Il terremoto che il 12 gennaio 2010 ha devastato Haiti ha momentaneamente riacceso i riflettori su questo paese, già duramente colpito dagli uragani nel 2004 e nel 2008. I disastri naturali sono tuttavia soltanto l'ultima disgrazia nella storia del paese, tra i più poveri al mondo.
Il confronto con la Repubblica Dominicana, con cui Haiti condivide l'isola di Hispaniola (Figura 1) e buona parte della propria storia, aiuta ad evidenziare alcune cause di tale situazione.

È sufficiente scorrere i principali dati economici per rendersi conto che Haiti è il paese più povero delle Americhe, ed uno dei più poveri al mondo. Con un GDP procapite annuo (PPP) di 1.180 dollari ed il 54% della popolazione al di sotto della soglia di povertà assoluta di 1$ al giorno (e ben il 78% al di sotto dei 2 $) Haiti rientra infatti tra i 30 paesi meno sviluppati del pianeta (Figura 2).
Gli indici relativi allo sviluppo umano - accesso a istruzione, cure mediche, acqua potabile - non fanno che ribadire questo dato, evidenziando come, già prima del terremoto, Haiti si distaccasse nettamente dalla media dei paesi dell'area latinoamericana. L'analisi del trend degli ultimi trent'anni, inoltre, non sembra indicare miglioramenti significativi in tal senso (Figura 3), ma mette in luce piuttosto come la condizione del paese sia oggi più vicina a quella dell'area sub-sahariana.

Se la situazione economica di Haiti appare anomala in rapporto alla media dei paesi caraibici e dell'America latina, il contrasto è ancora più netto se la comparazione viene effettuata con la confinante Repubblica Dominicana. Nonostante i due paesi condividano la stessa isola e buona parte della loro storia, le rispettive condizioni socio-economiche li pongono oggi quasi agli antipodi all'interno dell'area. Quali sono le ragioni di questa differenza? Varie ipotesi sono state formulate a diversi livelli, ad iniziare da elementi per cosi dire "strutturali".

Dal punto di vista geografico, la diversa esposizione dei due paesi alle perturbazioni atlantiche, dovuta al diverso orientamento e alla catena montuosa che attraversa l'isola fa si che, tra i due, Haiti abbia un clima tendenzialmente più arido e meno favorevole all'agricoltura. Una densità di popolazione doppia rispetto al vicino (stessa popolazione, circa nove milioni di abitanti, su una superficie pari alla metà) avrebbe poi contribuito a esercitare una maggiore pressione sulle risorse naturali del paese, conducendo progressivamente ad un grave stato di deforestazione e di impoverimento dei terreni (in Repubblica Dominicana le foreste ricoprono oggi il 28% della superficie, in Haiti meno del 4%).

Al semplice dato geografico occorre poi affiancare specifiche ragioni storiche che affondano le proprie radici nell'origine stessa delle due colonie. Per quasi un secolo Haiti è stata infatti gravata da un enorme debito nei confronti della Francia: un debito contratto per "conquistarsi" il riconoscimento ufficiale della propria indipendenza da parte dell'ex potenza coloniale e ripagato, con enormi interessi, solo nel 1922.

Inoltre, se prima dell'indipendenza la schiavitù era ampiamente praticata in entrambe le colonie, l'entità del fenomeno era profondamente diversa (a fronte di 60.000 schiavi nella Repubblica Dominicana ve ne erano oltre 500.000 ad Haiti). Tale situazione ha dato quindi origine a due sistemi etnicamente e socialmente differenti: la popolazione Haitiana è oggi composta al 95% da neri di origine africana (che parlano prevalentemente creolo) e dal 5% di bianchi e mulatti che rappresentano sostanzialmente l'élite (di lingua francese) economica, sociale e culturale del paese;

 

nella Repubblica Dominicana invece la grande maggioranza della popolazione è mulatta, con un 10% di bianchi e 10% circa di neri, lo spagnolo è la lingua comune, e vi è una minore polarizzazione economica e sociale (tra i due paesi vi è una differenza di dieci punti percentuali secondo l'indice di Gini).

Tali ragioni non sembrano tuttavia sufficienti a spiegare l'attuale divario tra i due paesi. In effetti, tale disparità appare ancora più singolare se si considera che nel 1960 i due paesi mostravano lo stesso GDP procapite, e che il distacco tra i due è avvenuto solamente nel periodo successivo (Figura 4). Se in questo lasso di tempo la Repubblica Dominicana ha più che triplicato il reddito medio dei propri cittadini, grazie ad un tasso di crescita medio del 5% annuo, Haiti ha infatti sostanzialmente visto dimezzarsi il proprio. È quindi nella storia recente dei due paesi che occorre cercare alcune delle risposte: e sebbene tali storie appaiano largamente simili (Figura 5 e Figura 6) - dalla forte influenza statunitense, al succedersi di lunghe dittature personali, all'assenza di ricambio dei vertici politici - alcune differenze possono essere evidenziate.

Mentre negli anni sessanta e settanta le dittature e semi-dittature dominicane, senza dubbio inqualificabili sotto il profilo dei diritti umani, investivano in servizi, educazione e infrastrutture, lo stesso non si può dire della lunga stagione dei Duvalier ad Haiti, che ha prodotto un impoverimento del paese. A partire dalla metà degli anni ottanta, quando la Repubblica Dominicana inaugurava un quadro politico stabile e relativamente democratico, Haiti sprofondava nel caos e nell'instabilità. Instabilità che ha condotto prima ad un embargo commerciale degli USA e dell'Organizzazione degli Stati Americani nel 1991, e poi dell'ONU nel 1993, cui è seguito l'intervento militare statunitense del 1994. E tuttavia tale instabilità era destinata a durare almeno per un altro decennio, fino al nuovo intervento multilaterale del 2004 e all'elezione di Préval nel 2006.

Sebbene le premesse della povertà di Haiti abbiano radici lontane, è l'assenza di un quadro politico stabile, in definitiva, che sta alla base dello scarso rendimento economico ed istituzionale dell'ultimo ventennio (Figura 7). Ed è sempre l'instabilità a spiegare l'enorme differenza (oltre un fattore 20 nel 2008) in termini di investimenti esteri diretti nei due paesi (Figura 8) ed il fatto che nella graduatoria delle potenziali destinazioni d'investimento stilato dal FMI, Haiti venga indicato 140° su 141, seguito solo dallo Zimbabwe. Dietro all'attuale divario tra due paesi non ci sarebbe (soltanto) il destino quindi, ma le inevitabili conseguenze economiche dei differenti contesti politici e sociali. 

Da ultimo ci sono i disastri naturali. Ma più che un legame causale con la povertà si tratta di un crudele circolo vizioso: in un paese povero, in cui le abitazioni sono costruite con materiali di scarsa qualità, soggetto a fortissima deforestazione e in cui mancano le risorse per prevenzione ed interventi di protezione civile, va da sè che l'impatto degli eventi naturali tipici di quest'area (alluvioni e uragani) tenda a essere più distruttivo. Non sorprende quindi che nel corso degli ultimi 100 anni il numero di morti associati a questi eventi ad Haiti sia 4 volte superiore a quello della Repubblica Dominicana. E se è impossibile stabilire quante delle circa 250.000 vittime del terremoto del 12 gennaio 2010 avrebbero potuto essere evitate, è certo che i danni umani e materiali (stimati ad oltre il 120% del Pil) hanno inflitto un duro colpo ad un paese in lotta per sollevarsi dalla povertà.

                                                    Enrico Fassi

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