La Tunisia è un Paese grande quanto la metà dell’Italia, con 163.000 kilometri quadrati di superficie, ed è diviso in quattro regioni: il nord e il centro separati dalla dorsale, la costa del Sahel e il grande sud quasi interamente coperto dal deserto del Sahara (Figura 1).
Il Paese conta all’incirca 10 milioni gli abitanti, la maggior parte dei quali concentrati lungo la costa del Mediterraneo tra Tunisi – la capitale - e Sfax – importante porto e prima città produttrice di olio d’oliva della Tunisia.

Il tasso di crescita della Tunisia (Figura 2) è stato nel 2010 pari al 3,8%, in leggera risalita rispetto al 2009 quando il valore era del 3,1%, ma ancora lontano dal record del 2007 (6,3%). L’economia tunisina ha risentito della congiuntura economica negativa essendo strettamente legata all’Europa in termini di mercati di sbocco, Investimenti Diretti Esteri e turismo ma ha comunque mantenuto una crescita positiva grazie soprattutto al contributo dell’agricoltura, all’aumento della produzione mineraria ed energetica e al settore dei servizi.

L’agricoltura ha un importanza cruciale per l’impiego di risorse umane rappresentando infatti il 20% dell’occupazione del Paese - addirittura il 40% all’interno di alcuni governariati - e il 25% dell’occupazione per gli ingegneri locali. Tra i principali prodotti della terra c'è l’olio d’oliva: la Tunisia dopo Spagna, Italia e Grecia è il quarto Paese esportatore al mondo, il 75% delle quali destinate al mercato europeo.

Tra gli altri settori, il turismo – grazie al ricco patrimonio storico e culturale – sta accrescendo la sua importanza rappresentando più del 5% del Pil tunisino e fungendo da volano per altri settori economici (quali ad esempio quello della manifattura artigianale).
Ma nel Paese regnano la povertà e la disperazione per buona parte dei tunisini (Figura 3). La cosiddetta “rivoluzione del pane” nasce e si nutre proprio dal malcontento della popolazione che ha manifestato contro una serie di problemi che attanagliano il Paese. Quali?

Primo: l’instabilità politica. L’ex dittatore Ben Ali si è dimesso lasciando spazio a un interregno del Primo Ministro Ghannouci durato però pochi giorni. Tocca ora all’ex ministro Beji Caid Sebsi portare il Paese a nuove elezioni che si terranno a luglio. L’incertezza politica ha causato l’abbassamento del rating da parte delle agenzie internazionali: Ficht ad esempio ha portato il rating della Tunisia a BBB- da BBB. Secondo l’agenzia, le prime elezioni democratiche potrebbero infatti portare a un governo poco stabile, incapace di fare le riforme ed essere così poco credibile per gli investitori.

E ancora: la disoccupazione specialmente giovanile; l’aumento dei prezzi e la corruzione che attanaglia il Paese. Basti pensare che la Tunisia si colloca al centesimo posto su 195 Paesi per libertà economica nella classifica stilata dall’Heritage Foundation, con un indice pari a 58,5 (su 100) ed è definita come “mostly unfree”.

 

 

Per quanto riguarda il commercio internazionale, complessivamente nel 2010 si registra un incremento del 10% per le esportazioni locali e del 12% dal lato importazioni, andando a peggiorare ulteriormente la bilancia dei pagamenti con l’estero (Figura 4).
In particolare (Figura 5), è da rilevare una notevole interrelazione tra il Paese e i primi tre partner commerciali.
Infatti il 60% delle esportazioni è indirizzato verso Francia (30%), Italia (21%) e Germania (9%).
Le importazioni provengono dalla Francia  per il 20%, dall’Italia per il 16%, e dalla Germania per il 9%.

L’Italia fa registrare un calo complessivo dell’interscambio commerciale (Figura 6) segnando -15% tra il 2009 e il 2008 sia dal lato esportazioni che importazioni.
I settori in cui maggiormente si concentrano gli investimenti italiani sono il tessile, l’abbigliamento, il calzaturiero e l’agroalimentare. Per quanto riguarda quest’ultimo settore, il nostro Paese è il primo cliente della Tunisia (il 50% delle esportazioni sono indirizzate verso l’Italia) e il secondo investitore dopo la Francia.
E se l’Europa soffre, a risentirne sono naturalmente tutti i Paesi fornitori tra cui la Tunisia.

La Tunisia ha storicamente svolto un ruolo di avamposto per il controllo della regione mediterranea grazie alla posizione al centro del Nord Africa - nei pressi delle vie marittime vitali - per i diversi popoli che l’hanno conquistata: romani, arabi, turchi, ottomanni, francesi.

Oggi la Tunisia ha svolto il ruolo di “miccia” che sta scuotendo il mondo arabo: è bastato infatti il gesto di un disperato ambulante che si è dato fuoco in una piccola località per dare il la alle manifestazioni popolari in tutto il Nord Africa dove covavano disperazione, malcontento e rabbia.

Ora, il primo compito del futuro Premier sarà quello di ristabilire la sicurezza senza la quale non sarà possibile il rilancio economico che passa inevitabilmente da un lato dalla capacità di attrazione di IDE nei settori “chiave” e dall’altro dalla capacità di esportare i proprio prodotti anche al di fuori della vicina Europa diversificando il rischio di nuovi collassi.

Nel brevissimo periodo si dovrà inoltre risolvere il problema riguardante le migliaia di migranti – molti dei quali provenienti dai vicini Paesi rivoluzionari - che si accalcano lungo le coste tunisine in cerca di una imbarcazione che li possa portare nei Paesi europei più ricchi in cerca di speranza.
Queste sono solo alcune delle sfide che dovrà raccogliere il nuovo leader politico tunisino.                                             

                                             Rocco Paradiso 


 

 

 

 

                              

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