Le navi che ogni anno solcano i mari trasportando merci e persone garantiscono l'80% degli scambi commerciali mondiali.
A livello europeo, il trasporto marittimo cosiddetto a "corto raggio" (tra porti europei e limitrofi) coinvolge il 40% del totale delle merci trasportate e più di 400 milioni di passeggeri che ogni anno prenotano traghetti e navi da crociera (Figura 1).

Il trasporto marittimo è un settore strategico, le cui acque sono agitate da molti interessi, privati e pubblici.
L'Unione Europea, preoccupata che normative europee più rigide rispetto al resto del mondo e un certo declino del settore possano relegare in futuro i paesi europei in una posizione di secondo piano rispetto ai concorrenti stranieri, mira a investire per aumentarne la competitività.

La concorrenza tra le marine mercantili dei vari Paesi è forte; per dare una dimensione del mercato di cui si parla, le colonne verdi in Figura 2 rappresentano il numero di navi che appartengono alla marina mercantile dei paesi che si collocano nelle prime quaranta posizioni a livello mondiale. Il paese con la più grande marina mercantile al mondo è il Giappone, che nel 2008 possedeva 3757 navi tra petroliere, navi merci, passeggeri e via dicendo; seguono Germania Cina e Grecia, che possiedono più del doppio delle navi dei paesi che precedono in questa classifica.

L'Unione Europea vuole promuovere lo sviluppo di un sistema di trasporti marittimi non solo più competitivo a livello internazionale ma anche più efficiente a livello europeo, con il duplice obiettivo di ridurre il trasporto via gomma, ritenuto meno sicuro e più nocivo per l'ambiente, e di rafforzare la coesione territoriale garantendo collegamenti adeguati via mare.

I valori sull'asse di destra della Figura 2 si riferiscono all'altezza delle colonne blu e rosse che rappresentano, rispettivamente, il numero di navi che possono trasportare sia passeggeri sia merci (come i traghetti), e il numero di navi che trasportano solo passeggeri (come le navi da crociera), e che sono state registrate in quella nazione. L'Italia, che possiede una flotta mercantile pari a un quinto di quella giapponese, è il Paese con il maggior numero di navi adibite al trasporto di persone al mondo. Seguono Paesi relativamente piccoli ma dal territorio spezzettato in isole di più o meno grandi dimensioni: il Giappone, e gli europei Grecia e Norvegia (Figura 3).

Il tema della concorrenza nel campo del trasporto passeggeri (Figura 4) è particolarmente delicato. Dal lato della domanda ci sono non solo turisti, che hanno una domanda elastica (se prendere il traghetto per la Corsica costa troppo, possono andare in vacanza altrove) e stagionale (aumenta nel periodo delle vacanze, in genere quello estivo), ma anche importatori/esportatori di merci e cittadini che lavorano o abitano in zone insulari. Dato che interesse pubblico e privato non sempre coincidono quando si tratta di offrire collegamenti adeguati a garantire la coesione territoriale tra isole e continente, alcuni stati membri dell'Unione Europea, come l'Italia, possono avvalersi della "continuità territoriale" e imporre oneri di servizio pubblico ai privati su rotte di interesse nazionale, in deroga al principio del libero scambio.

 

 

Se tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, il clima può infuocarsi, come è accaduto nella primavera-estate del 2011 in Italia, quando consumatori e autorità locali hanno denunciato la presenza di un cartello formato dai tre maggiori operatori nel settore del trasporto passeggeri da e per la Sardegna. La Figura 5 riporta l'indice dei prezzi al consumo per i servizi di trasporto via mare e vie fluviali interne in alcuni Paesi dell'Unione Europea (costruito ponendo pari a 100 il valore nel 2005).

In paesi come Spagna e Grecia i prezzi sono piuttosto stabili nel corso dell'anno, segno che il turismo estivo si avvale di altri mezzi di trasporto per raggiungere le località insulari (come l'aereo), e che il grosso della domanda di trasporti marittimi è dato da commercianti e persone che viaggiano su quelle rotte tutto l'anno. In altri, invece, come Italia, Francia e Finlandia, i prezzi aumentano nella stagione estiva, quando i turisti affollano le spiagge delle isole o visitano l'Europa settentrionale.

Le oscillazioni di prezzo sono molto accentuate in Italia: nell'estate del 2010 e, in anticipo rispetto alla stagione turistica, nell'aprile 2011, i prezzi sono più che raddoppiati rispetto al 2005. Francia e Finlandia non hanno registrato oscillazioni stagionali più accentuate rispetto al passato, e l'incremento di prezzo in altri Paesi come la Spagna non è stato tale da far pensare a un improvviso e comune shock legato, ad esempio, all'aumento dei costi del carburante. Supponendo che la domanda di turismo in Italia non sia aumentata eccezionalmente, le ragioni vanno ricercate dal lato dell'offerta.

L'aumento di prezzo può essere attribuito a una diminuzione della capacità produttiva: quando Tirrenia, società controllata dallo Stato, è stata posta in amministrazione straordinaria, la concorrenza si è ridotta, permettendo ai privati di non offrire più sconti e promozioni poiché era possibile riempire le navi proponendo lo stesso prezzo (alto) a tutti. Se poi ci sia stato anche un accordo lesivo della concorrenza, possibile quando in un settore operano poche grandi imprese che si conoscono, spetta all'Antitrust verificarlo.

Quando interesse pubblico e privato non coincidono, lo Stato può intervenire direttamente per offrire il servizio, ma farlo può causare perdite per la comunità, come ha dimostrato l'esperienza fallimentare di Tirrenia, che operava con ingenti sprechi e che per anni è stata tenuta a galla con i soldi dei contribuenti.
I privati possono operare in modo più efficiente, ma non considerano i benefici sociali legati al trasporto di merci e persone, come le ricadute sul settore turistico delle loro politiche di prezzo e il rischio di "isolamento" di una regione.

Proprio per la complessità degli interessi in gioco, in casi come quello sardo l'Unione Europea permette di imporre ai privati il rispetto di determinati criteri (tariffe, regolarità e continuità del servizio..) se vogliono navigare nel settore del trasporto passeggeri; i mezzi (legislativi) ci sono, bisogna applicarli.

                                                 Anna Lo Prete

                                               

                                        

                                   

 

                                                                          

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