Gli scossoni subiti dall’intero panorama dei mercati finanziari a settembre – ottobre, mescolando nello stesso calderone realtà diverse fra loro, hanno reso difficile individuarne le peculiarità.  Alcune situazioni sono quindi sfuggite ad una prima analisi.

E’ il caso delle tre Nazioni scandinave (Danimarca, Svezia e Norvegia), accomunate oltre che dalla vicinanza geografica, dalla caratteristica di essere tutte in lista di attesa per la convergenza nell’area Euro, anche se con tempistiche e ruoli un po’ differenti. La Danimarca, attesa ad un coinvolgimento ormai prossimo, è in realtà macerata all’interno dal peso della scelta. Svezia e Norvegia, apparentemente più “fredde” circa la convergenza, non potranno fare “orecchi da mercante” ancora per molto, considerata l’interdipendenza crescente fra le economie confinanti.

Nei giorni di forti flessioni in tutto il mondo, le Borse scandinave non sono certo riuscite ad evitare lo storno
(Figura 1). Il loro calo dai massimi storici più o meno si pone a cavallo del 50%: tuttavia, a differenza di Stoccolma e Copenhagen (i cui massimi risalgono ad inizio estate ’07, ovvero ante crisi subprime USA), quella di Oslo è salita al record ad inizio estate ’08, grazie al trend rialzista del petrolio.

Tutte e tre le Corone hanno attraversato un periodo decisamente ballerino, ma ne stanno uscendo con prospettive differenti.. La Corona Norvegese ha perso il 45% contro il Dollaro USA,, limitando l’indebolimento verso Euro al 15% circa. La Corona svedese ha ceduto il 25% contro USD e circa l’11% contro Euro (Figura 2).
La Corona danese (Figura 3), “ancorata” a cavallo di 7,45 contro Euro (probabile parità di convergenza) ha “subito” per intero la rivalutazione autonoma dell’USD dall’estate (circa 25%).

Proprio la realtà danese lascia perplessi: nei giorni in cui tutte le Banche Centrali, a cominciare da FED-BCE per arrivare alla Banca svedese, tagliavano i tassi dello 0,50%, quella danese ha dovuto alzarli di 0,25% per “reggere” il livello di probabile parità di convergenza: pensiamo cosa sarebbe capitato, nei mesi scorsi, alla nostra “Liretta”, se fosse ancora in balia delle bufere valutare come nel lontano ’92-93.

I tassi monetari danesi sono schizzati verso l’alto (Figura 3), ma quelli a medio termine sono rimasti stazionari, dimostrando di non aver ceduto al pessimismo in una visione di più ampio spettro temporale.

Anche i tassi norvegesi erano saliti con virulenza, ma il rientro delle tensioni e la conferma di una visione positiva nel medio termine ha addirittura consentito alla Banca centrale di abbassare il costo del denaro (-0,50% al 4,75%).
Ancor più sereno pare l’orizzonte dei tassi svedesi già autonomamente “girati” verso il basso (Figura 4),

I tassi di interesse di tutte e tre queste Nazioni hanno patito, in precedenza, il rialzo dell’inflazione ai rispettivi massimi del ciclo decennale (Figura 5):
anche sotto questa ottica, spicca lo strappo dell’inflazione tendenziale norvegese (salita dallo 0% a quasi il 5,5%), a seguito della frenesia registrata nel settore petrolifero, sia come trend dei prezzi che come intensità operativa (diretta ed infrastrutturale).
Le prospettive inflattive scandinave sono indirizzate al progressivo rientro delle recenti punte, sia perché questo è un po’ il leit motive del quadro inflattivo mondiale, sia per i riflessi della congiuntura in rallentamento. Anche in queste tre Nazioni, infatti, l’evoluzione del PIL
(
Figura 6) è tutt’altro che improntata all’accelerazione.

Passiamo ora ad una veloce sintesi analitico-previsionale su ciascun Paese:

Danimarca: La minoranza Liberal-conservatrice cerca di volta in volta alleanze parlamentari per le più importanti decisioni, tutte sottoposte alla “cappa” del referendum circa l’adesione definitiva o meno all’Euro. A tal proposito, dopo l’infelice esito del referendum irlandese nel giugno scorso, è sempre meno probabile che la consultazione danese avvenga in tempi brevi. L’agenda politica è così dominata dalla riforma del welfare e del sistema tributario.  

 

 

Il Governo deve tener conto delle esigenze del Partito Popolare Danese (DF), senza il cui appoggio avrebbe seri problemi in Parlamento, e non può abbassare la guardia sui severi controlli all’immigrazione sostenuti dal DF. La politica fiscale è quindi moderatamente espansiva e dovrebbe rimanere tale, poiché la spesa pubblica (in moderato aumento) si aggiungerà al taglio delle tasse introdotto nel ’08, cui dovrebbe seguirne un altro nel ’09.

Già da inizio ’08 la congiuntura danese è tecnicamente in recessione (due trimestri consecutivi di riduzione del PIL) e l’onda lunga del rallentamento mondiale non favorirà certo una rapida ripresa: il PIL è atteso in calo per tutto il ’09 (Figura 7), salvo riconquistare successivamente ritmi di crescita annua nell’area 1,5%-2%. Ciò favorirà un calo dell’inflazione anche sotto il 2% annuo. Ciò nonostante i tassi di interesse dovrebbero rimanere complessivamente stazionari intorno al 4,5% anche a difesa del cambio nell’ipotesi di continuo rinvio della convergenza nell’Euro.

Svezia: la coalizione di Centro-Destra che sostiene il Governo dalle ultime elezioni del ’06 è composta da ben quattro partiti. Stanno iniziando ad emergere le divergenze fra di loro e ciò rende complesso l’itinerario politico verso la prossima consultazione elettorale, prevista a settembre 2010. Nonostante il calo di consenso, il Governo prosegue nella riforma su welfare e sistema tributario. Le recenti turbolenze sui mercati finanziari internazionali hanno comportato ripercussioni anche sul quadro economico svedese, con sensibili restringimenti dei criteri di erogazione del credito e non poche pressioni sulla domanda sia interna che internazionale.

Anche il PIL svedese è atteso ad un rallentamento nel ‘08/09 (Figura 7), pur riuscendo (secondo le attuali stime) ad evitare di cadere sotto la linea dello 0%. Il successivo recupero di medio termine dovrebbe riportare la crescita svedese a ritmi del 2,5%-3% annui. Dopo la recente fiammata inflattiva, il trend dei prezzi svedesi dovrebbe scendere verso livelli (2011/13) dell’1,5%, consentendo ai tassi monetari di scendere sotto al 4%. La Corona svedese dovrebbe cedere terreno nei confronti dell’USD e, al contrario, rosicchiare qualche posizione all’Euro.

Norvegia: le prossime elezioni, previste nel settembre 2009, dovrebbero essere raggiunte senza particolari attriti dall’attuale Governo sostenuto da una colazione Rosso-Verde: Partito Laburista, Partito Socialista di Sinistra (SV) e Partito di Centro. Qualche disagio sociale sta emergendo anche a seguito del rallentamento economico mescolata alla fiammata inflattiva, per cui il consenso verso i dei Partiti di Centro Destra è leggermente aumentato nei mesi scorsi . Anche per fronteggiare tale fenomeno, il Governo riproporrà una politica fiscale complessivamente espansiva, utilizzando una quota crescente delle entrate petrolifere per finanziare investimenti ed infrastrutture pubbliche. La  necessità di finanziare il sistema bancario in seguito alle recenti turbolenze internazionali, spingerà prima o poi la Banca Centrale a ribassare i tassi, cosa che invece non ha fatto nelle scorse settimane (mentre la Svezia si è accodata ai ribassi delle principali Banche Centrali).


A differenza dei suoi due vicini scandinavi, la Norvegia (Figura 7) non dovrebbe soffrire per un rallentamento congiunturale e ciò sempre grazie al petrolio (inteso sia come export sia come investimenti nel relativo settore produttivo). Tuttavia, anche per l’impoverimento dei risparmiatori per i crolli borsistici, congiuntamente ad un mercato del lavoro decisamente vischioso e quindi in crescita molto limitata, i consumi finali dovrebbero indebolirsi, facilitando il rientro dell’inflazione a cavallo del 2% annuo. I tassi a breve potrebbero calare invece a cavallo del 5,5%. La Corona norvegese, una volta ripristinato il quadro finanziario generale, dovrebbe patire un po’ sia contro USD che contro Euro (2009/10), salvo recuperare parte delle posizioni perse nei successivi anni.

 

                                                 Carlo Crovella

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