BASF significa Badische Anilin und Soda Fabrik, ovvero Fabbrica di anilina e soda localizzata nel Baden. A 140 anni dalla sua fondazione, BASF rimane saldamente impiantata in Germania ma produce ben altro che anilina e soda: centinaia di prodotti chimici diversi escono dai suoi stabilimenti localizzati in una diecina di paesi, dagli Stati Uniti alla Cina, e sono venduti in tutto il mondo.

La storia di BASF è emblematica di quella dell’industria chimica europea:ancora più della siderurgia, la chimica ha caratterizzato e continua a caratterizzare la struttura industriale del Continente.

Mentre infatti l’Unione Europea produce circa un quinto dell’acciaio mondiale, la sua quota sul fatturato totale dei prodotti chimici è pari a un terzo del totale del pianeta e nella chimica si concentra gran parte dell’energia innovativa dell’Europa, che a lungo ne è stata leader mondiale (Figura 1).

Il continuo avanzamento nell’ultimo decennio delle economie emergenti, soprattutto asiatiche, le cui vendite crescono ad un ritmo superiore a quelle europee (Figura 2), sta ora mutando lo scenario. L’industria chimica europea continua a essere forte, ma la competizione globale è impegnativa, al punto che, nel 2006, l’Europa ha perso il primo posto in classifica a vantaggio dell’Asia (Cina e Giappone incluse). La crescita asiatica è dovuta, come in altri settori, all’ascesa prepotente di Cina e India, rispettivamente terza e settima nelle vendite mondiali del 2006. Per fare un esempio, se rispetto ai dati del 2002 (vedi archivio immagini) la suddetta BASF ha più che raddoppiato il proprio fatturato, la cinese Sinopec l’ha quadruplicato.

Nel 2006, comunque, restano europee quasi la metà (14) delle 30 maggiori imprese mondiali della chimica (Figura3), un’attività non molto concentrata a livello globale,dal momento che il fatturato totale  di queste trenta imprese raggiunge 526 miliardi di euro (a fronte di un fatturato mondiale di 1641 miliardi di euro, il 9% in più rispetto al 2005), assai meno di quanto si registra in altri settori vecchi e nuovi.


 

Sussistono, tuttavia, fortissime concentrazioni di pochi produttori a livello di singoli prodotti o gruppi di prodotti; questo connota l’industria chimica più come una costellazione di subsettori semimonopolistici che come un settore largamente aperto alla concorrenza. Il che si spiega anche con la natura stessa dell’industria,che richiede fortissime spese d’impianto da «spalmare»su molti anni di produzione e mercati relativamente sicuri.

A dimostrazione delle difficoltà di ulteriore sviluppo nel vecchio continente, nel periodo 2001-2006 la produzione dell’industria chimica europea è cresciuta solo dell’1,5%, il tasso più basso nel mondo, ben sotto la media complessiva del 4,6% (Figura 4), mentre America latina e Asia sembrano vivere un periodo di boom industriale.

Se, insomma, l’industria chimica europea (con l’eccezione dell’Italia, di fatto uscita dalla «grande chimica» proprio negli anni Novanta) era riuscita a realizzare nel decennio trascorso quello che solo molto parzialmente è riuscito all’industria dell’auto, cioè il mantenimento e l’accrescimento di una forte presenza globale, ora i nuovi equilibri geopolitici stanno mettendo in discussione le strategie industriali del futuro.

Più chimica non sembra peraltro voler dire più inquinamento, come si può rilevare  dalla figura 5. Forse proprio perché si è trovata nel mirino dei movimenti ambientalisti assai prima di altri settori, la chimica ha dedicato molta attenzione alle produzioni «pulite», riuscendo a migliorare fortemente l’efficienza sia in termini di consumo energetico (con un’unità energetica si ottiene oggi oltre il 30 per cento di produzione in più rispetto ai primi anni Novanta) sia in termini di emissioni inquinanti (a parità di produzione, l’inquinamento prodotto dall’industria chimica è diminuito di oltre il 40 per cento).

In questo campo l’Europa rimane ancora all’avanguardia e le attenzioni future a questo importante e ineludibile aspetto potrebbero riportarla alla posizione di vertice del settore chimico che a livello globale mostra una costante vitalità.                                                

                                                  Mario Deaglio

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