Lo Yemen è conosciuto a livello internazionale per essere stato - ed essere - una base per il terrorismo di Al Qaeda, che qui istruisce i propri militanti ed adepti, e proprio allo scenario yemenita dovremo quindi guardare con attenzione nei prossimi mesi per capire quali saranno le conseguenze  dell'uccisione di Osama Bin Laden (Figura 1).

Perché proprio qui? Il mix incandescente è il seguente: povertà diffusa, malcontento e islam wahabita importato dall'Arabia Saudita. Inoltre, nello Yemen (Figura 2) il padre di Osama Bin Laden ha costruito una grande fortuna economica, il territorio è piuttosto favorevole poiché le frontiere sono "porose" ed è situato al centro di un incrocio marittimo strategico, il governo centrale è debole e corrotto, e qui sono presenti diversi gruppi tribali (Figura 3) - bellicosi - in varie aree isolate. Infine, lo Yemen è uno "stato armato" essendo la settima nazione al mondo per spese militari, pari a quasi il 7% del Pil, e il totale delle forze armate è pari a 900.000 unità, quasi il 4% della popolazione complessiva.

Lo Yemen si estende nell'estremo sud della Penisola Araba per 528.000 kmq, qui sono presenti 24 milioni di abitanti, molti dei quali in fuga dal Paese a causa della "fame" e dell'instabilità socio-politica.

Da un punto di vista economico, lo Yemen è un Paese oggi dipendente dalle risorse petrolifere: l'oro nero rappresenta infatti circa il 25% del Pil e il 70% delle entrate pubbliche. Il commercio internazionale (Figura 4) e lo sviluppo dello Yemen - nel 2010 il Pil è cresciuto del 5% (Figura 5) - sono quindi fortemente dipendenti dalla domanda estera di petrolio, proveniente specialmente da Oriente: basti pensare che Cina, Thailandia e India assorbono i due terzi delle esportazioni complessive (Figura 6).

Il petrolio non basta: il Paese dovrà fare i conti con la diminuzione delle proprie riserve di petrolio, parzialmente sopperita dalla scoperta e dallo sfruttamento di giacimenti di gas naturale.
A partire dal 2006, il governo sta attuando un programma di riforme economiche per sostenere i settori non-oil dell'economia e attrarre investimenti esteri: è entrata in vigore alla fine del 2010 una nuova legge fiscale che prevede una riduzione degli oneri fiscali per gli istituti bancari (dal 35% al 15%), al 20% per le imprese e una riduzione della tassazione a carico delle persone fisiche, fissando l'aliquota massima al 20%.

I dati relativi allo "status" della popolazione sono preoccupanti (Figura 7): 1/3 della forza lavoro è disoccupata, circa il 40% vive al di sotto della soglia di povertà (il reddito medio è 2.600 dollari all'anno) e buona parte di questa è dipendente dal qat, droga ricavata dalla masticazione di un arbusto - il chata edulis - coltivato tra i 1.500 e i 2.500 metri che ha sostituito in parte la coltivazione del caffè nello Yemen.

La popolazione è per lo più giovane: l'età media nello Yemen è molto bassa, pari a 18 anni contro 36,8 degli USA e 28,4 mondiale (la media italiana è 43,7), ed è alto il tasso di crescita della popolazione, pari al 2,7% annuo. Il governo però non intende promuovere politiche di controllo delle nascite poiché culturalmente inaccettabili.

Negli ultimi anni il Paese è stato dissanguato anche dalla guerra civile nello Yemen del Nord tra le forze yemenite e i ribelli sciiti Houthi che ha visto coinvolti anche Iran, Arabia Saudita, Egitto e Giordania e dalla guerra nello Yemen del Sud condotta dai ribelli secessionisti.
In Yemen, la violenza viene utilizzata da parte dei gruppi locali nei rapimenti di turisti stranieri per estorcere denaro e avere maggiore forza negoziale con il governo. Tale attività criminale - insieme alla situazione politica "a dir poco instabile" - sta di fatto "uccidendo" il turismo.

 

 

Il presidente dello Yemen Saleh (al potere dal 1978 prima nel solo Yemen del Nord e dal 1990 nello Yemen unificato), in seguito alle proteste che hanno infiammato il Paese, ha rinviato le elezioni inizialmente previste in aprile di quest'anno. Tali proteste stanno coinvolgendo decine di migliaia di yemeniti uniti contro il presidente Saleh che promette riforme elettorali e una nuova costituzione. Ma il popolo rivoltoso - gli studenti universitari sono in prima linea - "non ha orecchie" per le sue parole: vuole solo che se ne vada.

La mediazione del Consiglio di Cooperazione del Golfo ha recentemente proposto un nuovo piano - e sembra essere quello giusto - per smuovere l'empasse politica creatasi: un governo di transizione presieduto dal vice Presidente Abdrabuh Mansur Hadi fino alle elezioni, tra tre mesi, organizzate da un esecutivo di unità nazionale. Al Presidente Saleh sarebbe stata offerta l'amnistia in caso di dimissioni entro trenta giorni. Tale offerta risulta però inaccettabile per i manifestanti, che vorrebbero che l'operato del presidente venisse giudicato in sede legale.

Contemporaneamente a queste proteste contro il presidente, si sono scatenate anche quelle di alcuni gruppi che si battono per l'indipendenza del sud del Paese. E anche alcuni capi tribali, che erano alleati con il regime, si sono tirati indietro da questa alleanza. Il presidente è sempre più solo, in un Paese in cui per governare ha da sempre negoziato con gli altri centri di potere: le tribù, il movimento jihadista e l'esercito.

Dal canto suo, la comunità internazionale è attiva per sostenere la difficile situazione del Paese yemenita: il Fondo Monetario Internazionale ha attivato nell'agosto 2010 un programma triennale da 370 milioni di dollari per favorire lo sviluppo. Al fine di aiutare il Paese nella lotta al terrorismo, e nelle sfide sulla sicurezza e crescita, anche USA, Europa e il Fondo Arabo per lo Sviluppo Economico e Sociale (AFESD) stanno investendo milioni di dollari.

Il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite sta provando a rilanciare lo sviluppo attraverso un programma legato all'agricoltura che punta a rafforzare la produzione e le esportazioni agricole anche attraverso un ruolo più centrale delle donne nelle aree rurali del Paese.

Inoltre il Gulf Cooperation Council - in cui lo Yemen sta gradualmente entrando - sta realizzando una associazione internazionale per rilanciare il settore farmaceutico attraverso l'omologazione delle politiche di settore nei Paesi della regione. Al fine di incentivare lo sviluppo del settore nel Paese, è necessario imporre modelli di produzione e certificazione assimilabili a quelli dell'organizzazione mondiale del commercio.

In conclusione, nonostante gli sforzi - interni e internazionali - lo Yemen continua a soffrire e a dovere affrontare quali sfide il declino delle risorse idriche, un alto tasso di crescita della popolazione e la situazione di guerriglia che si sta sviluppando nel Paese. La comunità internazionale si è mossa negli scorsi anni ma le risorse a disposizione sono state comunque - almeno per ora - non sufficienti a creare un processo di sviluppo virtuoso e a sostenere il Paese nel far fronte alle emergenze in corso, alcune delle quali - ad esempio i flussi migratori - interessano anche direttamente l'Europa.

Sarebbe necessario uno stravolgimento degli equilibri che, partendo dall'interno nella lotta alla corruzione e nella ricerca di stabilità politica, possa trovare sostegno nella Comunità internazionale attraverso iniziative congiunte in ambito socio - economico. In questo modo, la polveriera comincerebbe quantomeno a "raffreddarsi".

                                              Rocco Paradiso

      

 

 

                              

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