La recente esuberanza della Turchia sulla scena politica internazionale proietta il paese verso quel ruolo di ponte tra Europa e Medio Oriente che, secondo molti, le spetta di diritto e quasi per motivi geografici (Figura 1).

Una tale consapevolezza è stata ribadita in modo sempre più evidente nell’ultimo anno e mezzo, ed è cresciuta man mano che la politica dello “zero problemi con i vicini”, introdotta dal brillante Ministro degli Esteri turco Ahmet Davatoglu, offriva di mese in mese risultati sempre più apprezzabili.

Tuttavia, un tale attivismo e un tale seguito da parte di diversi paesi della regione sono da ascrivere anche all’ottima performance che l’economia turca ha espresso negli ultimi anni e sta svolgendo nel 2011 (Figura 2).
Un tasso di crescita medio dell’8% nell’anno in corso, con picchi parziali impressionanti, come quello del primo quadrimestre del 2011, quando la crescita del PIL turco ha raggiunto un tasso dell'11%, superando il 9,6% della Cina e il 9,9% dell’Argentina dello stesso periodo.

Una tale fioritura dell’economia turca ha permesso anche una parallela crescita delle ambizioni del paese. Dopo aver ufficialmente rotto i rapporti (in realtà ridotti al minimo livello ma non rotti) con Israele, il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha dato impulso ad una politica di avvicinamento ai paesi arabi del Medio Oriente e del Nord Africa. In particolare, nella seconda metà di settembre si è recato in visita nelle tre capitali nordafricane colpite nell’anno in corso da cambi di governo: Tunisi, Cairo e Tripoli. L’intento manifesto è quello di creare dei canali di contatto tra la Turchia emergente e questi rinnovati paesi dell’area, i quali sono diventati una sorta di “terreno vergine” sul quale impostare una crescita condivisa che possa portare vantaggi strategici ed economici all’intera regione.

Soprattutto l’Egitto sembra essere il tassello più importante di questo mosaico geo-strategico che Erdogan e Davatoglu stanno componendo. Appuntamento fondamentale del tour di Erdogan in Africa settentrionale è stato sicuramente lo Egyptian Turkish Business Forum, svoltosi al Cairo il 21 settembre scorso, durante il quale sono stati discussi diversi progetti di cooperazione economico-commerciale. Innanzitutto, si è stabilito di triplicare i flussi commerciali e gli investimenti turchi in Egitto nei prossimi quattro anni.

 

L’interscambio commerciale tra Egitto e Turchia aveva già visto un’evidente crescita nel 2009, quando, in seguito all’Accordo di Libero Scambio firmato dai due paesi nel 2007, esso aveva raggiunto i 3 miliardi di dollari, contro i 726 milioni del 2005. (Figura 3). Al Cairo, Erdogan ha promesso, di fronte ad una sala che ospitava circa 100 uomini d’affari turchi e 800 egiziani, che l’interscambio tra i due paesi crescerà fino a raggiungere i 10 miliardi di dollari. Inoltre, ha aggiunto, gli investimenti passeranno dagli 1,5 miliardi di dollari attuali ai 5 miliardi.

Il Ministro egiziano del Commercio e dell’Industria Mahmoud Issa ha spiegato come nel 2011 gli investimenti turchi in Egitto abbiano raggiunto 1,5 miliardi di dollari nell’industria tessile, alimentare, nei settori medico, chimico, estrattivo e turistico, mentre le importazioni egiziane dalla Turchia sarebbero aumentate nei settori del cemento, automobilistico e dei tappeti.

Le importazioni egiziane dalla Turchia hanno raggiunto nell’anno in corso i 704 milioni di dollari, mentre le importazioni turche dall’Egitto toccano il milione e 184 mila dollari.
I Ministri del Commercio egiziano e turco hanno stabilito di creare una linea di navigazione commerciale tra Alessandria d’Egitto e il porto turco di Mersin, in modo tale da facilitare i flussi di scambio e accrescere la competitività delle merci egiziane sul mercato turco e, da lì, verso i paesi limitrofi. (Figura 4).

Turchia ed Egitto hanno inoltre firmato un accordo energetico bilaterale con il quale è stata creata una road map per lo sviluppo di sempre maggiore cooperazione energetica tra i due paesi. Ankara infatti starebbe cercando di espandere il numero di fonti da cui trae l’energia necessaria per carburare la sua forte crescita. (Figura 5).

Su questa linea si pone la dichiarazione del Primo Ministro Erdogan, secondo cui la Turchia vorrebbe coinvolgere l’Egitto nel progetto europeo del Nabucco, il gasdotto che trasporterà il gas dell’Asia centrale all’Europa attraverso Turchia, Bulgaria e Romania. (Figura 6).
Insomma, un ponte ideale tra Turchia ed Egitto sembra entrato in fase operativa.

                                          Giovanni Andriolo

 

                              

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