Ha le dimensioni dell'Italia, ma conta circa un terzo di abitanti in più (raggiunge quasi i 95 milioni), con un'età media inferiore ai 30 anni e, recentemente, ha raggiunto ritmi di crescita economica e demografica tali da affermarsi come un attore importante in tutto il Sud Est asiatico. E non solo.

Qualcuno avrebbe potuto stentare a crederlo fino a pochi decenni fa, quando la nazione era in ginocchio dopo la controversa e sanguinosa guerra conclusa nel 1975. Sì, stiamo parlando proprio del Vietnam (Figura 1).
Trascorsi dieci anni di assestamento, nel 1986 il Partito Comunista ha cercato di modificare la propria azione economica ed ha avviato un processo di riforma che consentisse al Paese di abbandonare il modello incentrato prevalentemente sull'agricoltura e sulla  (scarsa) industria di stampo statale, e di aprirsi al mercato.

Il "rinnovamento", così viene identificato questo processo di modifica delle fondamenta economiche e dei rapporti con l'esterno, sta consentendo gradualmente al Paese di rompere gli argini ed ottenere buoni risultati con ricadute importanti sulla popolazione locale.
L'indice medio di crescita del Pil tra il 1996 e il 2005 è stato pari a 7,1% ed è riuscito nei successivi anni e fino al 2013 a mantenere una media del 6,1% con stime previste per il 2014 pari a 5,6% (Figura 2), in lieve aumento rispetto all'anno precedente (5,4%). Considerato il livello di partenza, possiamo affermare come siano numeri davvero interessanti ,se ricordiamo anche le crisi che si sono susseguite negli anni: quella asiatica prima del 1997 e quella globale poi, tuttora in corso.
Durante il percorso di sviluppo del Vietnam l'agricoltura ha visto continuamente diminuire il suo peso (è circa il 20% oggi), mentre quello dell'industria è aumentato fino ad avvicinarsi al 40%.
La popolazione locale ha incrementato il proprio reddito pro capite (Figura 3)
fino a circa 4.000 dollari e la povertà è diminuita significativamente se pensiamo che oggi vive al di sotto della soglia circa il 10% della popolazione, mentre solo vent'anni fa era più della metà.

Altro fatto di rilievo che conferma le politiche locali descritte è stato l'ingresso in organizzazioni come l'ASEAN e il WTO:  la linea dello sviluppo è tracciata, sono aperte le porte agli investimenti, ai prodotti ed ai flussi di turisti stranieri. I dati del commercio internazionale (Figura 4) mostrano un incremento degli scambi importante tra il 2007 e il 2013: da 80 miliardi di dollari di merce scambiata (40 miliardi sia per import che per export) si passa a 250 miliardi di dollari a fine dell'anno scorso (129 export e 121 import) con un miglioramento quindi del saldo della bilancia commerciale, oggi positivo (+8 miliardi di dollari). Analizzando il flusso per Paesi, emerge che il principale partner commerciale è la Cina (quota sull'export 11%, import 26%), seguita da USA (18% e 4%), Giappone (12% e 10%) e Sud Corea (5% e 14%).

"Made in Vietnam" è un'etichetta piuttosto ricorrente nei prodotti che possiamo trovare in commercio: molti multinazionali mondiali di ogni campo - dal settore automotive al farmaceutico, dall'abbigliamento all'elettronica - hanno qui delocalizzato tutta o parte della propria produzione nonostante il Paese "non sia tra i primi" per livello di libertà economica (Figura 5). 
Tra i principali problemi riscontrati dalla analisi della Fondazione Heritage riportiamo che i diritti di proprietà risultano essere scarsamente garantiti, la libertà per gli investimenti carente e la corruzione dilagante nella società.

Nonostante ciò, negli ultimi decenni il Vietnam è stato da molti scelto come piattaforma produttiva sia per condizioni economiche e di lavoro vantaggiose (bassi salari, manodopera numerosa, pur considerarando le violazioni delle norme per lo sfruttamento dei minori), sia per il fatto che il Paese ha ritmi di crescita elevati con una domanda crescente di consumo della nuova classe media.

Gli Investimenti Diretti Esteri (Figura 6) negli ultimi cinque anni, nonostante la situazione congiunturale non favorevole, sono aumentati da circa 7 miliardi di dollari a 10 miliardi nel 2013 (+35% e CAGR, tasso di crescita annuale composto, +8%) con previsioni di sviluppo ulteriori per il 2014. Anche alcune realtà italiane, tra cui Piaggio e Merloni, producono qui e ritengono strategico il Paese (Figura 7).

É di questo avviso anche il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, che ha visitato il Vietnam in giugno. È la prima volta di un premier italiano in visita ufficiale ad Hanoi, con l''obiettivo per l'Italia, che nel 2013 ha scambiato 3,7 miliardi di euro, di raggiungere rapidamente 5 miliardi di euro come valore di interscambio commerciale.

Tirando le fila, il Vietnam  ha avuto negli ultimi decenni tassi di crescita tali da fare annoverare il Paese tra quelli di maggiore interesse tra le economie emergenti (è uno dei cosiddetti CIVETS, acronimo che comprende Colombia, Indonesia, Vietnam appunto, Egitto, Turchia e Sud Africa). Per le economie sviluppate, che stanno a fatica provando a rialzarsi dopo la brusca frenata degli ultimi anni, potrebbe essere cruciale cercare di evolvere insieme a questi Paesi - che stanno diventando hub attrattivi per il commercio mondiale - intercettando da un lato i loro bisogni domestici e sfruttando dall'altro lato le risorse di capitale umano (e non solo) che è possibile qui trovare.

Le prospettive di sviluppo di medio lungo periodo sono positive, con i rischi collegati al perdurare della crisi mondiale con una domanda in lenta ripresa, ad un alto livello di inflazione interna (la media degli ultimi cinque anni è vicina al 6%) e ad un basso livello di riserve in valute forti. Nell'ambito dei rapporti internazionali, è da monitorare la relazione con la Cina e l'imperialismo marittimo di quest'ultima che ha recentemente causato tensioni a seguito dell'installazione - e successivamente rimozione - di una piattaforma presso le isole Paracel che aveva l'obiettivo di verificare la presenza di petrolio e gas.

Sul fronte della politica interna, il governo ha da poco terminato la fase di stesura di una nuova costituzione, entrata in vigore il primo gennaio del 2014, per una maggiore trasparenza e liberalizzazione in campo economico, riprendendo di fatto quanto intrapreso nel lontano 1985.
Il Vietnam oggi è una nazione in fermento e molto contraddittoria: con centri urbani, come Saigon, con grattacieli e boutique e, dall'altro lato, paesaggi rurali che richiamano tempi ed epoche lontane.
Tra dieci anni la spinta verso la modernità e l'apertura verso l'esterno avranno definitivamente preso il sopravvento?

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