I dati dimostrano che a livello economico vi è sicuramente una fortissima interdipendenza tra la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica di Cina. Questa forte interdipendenza economica compensa l'attuale mancanza di dialogo politico. Si tratta di una profonda spaccatura che risale alla vittoria dei comunisti cinesi nel continente, alla fuga del governo del Guomindang (Partito Nazionalista, GMD) nell'isola, e all'apertura della guerra fredda in Asia nel 1950.

 Da allora esistono due governi, ognuno dei quali si auto-proclama governo legittimo dell'intera Cina unita. Sino al 1991, nessuno dei due governi aveva mai messo in discussione il principio di un'unica Cina e di un unico governo legittimo, ma nel maggio del 1991 il governo taiwanese prese una strada differente, dando avvio all'attiva politica diplomatica finalizzata all'ottenimento del doppio riconoscimento da parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, delle altre organizzazioni internazionali e degli stati nazionali. Politica che, fino a questo momento, si è rivelata fallimentare a causa dell'intransigenza della RPC e dell'enorme peso del suo "no" in campo internazionale. Solo una ventina di paesi molto piccoli dei Carabi e della Polinesia, infatti, riconoscono Taiwan come governo legittimo della Cina e, quindi, come stato; per il resto del mondo Taiwan non è uno stato indipendente e sovrano bensì una provincia ribelle, parte inalienabile della Cina.

Mentre sul piano internazionale la figura di Taiwan è ben lungi dall'essere quella di uno stato sovrano, sul piano nazionale le istituzioni taiwanesi paiono funzionare come quelle di uno stato a tutti gli effetti. Taiwan (Figura 1) è una Repubblica dotata di una forma di governo democratica multi-partitica. Sino al 1987 il paese era governato in regime di monopolio dal Partito Nazionalista ma, in seguito all'abolizione della legge marziale, la competizione elettorale libera condusse nel 2000 alla vittoria del partito storicamente all'opposizione: il Partito Democratico Progressista (meglio conosciuto con la sigla inglese, DPP). Il paese, dunque, ha superato oramai anche la fase della transizione democratica concretizzando questo processo con una comprovata alternanza dei partiti politici al governo.

Lo spartiacque della politica taiwanese è estremamente peculiare e dipende, sostanzialmente, dalla questione politica che lega Taiwan alla Cina Popolare. Le coalizioni non si muovono lungo il canonico asse della politica tradizionale che ha alle sue due estremità il liberismo economico da un lato e il socialismo dall'altro. L'asse politico taiwanese è caratterizzato, piuttosto, da due punti estremi ben differenti: l'unificazione alla Cina continentale da una parte e l'indipendenza da essa dall'altra.

Sin dalle elezioni presidenziali dirette del marzo 2000, il governo è guidato da una coalizione favorevole all'indipendenza di diritto dell'isola. Il suo leader, Chen Shui-bian, è stato riconfermato Presidente della Repubblica anche dalle elezioni successive del marzo 2004 superando, per una manciata di voti, i candidati della coalizione opposta (Lien Chan, Guomindang e James Soong, Qinmindang, Primo Partito del Popolo, PFP). Questa nuova situazione politica ha inasprito notevolmente i rapporti tra la Repubblica di Cina e la Repubblica Popolare Cinese. In politica interna, Chen è riuscito a far promulgare la Legge sul Referendum tramite la quale intende far approvare, nel 2008, una nuova Costituzione che sancisca l'indipendenza di diritto dello stato taiwanese. Nel 2006 ha abolito il cosiddetto Consiglio per l'Unificazione (organo nato nel 1990 con il fine di gettare le basi per una futura riunificazione), eliminando definitivamente qualsiasi dubbio circa la sua posizione nei riguardi di una possibile riunificazione.

Inoltre, Chen, da quando è al governo, ha attuato una intensa opera di "de-sinizzazione", costruendo e rafforzando l'identità taiwanese del suo popolo (Figura 2). Se negli anni '90 circa il 20% della popolazione si sentiva "cinese", oggi questa percentuale è calata al 6%. Nel marzo del 2005, la Cina ha risposto con una Legge Anti-Secessione tramite la quale legittima l'uso della forza armata nel caso in cui forze separatiste minaccino lo status quo e minino la possibilità di riunificazione di Taiwan alla madrepatria. Contemporaneamente ha notevolmente intensificato l'escalation militare lungo lo Stretto schierando, oggi, davanti all'isola quasi mille missili a corto e medio raggio.

Non è facile prevedere come si evolverà la questione taiwanese. Sicuramente sarà utile monitorare le elezioni politiche che si terranno a Taiwan alla fine di quest'anno (elezioni allo Yuan Legislativo, dicembre 2007) e le elezioni presidenziali dirette del marzo 2008. Questi due eventi politici sono estremamente importanti per l'equilibrio tra le due Cine anche perché avvengono in prossimità dell'apertura dei Giochi Olimpici a Pechino, momento in cui tutto il mondo avrà gli occhi puntati sulla Cina. Si pensa che i due partiti maggiori della coalizione "blu" (anti-indipendentista), il Guomindang e il Qinmindang, uniranno le forze, consapevoli del fatto che, nelle passate elezioni, la loro rivalità ha regalato la vittoria a Chen Shui-bian. Tra i canditati favoriti si annoverano Lien Chan (ex-presidente del GMD e candidato alle presidenziali del 2000 e 2004) e James Soong (fondatore e presidente del Qinmindang). Da quando si sono interrotti i rapporti politici tra il governo del DPP e quello del Partito Comunista Cinese (2000), il dialogo continua ad essere mantenuto in vita da questi due uomini politici che vengono spesso ricevuti dalle autorità cinesi. Si pensa che abbiano già firmato degli accordi segreti con la RPC che definiscono lo status di Taiwan nel prossimo futuro e che potrebbero venir messi in pratica nel caso in cui la coalizione "blu" vinca le elezioni presidenziali. La coalizione "verde" capeggiata dal DPP non potrà riproporre Chen Shui-bian sia perché egli è già al suo secondo mandato, sia perché è stato protagonista, insieme alla moglie, di grossi scandali di corruzione, sia perché la sua politica indipendentista è divenuta troppo aggressiva tanto da suscitare diffidenze e timori tra l'elettorato taiwanese. Tra i candidati favoriti spiccano Frank Hsieh (ex-presidente del DPP e ex-primo ministro) e Annette Lu (vice primo ministro).

Queste elezioni non sono soltanto un nodo cruciale nel rapporto tra la Cina e l'isola di Taiwan, sono un evento della massima importanza internazionale poiché vanno ad incidere su una questione in grado di influenzare l'equilibrio mondiale. Benché coinvolta in altri fronti di guerra, l'amministrazione Bush non fa mistero della sua volontà di proteggere Taiwan e, soprattutto, di volerla includere all'interno del suo progetto di "scudo spaziale di difesa missilistica" in funzione anti-Cina. I risultati elettorali avranno, perciò, senz'altro un ruolo nella definizione degli schemi e delle alleanze di questo nuovo scenario internazionale che si va lentamente delineando.

                                         Francesca Congiu

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