennal Survey, redatto nel 2010 dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, hanno quantificato il turnover complessivo del mercato delle valute (Figura 1) intorno ai quattro mila miliardi di dollari al giorno.

Le cifre in questione sono soltanto stime, in quanto questo tipo di mercato è "Over The Counter" (dall'inglese: "sopra la scrivania", cioè al di fuori dei circuiti tradizionali borsistici), tuttavia il trend di crescita del settore è facilmente individuabile.

Il mercato delle valute, comunemente definito dagli operatori come Forex Market, abbreviazione di "Foreign Exchange", trova le sue origini nei primi anni '70, quando cessarono di esistere i cambi fissi in seguito alla fine degli accordi di Bretton Woods, stabiliti per regolare le relazioni finanziarie e commerciali fra paesi.
Con la fine del Bretton Wood Agreement venne meno la convertibilità del dollaro in oro e già dal 1972 al "Chicago Mercantile Exchange" furono introdotti i primi derivati relativi al Forex (si trattava di Futures contracts).

Il boom vero e proprio lo si ebbe pero' a partire dagli anni Novanta,  grazie alla telematizzazione di un'ampia parte delle transazioni.
Il trend di crescita dei volumi del Forex è proseguito fino ai giorni nostri: se a metà degli anni Novanta il totale delle transazioni del Forex era intorno ai 1.000 miliardi di dollari giornalieri, dieci anni piu' tardi la cifra era prossima ai 2.000 miliardi, per poi raggiungere i 3.000 miliardi nel 2007 ed i 4.000 nel 2010 (Figura 2).

Analizziamo rapidamente quelle che sono le caratteristiche di questo mercato ed il suo funzionamento basilare.
Innanzitutto si tratta del mercato piu' grande al mondo, con volumi elevatissimi (basta rapportare i 4.000 miliardi del Forex con i poco piu' di 300 miliardi di dollari che passano ogni giorno sui buoni del tesoro Usa o con i 1.000 miliardi scambiati quotidianamente sull'azionariato Usa).

Il mercato valutario è inoltre il mercato più liquido al mondo, chi desidera operare nelle valute troverà sempre una controparte disposta a concludere la transazione.
Altra caratteristica fondamentale di questo mercato è l'apertura degli scambi 24 ore al giorno, dalla domenica sera alle 23:00 del venerdì. Tramite i fusi orari gli scambi avvengono no stop sulle varie piazze finanziarie: si parte la domenica sera a Sidney, per poi proseguire sulle piazze asiatiche, quando queste chiudono sono ormai aperte le borse europee, prima Francoforte, Zurigo, Milano e Parigi, seguite un'ora dopo da Londra e Dublino. Nella serata europea è l'America a concludere la giornata di borsa, quando ormai Sidney si prepara all'opening bells, la campanella che dà avvio alle contrattazioni.

Un ulteriore aspetto da prendere in considerazione è la leva finanziaria. L'utilizzo del "leverage" permette agli operatori di muovere cifre molto più elevate del capitale iniziale, andando a incrementare profitti e perdite (profit & loss) degli investitori.
La leva è senz'altro un'arma a doppio taglio, soprattutto per i piccoli investitori, spesso non consapevoli dei rischi che essa comporta.
Da un lato offre la possibilità di ottenere maggiori profitti, dall'altro, se il mercato si muove nella direzione opposta a quella prevista, di incorrere in consistenti perdite, che talvolta possono arrivare a superare il capitale iniziale.

 

Il forte decentramento geografico e l'altissimo numero di operatori che vi prendono parte sono altri due punti chiave del Forex. I volumi più elevati sono mossi dalle Banche Centrali  e dalle maggiori Investment Banks, che rappresentano gli attori fondamentali di questo mercato (Figura 3).

Nelle prime quattro posizioni troviamo quattro grandi banche di altrettante nazioni, a conferma di quanto questo mercato sia globale. Guida la lista il colosso tedesco Deutsche Bank, con il 15.6%, seguito dall'inglese Barclays Capital, che si ferma appena sopra il 10%, con una percentuale simile a quella dell'elvetica UBS. Quarta e quinta posizione per due americane: Citi e JP Morgan (Figura 4).

La parte centrale di queste transazioni è concentrata su Londra, che raccoglie il 36.7% dei movimenti complessivi (dati 2010, a fronte del 34% del 2007), arrivando quasi a doppiare gli Stati Uniti, fermi poco sotto il 20%.
Si stima che circa l'85- 90% del totale delle transazioni che avvengono sul mercati valutario siano di tipo speculativo, cioè mirino ad ottenere profitti dalle fluttuazioni dei tassi di cambio.

Nel mercato del Forex non si scambia mai una valuta da sola (Figura 5), ma si lavora su coppie di valute, acquistando una valuta ed entrando contemporaneamente short o al ribasso su un'altra (cioè effettuando un'operazione di vendita).
Per esempio aprire una posizione LONG (rialzista) sul cross euro sterlina significherà comprare euro e vendere sterline (per questo si parla di coppie di valute, in inglese curriency pairs), viceversa se l'investitore ritiene che il pound inglese si rafforzerà nei confronti dell'euro aprirebbe una posizione SHORT su euro sterlina (vendendo euro e comprando contemporaneamente sterline).

Attualmente la valuta più scambiata è il dollaro, presente nel 42% del totale delle transazioni, seguito dall'euro (intorno al 20%), dallo yen (poco meno del 10%) e dalla sterlina inglese (6.5%).
Queste 4 valute coprono circa il 78% degli scambi, che sale all'87.6% se includiamo dollaro australiano, dollaro canadese e franco svizzero.
Sarà interessante analizzare i dati del prossimo rapporto triennale, in arrivo fra meno di un anno, da cui si potrà capire quanto già pesino sul totale degli scambi le valute dei paesi emergenti.

Su questo tema vale la pena ricordare che dal 1° Giugno 2012 Cina e Giappone sono passate a regolare le loro transazioni in yuan e yen, evitando così la negoziazione diretta con il dollaro, per creare una maggiore cooperazione finanziaria fra i due paesi, diminuendo la dipendenza dal biglietto verde.
La notizia è passata quasi inosservata, sfuggendo a molti operatori, ma è facile pensare che nel medio periodo avrà un certo impatto sui mercati, andando ad alleggerire la percentuali di transazioni in dollari. Inoltre nel lungo termine questo accordo puo' essere visto come un passo fondamentale per il libero scambio della valuta cinese.

Nell'attesa di vedere quanto capiterà all'euro ed all'Eurozona, il rapporto 2013 permetterà quindi di valutare se dollaro, euro e sterlina riusciranno a mantenere la loro centralità oppure se i problemi relativi alle rispettive economie andranno a ridimensionare il peso di queste monete anche sul mercato valutario.

                                Carlo Alberto De Casa

                                   In collaborazione con 

borse

                                        

 

                                                 

                                                                          

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