Dopo aver dedicato una scheda al mercato dell'editoria, consideriamo un settore che, insieme a teatro, musica, televisione, radio, appartiene all'industria dell'intrattenimento: il cinema.

Invenzione piuttosto recente, il cinema si è presto affermato come forma d'espressione moderna. La produzione di immagini in movimento all'inizio del secondo millennio è infatti imponente nei numeri e significativamente delocalizzata.

Nel 2009 nel mondo sono stati prodotti più di 7000 film, il 46% per cento dei quali nel continente asiatico, quota che sale al 50% se si somma la produzione dell'America Latina, e al 65% se si considera l'apporto dell'Africa, lasciando ai paesi anglosassoni e europei poco più di un terzo della produzione (Figura 1).

E' interessante notare come, tra tanti settori industriali, quello cinematografico tanto bene rifletta il peso demografico del continente africano, in una classifica dominata dall'Asia sia per percentuale di film prodotti sia per popolazione (Figura 2).

Non è un caso. L'immagine, accompagnata dal sonoro, è un mezzo di comunicazione  semplice, veloce, immediato: per guardare un film non serve saper leggere o scrivere; una storia di media durata può essere raccontata in meno di due ore; e la trasmissione del messaggio non richiede necessariamente un'elaborazione critica da parte dello spettatore.

Si può pensare al cinema come alla versione moderna dei dipinti a oggetto sacro medioevali: una forma di comunicazione in grado di rivolgersi a una pluralità di soggetti, dai più sofisticati ai meno edotti; uno strumento potente, in grado di nascondere meglio di altri la finzione, e di trasmettere in modo efficace idee, sogni, valori culturali.

Vediamo più in dettaglio dove nascono i film. Il distretto cinematografico più prolifico si trova sulla costa occidentale dell'India (Figura 3). Bollywood, con i suoi studios collocati prevalentemente nella città di Mumbai, produce quasi mille film all'anno, seguita in classifica da Nollywood, termine che denota l'industria cinematografica nigeriana, e da Hollywood.

In Europa, i primi cinque paesi produttori, con più di cento titoli l'anno, sono Francia (3.2%), Germania (3%), Spagna (2.6%), Italia (1.8%), e Regno Unito (1.8%). Nella classifica in figura 3 si trovano anche le economie più dinamiche del pianeta, dalla Cina, al quarto posto, fino al Messico, al ventesimo.

 

 

I dati sui principali centri di produzione celano però un'informazione importante: pur avendo perso il primato sulla quantità, la produzione del Nord America è quella di maggiore impatto sia in termini di ricavi sia in termini di diffusione.

Nel 2012 i film statunitensi e quelli canadesi hanno generato un terzo dei 34,7 miliardi di dollari di ricavi dall'industria cinematografica. Seguono Cina e Giappone, che contano per poco meno dell'8 e del 7 per cento dei ricavi mondiali (Figura 4). India e Nigeria hanno invece registrato quote di ricavi inferiori a quelle di produzione.

I film di Bollywood e di Nollywood, che difficilmente trovano spazio nella programmazione delle sale cinematografiche estere, muovono comunque un giro d'affari non trascurabile. La vendita di biglietti del cinema in India ha generato un miliardo e mezzo di dollari di ricavi nel 2012. Il mercato cinematografico africano, che alla scarsa diffusione all'estero aggiunge la scarsità di sale di proiezione convenzionali, e che vive prevalentemente grazie alla vendita di home video, si stima generi tra i 250 e i 500 milioni di dollari l'anno.

Il primato dei film a produzione o co-produzione statunitense è evidente scorrendo le classifiche dei titoli che hanno generato più incassi. Nel 2009 solo in quattordici dei sessantuno paesi considerati il film di maggiore successo è stato prodotto localmente (Figura 5); e, eccezione fatta per Iran e Pakistan, anche in questi paesi i film anglosassoni occupavano da un minimo di due fino a un massimo di ben nove dei primi dieci posti delle classifiche. Supremazia confermata anche dai dati sui cinquanta film più visti di sempre, tutti anglosassoni (Figura 6).

In un mondo nel quale la produzione è delocalizzata, quindi, i film prodotti nei paesi emergenti o in via di sviluppo si rivolgono spesso a un pubblico locale, mentre la filmografia occidentale può contare su un'ampia diffusione.

La mappa dell'industria cinematografica mondiale che emerge dai dati rappresenta un mondo nuovo, che non necessariamente sarà il mondo del futuro, ma che sicuramente rispecchia il fermento di aree del pianeta che stanno cercando di emergere e di trovare una loro identità, diversa da quella occidentale.

                                                 Anna Lo Prete

 

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