Attenti al lupo!
Anzi: attenti al lupo nero!

La parte centrale del 2008 pare proprio caratterizzata dallo spauracchio del petrolio, i cui continui rialzi alimentano un trend inflattivo crescente. Ad inizio giugno, l'oro nero è salito all'ennesimo record storico: 139,12 USD/barile. Nell'arco di un decennio (Figura 1) le quotazioni sono passate dai 10 ai 140 USD/barile.

Il fenomeno è chiaramente amplificato dai mezzi di  informazione, che contribuiscono ad ingigantire il fenomeno nell'opinione pubblica, evidenziando con titoli a tutta pagina i livelli raggiunti dal prezzo della benzina ai distributori.

Tuttavia è vero che i rincari del greggio fanno lievitare la cosiddetta "bolletta energetica", soffiando sull'inflazione. I guai per le tasche dei cittadini, però, non si esprimono soltanto in termini di aumenti del prezzo della benzina. Ma, seppur indirette, ancora più invasive sono le ripercussioni attraverso gli aumenti dei costi energetici (es. per l'industria), che, a cascata, si ribaltano da un livello produttivo all'altro fino a terminare nei listini dei prodotti finiti che la massaia trova sul bancone del supermercato.
Questa pressione inflattiva, che potrebbe rendere incandescenti, nell'imminente estate, sia i prezzi che i tassi di interesse è stata in parte attenuata, per noi europei, dall'indebolimento del Dollaro nei confronti dell'Euro.

Infatti (Figura 2) lo sbandamento valutario della moneta USA ha aperto, in particolare dall'inizio del 2007 in poi, la forbice fra il trend delle quotazioni petrolifere espresse in Dollari ed i corrispondenti livelli tradotti in Euro.

In particolare la Figura 3 evidenzia, nella righe in alto, che la "punta" del petrolio ad inizio giugno (139,12 USD/barile), al valore del giorno del cambio Euro-USD, corrisponde ad un teorico livello di 89,21 EURO/barile, con uno "sconto" del 35,9%.
La seconda parte della tabella, contenuta nella Figura 3, calcola anche le variazioni percentuali ottenute confrontando le quotazioni di inizio giugno con della basi di partenza, la prima delle quali è stata posta ad inizio '06. Per ogni livello si riporta anche la contestuale svalutazione dell'USD contro Euro, la corrispondente variazione della quotazione in Euro ed, infine, lo "sconto" (goduto da noi europei) grazie al fattore cambio.

Delle diverse combinazioni, spicca in particolare quella che raffronta le attuali punte ai livelli di inizio '07, momento in cui è partito l'attuale trend rialzista del prezzo del petrolio. In poco meno di un anno e mezzo, la quotazione del greggio in USD/barile è aumentata del 128%, ma il Dollaro si è svalutato del 15%, per cui il prezzo del barile in Euro è aumentato "solo" del 93% e lo sconto regalatoci dall'Euro è stato pari al 27,5%.

Chi protesta contro "l'Euro forte", affermando che ha intaccato la competitività del nostro export, "strozzando" così l'economia, dovrebbe tener conto dell'aiuto che, in questi mesi, ci è giunto dal cambio forte: con un'inflazione ancor più elevata, i tassi sarebbero da tempo schizzati ancor più in alto di quanto non abbiano già fatto, soffocando l'attività economica ed i consumi in particolare.


L'analisi del trend petrolifero invita naturalmente ad una domanda primaria: fin dove potrà salire la quotazione del greggio? Molte risposte sono già state elaborate su questo tema: c'è chi sostiene che il raggiungimento di quota 150 è dietro l'angolo, chi dice che si arriverà anche più in su e forse addirittura si salirà a quota 200. 

 

 

Ma il problema "petrolio-inflazione" nasconde un'altra domanda, più insidiosa e più subdola: quale effetto produrrà, sulla nostra bolletta energetica, un eventuale prospettico recupero del Dollaro, dato che la moneta USA potrebbe riprendersi dopo mesi e mesi di indebolimento?

Infatti è ormai provata la correlazione inversa fra trend petrolifero e trend valutario. Pertanto, quando gli operatori si saranno convinti che gli USA avranno oltrepassato il periodo di recessione, liberandosi di ogni altro rischio finanziario (vedi crisi dei mutui subprime), la divisa americana dovrebbe invertire la marcia, recuperando quanto meno lo spazio perso nel periodo 2007/08 (Figura 4). Obiettivi su cui convergono le previsioni diffuse fra gli operatori, ipotizzano livelli di 1,50 e, successivamente,  1,40-1,30 per la moneta americana. Gli analisti più velleitari affermano che il Dollaro potrebbe recuperare fino ai livelli di fine 2005 - inizio 2006 (1,20 circa).
In tale scenario, l'eventuale calo della quotazione petrolifera, espressa in USD/barile, potrebbe essere compensato (però questa volta in negativo per noi europei) dall'apprezzamento della divisa USA.

A quali rischi siamo esposti?
La Figura 5 elabora i risultati delle combinazioni fra diversi livelli di quotazioni USD/barile (in verticale, sfondo fucsia) e di quotazioni del cambio EURO-USD (in orizzontale, sfondo giallo). Le variazioni percentuali sono calcolate rispetto ai valori di inizio giugno '08, con l'accortezza che le percentuali per il Dollaro sono negative quando la moneta USA si deprezza contro Euro.
Anche ad ogni valore frutto dell'incrocio fra le due variabili (USD/barile e d EURO-USD) è associata la variazione percentuale rispetto al livello di inizio giugno '08. In tal modo è possibile percepire immediatamente le possibili modifiche del costo in Euro di un barile di greggio.La prima colonna (celle con sfondo blu) riporta i dati che derivano in un quadro di ulteriore indebolimento del Dollaro (pari a quota 2 contro Euro):  è interessante verificare che un significativo aumento del prezzo del barile in Dollari potrebbe essere totalmente compensato da una nuova forte caduta del Dollaro. Ad esempio: se il barile raggiunge quota 160 USD, ma l'USD scivola a quota 2 contro Euro, il barile a noi europei costa 80 Euro, con una contrazione del 10% rispetto agli attuali livelli
Tuttavia, l'attenzione dovrebbe concentrarsi su altre parti della tabella, quella centrale e quella laterale destra.
Lì infatti si possono trovare le presumibili combinazioni per la fase successiva (ovvero: petrolio in correzione e Dollaro in recupero). Si nota che in alcuni casi (celle con sfondo verde) risulterebbe dominante il calo del petrolio rispetto al movimento valutario, generando una riduzione del prezzo in Euro di un barile, con alleggerimento delle pressioni sul nostro trend inflattivo. Ad esempio: con il petrolio a 110 USD/barile e l'EURO-USD  a 1,40, il barile costerebbe 78,6 Euro, con una riduzione (rispetto ad oggi) del 12% circa.

Ma più a destra ancora si trova invece la "zona pericolo" (celle sfondo rosso), dove il recupero dell'USD fa lievitare il prezzo in Euro del barile, nonostante l'eventuale calo della quotazione in Dollari del petrolio.  Ad esempio una combinazione fra USD/barile a 120 (-14%) ed EURO-USD a 1,20 (Dollaro che recupera il 30%), genera un costo del barile pari a 100 Euro, con un aumento del 12% rispetto ai prezzi attuali! La conclusione è che una volta terminata la sfuriata in corso del petrolio, non si dovrà abbassare la guardia.  Anzi.
Attenti al Dollaro!

                                                 Carlo Crovella

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