Anche la Thailandia si è ritagliata uno spazio nei quotidiani europei delle ultime settimane, a causa dei violenti disordini che costituiscono l’involuzione di una crisi istituzionale prolungatasi negli ultimi due anni.

Nel settembre del 2006 un colpo di stato militare depose l’allora premier, Thaksin Shinawatra, magnate milionario nel settore dei media, successivamente condannato per diversi capi dì accusa, il principale dei quali era costituito da corruzione, e costretto all’esilio a Londra. L’ex premier, interdetto dal maggio ’07 alla vita politica tailandese insieme ad alcuni alti dirigenti del suo precedente e disciolto partito,  pare non abbia accantonato l’idea di incidere sulle vicende Thailandia Si vocifera infatti che egli sia l’eminenza grigia che agisce sotto l’insegna del Partito del Potere Popolare (PPP), il trionfatore delle elezioni del dicembre ’07.

Allora venne nominato premier Samak Sundaravej, ma a partire dalla primavera '08 è iniziata la lunga serie di proteste organizzate dal partito di opposizione, l'Alleanza Popolare per la Democrazia (PAD), che accusava il premier Samak di essere un mero prestanome di Thaksin.. Il PAD è in realtà una coalizione molto eterogenea, formata da uomini di affari, ufficiali e sindacalisti, il cui comune denominatore è costituito unicamente dalla volontà di contrapporsi agli interessi del PPP e di Thaksin.

A fine agosto ‘08 la sede stessa del Governo venne occupata dai manifestanti e Samak si dimise in seguito ad una sentenza della Corte Costituzionale per una presenza considerata non adeguata ad una trasmissione televisiva.

Il PPP ha cercato di risolvere la crisi politica in tempi strettissimi, individuando un nuovo premier in Somchai Wongsawat, la cui immagine è tuttavia inquinata dal fatto di essere cognato di Thaksin.

I tentativi di dialogo con l’opposizione sono stati portati avanti dal vice-premier, Chavalit Yongchaiyudh, che a sua volta è stato costretto alle dimissioni proprio ad inizio ottobre. I disordini si sono immediatamente arroventati, visto che i manifestanti hanno letteralmente assediato il Parlamento e negli scontri con le forze dell’ordine si sono registrate anche delle vittime.

La Thailandia è sull’orlo del baratro finanziario e l‘unico motivo per cui la comunità internazionale non ha fatto mente locale è solo perchè l’attenzione mondiale è monopolizzata dalla crisi delle Borse.

 

La Borsa di Bangkok (Figura 1), già chiamata nel 2006 ad assorbire la batosta conseguente il golpe militare (-35%), è letteralmente rotolata nelle ultime settimane, cedendo complessivamente il 45% dai massimi dell’anno, registrati in primavera.

Il cambio (Figura 2) ha ceduto nei confronto dell’USD (-30% dai livelli più favorevoli al Bath), mentre è riuscito a recuperare contro Euro (circa 18%), sostanzialmente grazie ai movimenti del Dollaro.
Anche l’economia (Figura 3) sta iniziando a registrare segnali di rallentamento, pur viaggiando a cavallo di tassi annui di crescita  del 5%. Lo sbandamento valutario degli ultimi mesi ha soffiato inoltre sulla fiamma dell’inflazione, risalita al 6% circa dall’1% di fine ’07.
Proprio per controbattere la spirale inflattiva la Banca Centrale (B.O.T.), che per le vicende interne è costretta suo malgrado ad un’operatività piuttosto “dinamica” (Figura 4), ha alzato il tasso di Rifinanziamento a fine agosto dal 3,50% al 3,75%.

La previsioni (Figura 5) dipingono un quadro economico relativamente robusto sul finire del ’08 (PIL 4,8%, come nel ’07), sostanzialmente grazie alla tenute dell’export, visto che la domanda interna sta già flettendo nettamente. Tuttavia proprio il clima mondiale “recessivo” dovrebbe portare ad una contrazione dell’export thailandese nel ’09, forse addirittura accentuata dall’ulteriore calo dei consumi interni, per cui il PIL ’09 è atteso ad una brusca frenata (3,7%), senza contare le conseguenze di ulteriori avvitamenti della crisi istituzionale. La successiva ripresa dovrebbe riportare il tasso di crescita del PIL al 5%.

Il rallentamento economico dovrebbe consentire il raffreddamento dell’inflazione (Figura 5), che, dal picco 2008 (6,5%), potrebbe planare progressivamente al 2,5%-3%.
Nonostante ciò, i tassi dovrebbero rimanere piuttosto alti, perché la debolezza del cambio richiederà uno scudo protettivo ad opera della Banca Centrale. La Figura 6 riassume graficamente le previsioni economiche e finanziarie per la Thailandia.

La crisi della Thailandia si inserisce evidentemente nell’attuale turbolenza finanziaria mondiale: ciò da un lato “nasconde” le problematiche di quel Paese, dall’altro le potrebbe improvvisamente far esplodere a livelli non più gestibili dalle Autorità.
La Thailandia è quindi in duplice stato di assedio: interno per i manifestanti in piazza, esterno per le possibili pressioni connesse alle turbolenze internazionali.

 

                                                 Carlo Crovella

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