Le Springboks sono piccole antilopi africane, agilissime e velocissime: sono state assunte, correttamente, come il simbolo della Nazionale di rugby sudafricana. Proprio un anno fa, in Francia, il team verde-oro ha vinto la sua seconda Coppa del Mondo, bissando il successo ottenuto in casa 12 anni prima.

Il 1995 fu un anno fondamentale nella storia del Sud Africa, non solo per il rugby, ma perché coincise con l'abolizione dell'apartheid e la nascita di un "nuovo" Stato, moderno, democratico, proiettato verso il futuro. Dopo una partenza sprint, negli ultimissimi anni il Sud Africa ha un po' vissuto di rendita sui suoi successi sportivi (nel 2010 organizzerà il Mondiali di calcio) e politico-sociali, ma i nodi stanno venendo al pettine.

La situazione si è improvvisamente aggravata, ma il colpo di grazia è indirettamente collegato al trend dell'Oro che ha rinviato i chiarimenti cui è chiamata la nazione africana e ora l'ha messa di fronte a tutte le sue contraddizioni.
Nel corso del 2007/08 il metallo giallo ha dapprima registrato un sensibile rialzo strutturale, che lo ha visto crescere del 45% circa fino alle punte massime superiori ai 1.000 USD per oncia
(Figura 1).
Questo rialzo si collegava al contemporaneo indebolimento del Dollaro, ma soprattutto al ruolo di "bene rifugio" che ricopre l'oro nei momenti di crisi (era già scoppiata la bolla dei subprime americani). Il rialzo dell'Oro ha un po' drogato il Sud Africa, vista la dotazione di materie prime e di metallo giallo in particolare. Il trend aurifero ha favorito anche le società minerarie, molte delle quali sono quotate in Borsa.

L'inversione di tendenza del Dollaro USA nell'estate scorsa ha scompaginato il precedente quadro: l'Oro (che si muove sempre in direzione opposta all'USD) ha perso il 25% dai massimi (Figura 1) ed ha tolto il paracadute alla Borsa di Johannesburg (Figura 2), che, già balbettante in precedenza, si è allineata agli altri listini, registrando al momento un -35% rispetto ai massimi.

Analizzando il grafico del cambio
(Figura 3), si nota che il Rand ha ceduto nuovamente posizioni negli ultimi tempi: tuttavia la grande svalutazione dello ZAR (questa è la sigla che lo contraddistingue nel mercato valutario) è avvenuta nel periodo della forte pressione dell'Euro, rispetto al quale il Rand cedette il 25%.

Incrinatosi il precedente quadro di "prigione dorata" (è proprio il caso di dirlo), sono emerse con prepotenza tutte le contraddizioni della Nazione sudafricana. Uno dei problemi strutturali è costituito dall'immigrazione clandestina dai vicini Paesi infinitamente più poveri (Mozambico, Zimbawe, anche Somalia): il liberale Sud Africa ha scoperto che le giovani generazioni, ricche e in espansione economica e professionale, vivono rigurgiti razzisti, sfociati, circa 3 mesi fa, in atti violenti con numerose vittime. Il Governo ha cercato di correre ai ripari, proponendo un'indennità di 500 Rand  (una cinquantina di Euro mal contati, con i quali si mangia per un mesetto) ai clandestini disposti a rimpatriarsi e nessuno ha rifiutato.

Ma la ferita ideologica rimane, perché dimostra che le nuove generazioni non sono perfettamente allineate con lo spirito del primo momento post apartheid, quello del Presidente Mandela. 

I contrasti si sono spostati ora a livello politico-istituzionale, visto che il Paese è già in dirittura d'arrivo verso le elezioni presidenziali della primavera 2009.

Il leader dell'African National Congress (ANC), Jacob Zuma, è personaggio molto discusso e decisamente inquietante:  è stato denunciato per stupro e corruzione, una delle sue mogli "legali" (ne avrebbe anche una decina non legalizzate) si è suicidata con un'overdose e un'altra si è allineata con il suo avversario politico, Mbeki, successore di Mandela alla Presidenza. C'è di che far tremare le vene ai polsi, considerato che il tribale Zuma ha un'immagine decisamente poco attraente agli occhi degli investitori stranieri, specie rispetto al moderato Mbeki.

Lo scontro è giunto ai più alti livelli istituzionali: a fine settembre, qualche giorno dopo le dimissioni di Mbeki (21 settembre), su 30 Ministri dell'Esecutivo se ne sono dimessi per solidarietà contemporaneamente 10, più un vicepresidente. La crisi è stata ricucita a tempo di record (con un accordo proiettato alla consultazione presidenziale), ma non possiamo dire che il Paese ne sia uscito completamente indenne. Infatti, con i subbugli interni, l'Oro in regresso, la crisi finanziaria mondiale e la minor propensione degli investitori a dirigere i capitali verso il Sud Africa, il Governo deve ponderare molto bene i passi da compiere.

Il quadro economico (Figura 4) non è ancora deteriorato: la crescita del PIL sembra aver arrestato il ridimensionamento degli ultimi anni, stazionando in ogni caso in area 4%-5%, un tasso di crescita invidiabile per molti Paesi industrializzati. Resta ancora da rimettere la museruola al trend inflattivo, che è salito fin oltre il 10% y/y, livelli secondi solo ai picchi del 2002/03 (12%).
La politica restrittiva adottata dalla Banca centrale, che potrebbe influire sulla crescita economica nel biennio '08/09, è tesa appunto a far scendere l'inflazione attorno al 4%.
I tassi di interesse dovrebbero rimanere elevati (11-12%) e ciò permetterà al Rand di ben comportarsi in campo valutario, quanto meno contro Euro, mentre potrebbe cedere contro USD. (Figura 5).

La Politica restrittiva iniziata nel 2005 ha portato il tasso di rifinanziamento (PcT) dal 7% al 12%, creando una scaletta (Figura 6) lunga la quale è anche salito il tasso monetario a 3 mesi. La situazione vista così sembrerebbe delicata, se non critica, considerato che il cambio sta sbandando, la borsa crolla e l'Oro flette……Ma in realtà (Figura 7) i tassi di interesse a medio-lungo termine, che per definizione "guardano più in là", evidenziano segnali di maggior ottimismo: il tasso di Interest Rate Swap sudafricano ha già iniziato a scendere, riportandosi a ridosso del 9%, contro il 12% dei tassi a breve.

Nonostante questa "apertura di credito" del mercato a medio-lungo termine, le Springboks sono chiamate ad una partita che può valere ben più di un Coppa del Mondo di Rugby: non solo i 15 atleti che vestono la maglia della nazionale, ma l'intero Paese deve scegliere fra il radicalismo tribale di Zumo e la prosecuzione del trend liberale iniziato dal carismatico Mandela.

                                                 Carlo Crovella

 

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