Il mini-dollaro sta imprimendo la corsa agli acquisti di materie prime, proprio per la volontà di ricostruire le scorte a prezzi più bassi grazie al regresso dell'USD.
Lo scenario generale delle commodities è sintetizzato dall'oro, capace di segnare nuovi massimi storici oltre quota 1100.

Non dovrebbe stupire, quindi, il rialzo della gomma naturale, che, con il recente balzo a cavallo di 250 USD cent/Kg,  è salita ai massimi del 2009 (Figura 1), chiudendo la parentesi ribassista innescatasi un anno fa sull'onda della crisi economica mondiale.

Il trend rialzista del caucciù fa registrare (Figura 2) una performance del 40% abbondante da inizio anno, quando veleggiava sui minimi di periodo.
La peculiarità del trend è sottolineata dalla stessa Figura 2, laddove emerge con chiarezza che la performance in questione è stata realizzata da metà estate in poi. L'inizio del rialzo è antecedente all'ultimo indebolimento del Dollaro; vi è quindi una causa strutturale specifica che spiega il movimento del prezzo della gomma.

Gli operatori professionali hanno prudenzialmente aumentato le scorte (e ciò ha successivamente innescato gli acquisti speculativi) nel timore di una possibile contrazione della produzione, a seguito di eventi naturali.

I principali produttori mondiali sono infatti tutti concentrati nell'area del Sud Est asiatico e la loro vicinanza geografica li accomuna nell'esposizione alle conseguenze degli eventi naturali, meteorologici in particolare, che colpiscono la regione.
In parte si è temuto che il recente terremoto di Sumatra potesse aver danneggiato le coltivazioni, ma le successive notizie sono risultate tranquillizzanti ed il flusso di esportazioni pare indirizzato verso un veloce ritorno alla normalità.

Più critiche sono risultate, invece, le conseguenze per le eccessive piogge in Thailandia e Malaysia, che (insieme all'Indonesia) completano il "podio" dei principali produttori mondiali di caucciù.
Il governo thailandese ha già messo le mani avanti e, adducendo la "scusa" delle inusuali piogge monsoniche, prevede una riduzione produttiva del 10% nell'ultimo trimestre 2009.

 

Le piogge paiono meno intense in Malaysia, dove tuttavia la crisi è ancora più profonda, appesantendo il relativo quadro di questo Paese: Thailandia e Indonesia producono ormai tre volte di più della Malaysia (Figura 3, primo grafico), per non parlare del fatto che la Malaysia sente ormai il fiato sul collo (in termini di produzione) di India e, soprattutto, Vietnam, paese in forte ascesa.

La crisi della gomma malese è però maggiormente testimoniata dagli altri due grafici della Figura 3.
La Malaysia registra volumi di export (Figura 3, secondo grafico) pari quasi alla produzione, ma per reggere tale impegno è "costretta" ad importare quasi la metà del valore della produzione interna. In molti settori in cui si utilizza la gomma (es: produzione di guanti in lattice), i player malesi si riforniscono ormai al 50-60% tramite import.
Le stesse esportazioni di gomma verso produttori di pneumatici vedono ormai una inestricabile mescolanza fra caucciù malese e materiale proveniente da altri Paesi.

Non a caso (Figura 3, terzo grafico), la Malaysia appare anche nella top five degli importatori di caucciù, insieme a Nazioni di tipico stampo industriale (Cina, USA, Giappone).
La causa endogena della crisi che grava sulla gomma malese è la spezzettatura delle piantagioni in piccole  proprietà, incapaci di reggere la compressione dei costi fissi ottenuta dalla grandi aree di altri Paesi.

Inoltre a fronte della scarsa presenza governativa in termini di interventi di sostegno, i piccoli produttori malesi hanno scoperto che la resa di coltivazioni alternative a quelle del caucciù, come l'olio di palma,  è notevolmente superiore (fino a 10 volte) e hanno quindi mutato la destinazione dei loro terreni.
La Malaysia potrebbe trasformarsi da Paese tradizionalmente produttore e quindi esportatore di caucciù ad importatore netto, visto che le stime sull'import 2009 prevedono un possibile suo aumento del 40% sia nel 2009 che nel 2010.

L'eventuale buco nero in cui potrebbe scivolare la produzione malese si tradurrà inevitabilmente in un aumento strutturale del prezzo internazionale della gomma.

                                                 Carlo Crovella

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