Ancora lui, il carismatico leader socialista Hugo Chavez, con il 54% dei voti è stato rieletto presidente del Venezuela
(Figura 1) per il suo quarto mandato, che gli consentirà di raggiungere il Ventennio di potere.

Sono state elezioni piuttosto incerte, in cui la partecipazione al voto è stata superiore all'80% e il suo avversario, il giovane liberista Henrique Capriles, per una volta è riuscito a riunire la frammentata opposizione. Rispetto alla precedente elezione presidenziale, Chavez ha perso il 9% dei voti e il suo astro, minato anche dai problemi di salute, sembra non più così brillante.

Si è rivelata per un'altra volta comunque vincente la leva delle politiche sociali che è stata capace di intercettare - oltre al già fedele esercito - anche milioni di diseredati che abitano la cornice di baracche intorno a Caracas, capitale del Venezuela tristemente nota nel mondo come una delle città più pericolose e povere. Il governo è comunque effettivamente riuscito a ridurre il numero di persone che vive al di sotto della soglia di povertà dal 47% al 27%, grazie a una politica assistenzialista resa possibile attraverso le rendite provenienti dal petrolio e da PDVSA (Petroleos de Venezuela SA, la compagnia petrolifera nazionale).

La ascesa di Chavez trae origine dalla cosiddetta rivoluzione bolivariana che lo portò nell'anno della sua prima elezione (1998) alla proclamazione della Quinta Repubblica, di una nuova Costituzione e addirittura di un nuovo nome del Paese República Bolivariana de Venezuela.
Tali cambiamenti non sono serviti però a dare una scossa a un Paese che da quando è salito al potere il Presidentissimo nel 1998 nei fondamenti economici quasi non è mutato.

Tra gli interventi tangibili del governo - anzi dei governi Chavez - ricordiamo la nazionalizzazione delle risorse strategiche quali  petrolio, telecomunicazioni, elettricità, la Banca Nazionale del Venezuela, le espropriazioni contro la proprietà privata ai danni dei ricchi proprietari terrieri e imprenditori, gli attacchi alle grandi multinazionali che operano nel Paese.
Il Venezuela (Figura 2) risulta essere al 174° posto al mondo nell'indice di libertà economica stilato dall'Heritage, molto indietro soprattutto per quanto concerne "il ruolo della legge" e l'apertura ai mercati. Tali azioni governative possono favorire e incoraggiare investimenti esteri nel Paese?

Il Venezuela era ed è un Paese fortemente dipendente dal petrolio (Figura 3), che finora non è riuscito a realizzare uno scenario di sviluppo alternativo e rimane quindi fortemente dipendente dalle oscillazioni internazionali del prezzo del greggio.
Nel lungo periodo di governo, il presidente non ha mantenuto le iniziali promesse di sviluppo sostenibile fatte alla popolazione venezuelana, attraverso la promozione di distretti industriali, poli energetici, riforme agrarie, sostegni alle imprese piccole e medie.

Niente di tutto ciò, anzi il Venezuela è un Paese - solamente - ricco di petrolio: la recente scoperta ed esplorazione del bacino dell'Orinoco hanno reso il Venezuela primo Paese per riserve di idrocarburi, superando l'Arabia Saudita (Figura 4); i giacimenti petroliferi contribuiscono al 90%-95% delle esportazioni complessive e a più del 50% delle entrate fiscali. Conseguentemente leggere i dati sul commercio internazionale (Figura 5) significa leggere dati che risentono molto delle dinamiche petrolifere, la cui ripresa delle esportazioni si ripercuote positivamente sull'andamento della bilancia dei pagamenti. Nonostante gli attriti di carattere politico gli USA sono il primo Paese importatore di petrolio dal Venezuela, seguiti dalla Cina.

Ma non è tutto oro (nero) quello che luccica. La sicurezza e la manutenzione negli impianti petroliferi e di raffinazione è stata recentemente messa sotto accusa dopo gli incidenti occorsi presso la raffineria di Amuay nella penisola di Paraguanà - la più grande del mondo con una produzione giornaliera di 600.000 barili - in cui sono morte 39 persone e sono stati distrutti edifici e depositi di stoccaggio.

 

 

 

Durante il periodo di campagna elettorale, il leader dell'opposizione Capriles ha fortemente attaccato proprio sul piano della sicurezza Chavez, in quanto questi avrebbe destinato ingenti fondi che sarebbero dovuti essere serviti per ammodernare e mettere in sicurezza gli impianti della PDVSA alle spese governative. Inoltre il bacino dell'Orinoco rischia di essere depositario di un tesoro difficilmente raggiungibile, in quanto il petrolio di quest'area è definito heavy oil per la sua viscosità.
Per estrarlo bisogna renderlo più fluido, così che possa essere trasportabile.

I costi sono, dunque, più alti e le tecniche estrattive più complesse e il Venezuela da solo difficilmente potrebbe riuscirci. In questo senso risultano indispensabili investimenti internazionali a fianco di PDVSA.

La ripresa del tasso di crescita del Pil nel 2011 e nel 2012 (Figura 6) è stata trainata dalle esportazioni del petrolio. Le stime che ha effettuato il Fondo Monetario Internazionale circa il tasso di inflazione posizionano il dato per il 2012 al 23,2% e per il 2013 al 28,8%, dato più alto in America Latina e tra i più alti nel mondo.

Nel 2011 il governo di Chavez ha tentato di intervenire per combattere la speculazione attraverso un sistema di "congelamento dei prezzi" per le categorie di prodotti di prima necessità (alimenti, bevande, detersivi, etc).
Gli ispettori governativi hanno il compito monitorare con particolare attenzione le grandi multinazionali (tra cui Nestlè, Coca-Cola, Johnson & Johnson) presenti e operanti nel Paese, con il concreto rischio di "fuga" e di disinvestimenti.
Il problema dell'inflazione però discende principalmente dal fatto che la capacità produttiva del Paese non riesce a fare fronte alla domanda interna e non dalle grandi multinazionali che operano in Venezuela…

Da un punto di vista delle relazioni internazionali, il voto a favore di Chavez cristallizza le posizioni nello scacchiere mondiale. Negli ultimi anni il Venezuela ha stretto intensi rapporti con l'Iran: alcuni lo definiscono il nuovo "Asse del Male" in virtù della affinità tra Chavez e Ahmadinejad, personaggi che mirano a creare un nuovo ordine mondiale che spezzi l'egemonia USA. In concreto il Venezuela sta sostenendo l'Iran nello sviluppo di un programma nucleare civile e sta cercando di favorire la cooperazione tra i due Paesi rifiutando di applicare le sanzioni internazionali delle Nazioni Unite.

Nell'America Latina, restano piuttosto stretti soprattutto i legami con la Cuba castrista con cui sono in corso accordi per la commercializzazione di petrolio a prezzi "calmierati". In America Latina, il Venezuela è stato ispiratore proprio insieme a Cuba dell'ALBA "Alleanza Bolivariana per le Americhe" che si propone un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica in alternativa all'ALCA "Area di Libero scambio" per le Americhe promossa dagli USA.

Inoltre il Venezuela è entrato nel luglio 2012 a pieno titolo nel MERCOSUR, il cui obiettivo è la realizzazione di un mercato comune in America Latina. Sono inoltre in fase di sviluppo anche le relazioni con Cina e Russia, specialmente per la centralità delle materie prime di cui  è ricco il Venezuela (petrolio e oro) e dall'altra parte per i prestiti che possono erogare i giganti mondiali.

Resta un'incognita: la salute del Presidentissimo che nel corso del 2011 è stato operato due volte di cancro.
Chi potrebbe essere il suo successore nel caso in cui il suo stato di salute peggiori prima del naturale mandato elettorale? I militari che appoggiano il governo hanno già manifestato la volontà di garantire la continuazione del suo potere.
Si passerà dal governo di Chavez, definito da molti come dittatoriale, a un governo di generalissimi?

                                              Rocco Paradiso

                                         

                                               

 

                                            

                                          

                              

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