È giunto il momento di cambiare anche in Spagna: il Partito Popolare guidato dal conservatore Mariano Rajoy ha raggiunto nelle ultime elezioni il 44,6% dei voti conquistando la maggioranza assoluta alla Camera (186 seggi su 350 totali) e si appresta a governare dopo due tentativi andati falliti nel 2004 e nel 2008 mettendo fine - almeno per il momento - allo Zapaterismo (Figura 1).

Il Premier uscente ha pagato inevitabilmente l'aggravarsi della crisi economica: infatti la crescita spagnola ristagna (le stime della Banca Centrale la portano a +0,7% su base annua), la disoccupazione è continuata a salire fino al 22,6% (record nell'Unione Europea), la pressione sui titoli di Stato spagnoli aumenta e lo spread è arrivato oramai a sfiorare i 500 punti base sui Bund tedeschi (Figura 2).

L'ultima collocazione di titoli da parte del governo spagnolo che si è tenuta in novembre si è perfezionata per quasi tre miliardi di euro (raggiungendo l'obiettivo che lo stesso si era prefissato, tra due e tre miliardi di euro) con tassi in forte aumento nonostante il cambio di governo. Rispetto all'ultima emissione del mese precedente infatti, sia i titoli trimestrali che quelli semestrali sono risultati in forte aumento: i primi sono più che raddoppiati salendo a un rendimento pari a 5,11% (2,29% nell'asta precedente) e i secondi a 5,23% contro 3,3%.

La fiducia degli investitori è quindi in calo così come quella delle famiglie che tendono a consumare di meno provocando, insieme ai tagli della spesa pubblica e della tendenza al ribasso dell'investimento immobiliare, un calo di domanda interna. A proposito, la bolla immobiliare, scoppiata nel 2008 - 2009, è stata alimentata da una crescita notevole del credito tra il 1999 e il 2007 tale che il settore delle costruzioni e della attività immobiliari è il più indebitato dell'area euro. Lo scoppio della bolla ha naturalmente conseguenze a tutt'oggi: la Spagna conta più di mezzo milione di immobili costruiti durante il boom (nel 2007 i canteri erano 760 mila contro i 300 mila nel 1989) e rimasti invenduti.

Il Governo uscente per porre rimedio a questa situazione (che ha causato d'altro canto un crollo del prezzo medio pari al 15% e in alcuni casi al 40%) ha provato già a "fare la parte dell'agente immobiliare" incontrando potenziali investitori e raggiungendo qualche risultato. Nei prossimi mesi il numero dei cantieri aperti andrà naturalmente calando e ciò provocherà un graduale riassorbimento dello stock di case invendute tanto più se la domanda resterà sui bassi livelli del 2010.

E non aumenta solo il debito privato delle famiglie e delle imprese (Figura 3).
Il debito pubblico - detenuto in buona parte dal governo cinese - a causa del crescente disavanzo sociale sta infatti continuando ad "impennarsi"
(le previsioni per il 2012 si attestano al 70% e i dati ancora non definitivi del 2011 riportano stime pari al 65%), superiore al limite fissato dal patto di stabilità (60%) ma circa venti punti inferiore alla media europea (85% nel 2010).

I conti statali peggiorano e le principali agenzie di valutazione internazionali (Figura 4) nel corso del 2011 hanno tagliato diverse volte il rating iberico a causa anche del maggior costo dell'indebitamento.

 

E non hanno scampato il downgrade in ottobre dieci banche del Paese (tra cui Bbva e Santander) a causa dell'esposizione degli istituti di credito iberici nel settore immobiliare, ritenuto ancora un punto debole in questa fase dell'economia spagnola.

La Banca Centrale spagnola ha ridotto le stime di crescita del Paese (Figura 5) per il 2011: crescita zero per il terzo trimestre e incremento dello 0,7% su base annua. Piccola nota lieta: dei Paesi Europei più in difficoltà, la Spagna è quello che è riuscito più degli altri a mantenere risultati moderatamente soddisfacenti di crescita grazie soprattutto alla tenuta della domanda estera che risulta in aumento nel terzo trimestre grazie al dinamismo del turismo e delle esportazioni dei beni.

Mentre i principali Paesi che acquistano merci dalla Spagna restano quelli tradizionali dell'Eurozona (Figura 6), la Spagna è riuscita a mantenere quasi invariate le quote di mercato mondiali grazie a un progressivo spostamento verso i mercati  più dinamici. I dati sul commercio internazionale sono infatti relativamente incoraggianti poiché a fronte di un generale rallentamento degli interscambi commerciali (Figura 7), proprio grazie a una maggiore tenuta delle esportazioni si assiste a un miglioramento della bilancia commerciale.

L'Indice di Borsa di Madrid Ibex35 - al cui interno sono presenti i titoli che si sono rivelati i più liquidi durante il periodo di sei mesi che precede il giorno di ridefinizione dell'indice stesso- (Figura 8), dopo il recupero avvenuto nel corso del 2009, risulta essere piuttosto debole negli ultimi cinque anni: i titoli scambiati hanno perso quasi il 40% del proprio valore e il 18% solo nell'ultimo anno.

Il nuovo governo spagnolo si trova attualmente in fase di valutazione dei conti prima di annunciare misure di austerità che il Paese dovrà affrontare. Tra le misure che vanno in questo senso, il governo uscente di Zapatero ha già introdotto per il 2011 e il 2012 la cosiddetta imposta patrimoniale per i patrimoni al di sopra dei 700.000 euro, con una esenzione fino a 300mila euro per il valore delle residenze principali. Tale imposta dovrebbe produrre un gettito supplementare di circa 1,1 miliardi di euro.

In conclusione, il nuovo governo, come tanti - vecchi e nuovi - dell'Eurozona, dovrà raggiungere da un lato l'obiettivo di budget dell'anno prossimo, vincendo la sfida di non deprimere il Paese ed anzi provare a fare in modo che le azioni poste in essere siano da "volano" per lo sviluppo. Tra le riforme previste da Rajoy attualmente in fase di analisi, il programma prevede un innalzamento del minimo imponibile per le famiglie più numerose e una sostanziale riforme del welfare e delle pensioni di anzianità. Come in altri Paesi, poi, il risanamento dei conti pubblici passerà attraverso una riduzione degli organici pubblici e della spesa. Per rilanciare l'occupazione, il governo prevede maggiore libertà di contrattazione per le singole imprese a scapito di una rigorosa contrattazione collettiva, incentivi per i nuovi assunti e per la ricerca e lo sviluppo. La "ricetta" è nota, ora dovrà trovare concreta applicazione nei prossimi mesi da parte del nuovo governo. Basterà?

                                               Rocco Paradiso

 

                                               
 

 

 

 

                              

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