Non solo le Borse hanno registrato "alti e bassi" negli ultimi tre anni. Nel comparto delle materie prime, in particolare nel settore dei cosiddetti coloniali, anche le quotazioni del cacao si sono mosse sulle montagne russe (Figura 1): dai massimi di metà 2008, i prezzi sono calati del 40% fino all'autunno '08, salvo poi recuperare l'80% durante lo scorso anno.

Ricordiamo che, per questioni numeriche circa l'entità delle diverse basi di partenza dei calcoli, le percentuali delle variazioni non si "compensano" nelle due direzioni del trend. In ogni caso i massimi del dicembre 2009 hanno raggiunto livelli (poco oltre 3.400 USD/Tonnellata), che non si registravano dal 1979. Tuttavia il trend si è successivamente smorzato e le quotazioni del cacao hanno iniziato il 2010 con una limatura del 10% circa dai massimi.

In realtà i movimenti dei prezzi del cacao non sono collegabili esclusivamente all'andamento generale dei mercati finanziari negli ultimi anni, ma risentono anche di specifiche cause. Il cacao, materia prima del cioccolato, ha un mercato di consumo in piena salute, sia per il suo ruolo di "antidepressivo", ruolo che evidentemente si è ben sposato con il clima economico degli ultimi anni, sia per la dinamica apertura di nuovi fronti di consumatori, specie nei Paesi in rapido aumento della capacità di spesa (Cina e India su tutti)

Al momento non si hanno ancora statistiche sui consumi di cacao/cioccolato nei Paesi emergenti, ma, quando saranno disponibili, esse si aggiungeranno a quelle già interessanti dei Paesi tradizionali: in Europa è la Svizzera a fare da lepre, con consumi nell'ordine dei 10 kg annui procapite, mentre Francia e Germania seguono con circa 7,5 kg annui procapite (Fonte: Caobisco).
I consumi italiani (Figura 2) sono leggermente inferiori e si posizionano poco sopra i 3 kg annui pro capite.

Già nel 1800 l'antropologo e fisiologo Paolo Mantegazza scriveva che "il cacao merita l'appellativo di Theobroma (cibo degli dei), affidatogli dai botanici. E' cibo e bevanda, è conforto al ventricolo e sferza il cervello: eccita l'intelligenza e nutre riccamente". Il cacao è una pianta originaria dell'America meridionale; nel linguaggio comune si utilizza lo stesso termine (cacao) sia per indicare la pianta sia per indicare i semi che questa produce e dai quali si ricava l'ingrediente base del cioccolato, che a sua volta  può venir impropriamente chiamato cacao, ma cacao e cioccolato rimangono ben distinti sul piano merceologico. I semi, da cui si ottiene il cacao, contengono, fra l'altro, zuccheri, grassi e alcaloidi: fra questi ultimi i più rilevanti sono la teobromina e la caffeina, di cui la prima è un euforizzante e la seconda un eccitante. Ecco spiegato il ruolo antidepressivo del cacao.

Il cacao di piantagione è coltivato in aree localizzate nella fascia a clima "tropicale", compresa fra il ventesimo parallelo Nord ed il ventesimo parallelo Sud. I principali poli della produzione di cacao sono quello americano (Brasile, Ecuador, Messico, Colombia), quello asiatico (Indonesia, Malesia), ma soprattutto quello africano (Costa d'Avorio, Ghana, Nigeria).

 

La produzione complessiva mondiale (Figura 3) si aggira fra i 3 ml e mezzo ed i 4 ml di tonnellate annue. Il principale produttore mondiale (Figura 4) è la Costa d’Avorio che da sola collabora a circa un terzo della produzione dell’intero pianeta.

Dal punto di vista economico, la coltivazione in piantagioni richiede elevate spese di impianto ed inizia a produrre frutti non prima del quinto anno, richiedendo quindi un lungo “ammortamento” del capitale investito inizialmente. Inoltre la parte sfruttabile è costituita solo dai semi e le piante di cacao producono in media 1,5-2 kg. di semi all’anno. In più le piante di cacao temono moltissimo l’insolazione e quindi crescono al riparo di altri alberi, in genere palme e banani, alberi che a loro volta comportano un incremento marginale dei costi di gestione delle piantagioni (irrigazione, manutenzione, etc).

L’importanza della qualità delle piante è tale che la multinazionale Nestlè, con il consenso della Banca Mondiale, si è impegnata a fornire, nel prossimo decennio, 12 milioni di piante di cacao alla sola Costa d’Avorio, con l’obiettivo di migliorare la qualità e la quantità dei raccolti di quel Paese.

Il mercato finale complessivamente dinamico e l’ampia gamma di Paesi produttori (pur con la leadership della Costa d’Avorio) hanno nettamente sostenuto le quotazioni del cacao, come abbiamo già visto. Tuttavia le quotazioni così alte stanno iniziando a frenare l’uso del cacao, perché vengono chiaramente riviste le politiche di stoccaggio da parte delle aziende dolciarie.

Si può quindi affermare che, all’apice della crisi economica, il cacao è rimasta una commodity richiesta (per cui il prezzo è salito, pur in un contesto di mercati finanziari decisamente in crisi); ora invece, a prescindere dai segnali di generale ripresa congiunturale, l’utilizzo del coloniale in questione subisce i contraccolpi collegati alle recenti punte delle sue quotazioni. Di conseguenza proprio i recenti elevati prezzi del cacao potrebbero essere la causa che frenerà ulteriori rincari.

Infatti le aziende correranno ai ripari riducendo la quantità di cacao nei prodotti a base di cioccolato, prodotti che peraltro contengono già elevati mark up rispetto ai prezzi di vendita delle corrispondenti tavolette di cioccolato.

Un’indagine condotta da Altroconsumo, nel periodo che precedette la Pasqua del 2009, ha appurato che il cioccolato contenuto nelle uova pasquali viene mediamente venduto a prezzi che sono superiori da due a cinque volte rispetto ai prezzi delle tavolette (Figura 5). Anche se cambiano i processi di lavorazione, anche se occorre tener conto della “sorpresa” all’interno dell’uovo, i margini di incremento si rivelano davvero eccessivi. Con la consapevolezza che le uova vengono in ogni caso consumate, perché non si rinuncia alla tradizione, una possibile risposta aziendale potrebbe essere quella, a parità del prezzo di vendita delle uova, di ridurre la presenza di cacao, compensando in questo modo i rincari della materia prima alla fonte.

                                                 Carlo Crovella

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