Le "terre nere" dell'Ucraina sono state per secoli uno dei poli economici dell'Europa Orientale: sono "terre" fertilissime, pianeggianti, bene irrigate grazie alle acque del Dniepr e sono "nere" per gli affioramenti di carbone. Non deve quindi stupire se agricoltura e industria mineraria costellano la storia antica e recente di questo paese, privo di confini naturali netti a nord e a ovest e oggetto di contesa tra i vicini russi del nord (e dell'est) e i vicini polacchi dell'ovest (carta tematica).

In tempi recenti (vedi cronologia) l'Ucraina era così strettamente integrata nell'Unione Sovietica da far pensare che, senza l'Ucraina, l'Unione Sovietica non avrebbe potuto esistere: di qui derivava all'incirca un quarto della produzione alimentare di base e di quella energetica. Su questi presupposti, il regime comunista costruì una struttura di industria pesante di notevole importanza e fu proprio quest'industria ad andare pesantemente in crisi quanto, a partire del 1991, il mercato russo non fu più garantito. La caduta produttiva fu semplicemente terrificante: il prodotto lordo si assestò nel 1995-96 su livelli inferiori del sessanta per cento (!) a quelli del 1990, e rimase su questi livelli depressi più della stessa Russia. La risalita in termini percentuali è poi risultata abbastanza vigorosa, ma i livelli del 1991 sono ancora lontani (Figura 1 e Figura 2).

Il quadro che si ricava dalle statistiche (Figura 3) presenta molte tinte fosche: da un numero di lavoratori quasi uguale a quello dell'Italia deriva all'incirca un quinto della produzione italiana mentre la popolazione presenta un elevatissimo tasso di mortalità che può forse essere posto in relazione con la radioattività derivante dall'incidente nucleare di Cernobyl, oggi peraltro sostanzialmente superato.

Non fa quindi meraviglia che, penalizzata a lungo per la sua posizione geografica, l'Ucraina tenti oggi di sfruttare precisamente la propria posizione geografica (e geopolitica) che la rende terreno di passaggio quasi obbligato di oleodotti e soprattutto di gasdotti che trasportano queste preziose materie prime energetiche verso i mercati di sbocco dell'Europa Occidentale, in particolare nella sua parte meridionale (Figura 4). Nell'inverno del 2005, l'Ucraina ha usato la sua possibilità di rallentare il flusso di gas verso ovest in complesse trattative economiche e politiche con la Russia.
Il saldo export-import degli ultimi anni è pertanto positivo e in costante crescita.(Figura 5).

Dal punto di vista politico, è comprensibile che una parte degli ucraini, soprattutto quei due terzi per i quali l'ucraino e non il russo è la lingua madre, abbiano cercato a ovest - genericamente nell'Europa Occidentale, ma più specificamente in Polonia e negli Stati Uniti - un contraltare alla potenza del vicino russo. Ciò ha portato, tra l'altro a una situazione politica ribollente e complicata (cronologia) .
Nel 1993, l'Ucraina rinunciò alle testate nucleari presenti sul suo territorio dopo la fine dell'Unione Sovietica e consentì che in Crimea, divenuta autonoma, avesse le sue basi una flotta russa in cambio della cancellazione del debito nei confronti della stessa Russia, di aiuti economici e di un basso prezzo per il gas. Da allora, un susseguirsi di complicate vicende politiche (cronologia) si è tradotto in un equilibrio assai fragile tra i filo-russi e gli anti-russi. Su questa base, e nell'ipotesi che questo equilibrio migliori, devono essere impostati i programmi per rafforzare e prolungare la crescita che necessariamente richiede massicci investimenti esteri (Figura 6) e apporto dall'estero di tecnologia e capacità manageriali (m.d.).

Cronologia

1569 - 1772 Dominio polacco
1772 - 1917 Divisione dell'Ucraina tra Russia e Impero Austro-Ungarico
1918 - 1923 Breve e contrastata indipendenza, conflitto russo-polacco
1923 L'Ucraina entra a far parte dell'Unione Sovietica
1932 - 33 La collettivizzazione delle terre, voluta da Stalin, provoca una carestia con circa sette milioni di morti
1986 Incidente nucleare di Cernobyl
1991 L'Ucraina dichiara l'indipendenza - Kravchuc primo presidente
1994 Kuchma succede a Kravchuc
1996 Nuova costituzione democratica e nuova moneta (hryvna)
1997 Trattato di amicizia con la Russia
1999 Rielezione del Presidente Kuchma
2005 Dopo un periodo di disordini ("rivoluzione arancione") ed elezioni contestate e rifatte, il candidato dell'opposizione, Yuschenko diventa presidente; Yulia Timoschenko è primo ministro (dimessasi pochi mesi più tardi tra accuse di corruzione)
2006 Conflitto con la Russia sulle forniture di gas, successivamente risolto; in elezioni politiche vittoria del partito filorusso di Yanukovich, che diventa primo ministro
2007 Tensione tra il presidente "arancione" Yuschenko e il primo ministro filo-russo Yanukovich; scioglimento del parlamento ed elezioni politiche, svoltesi a settembre con maggioranza (soltanto relativa) agli innovatori antirussi

                                                  Mario Deaglio

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