Il PSOE  del  premier socialista uscente, José Luis Zapatero, ha ottenuto un nuovo mandato di quattro anni al governo della Spagna nelle elezioni del 9 Marzo scorso (Figura 1). I socialisti hanno ottenuto cinque seggi in più nella Camera dei deputati (Congreso) rispetto alla precedente legislatura, passando da 164 a 169, senza però raggiungere la maggioranza assoluta di 176 seggi (Figura 2). Pur sconfitto, cresce il Partido Popular (Pp) dello sfidante Mariano Rajoy, che sale da 148 a 153, un risultato che evidenzia la forte spinta verso il bipolarismo anche nella penisola iberica.

Secondo gli analisti locali, il Psoe ha vinto grazie al voto di catalani e baschi, che gli hanno consentito di conservare un vantaggio di 16 seggi sul Pp , lo stesso della precedente legislatura.

La scelta degli alleati con i quali garantire al nuovo governo una maggioranza al Congreso è ora la nuova sfida per Zapatero, che ha a disposizione un ventaglio di opzioni, fra le quali la più remota è quella di una grande coalizione con i popolari, evocata durante la campagna elettorale da Rajoy stesso, per evitare alleanze con i nazionalisti.
Il nuovo parlamento spagnolo si riunirà ai primi di aprile, quindi il re darà l'incarico a Zapatero di formare il nuovo governo. Le attese e le incertezze sono molte: se è vero che la Spagna è diventata un paese moderno con un'economia in forte espansione, la crisi economica internazionale ha già colpito duramente il mercato immobiliare. La disoccupazione (Figura 3) è  salita da circa 1,9 milioni a giugno 2007 a 2,5 milioni nel febbraio 2008. Mentre il PIL sembra frenare, l'inflazione è raddoppiata dal 2 a oltre il 4% (Figura 4) , mettendo in  crisi i consumatori.

Il settore manifatturiero e quello dei servizi sono in evidente recessione, il deficit commerciale è molto alto e servirebbero afflussi di capitale di circa 9 miliardi di euro mensili per sanarlo. Questi temi sono stati evidenziati da Rajoy e dal suo partito nella campagna elettorale, ma con toni troppo catastrofisti ed accesi che non hanno attirato più di tanto l'elettorato spagnolo, tutto sommato benevolo con l'evoluzione culturale ed economica avviata da Zapatero.

Il traino per lo sviluppo iberico di questi anni è in gran parte dovuto all'ingente sostegno dei fondi comunitari utilizzati a dovere, a differenza dell'Italia, per la creazione delle infrastrutture e la crescita industriale.

Inoltre, il decisionismo con cui il governo Zapatero ha agito, sia nel ritiro dall'Iraq, sia nelle politiche sociali, sia nella battaglia per i diritti civili, pur con la forte ostilità della Chiesa cattolica, ha mostrato al paese un premier coraggioso e coerente che è stato premiato con la riconferma.
La mutata congiuntura economica internazionale, insieme alle spinose questioni di Catalonia e Paesi Baschi sempre più pressanti nelle loro spinte autonomiste, fanno pensare che il secondo mandato di Zapatero sarà ancora più in salita del primo.

                                                   Luca Deaglio

 

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