Vladimir Putin fu eletto presidente, all'età di 48 anni, a seguito delle elezioni del marzo 2000. Un presidente giovane ed energico in un paese enorme (Figura1), vecchio (con la vita media in calo a differenza di quasi tutto il resto del mondo) e con scarsa sfiducia in se stesso. I suoi sei anni di presidenza hanno risentito di queste contraddizioni e hanno dato luogo a politiche apparentemente contraddittorie ma di notevole, anche se non risolutivo, successo: da un lato svecchiare l'economia, dall'altro conservare l'essenza dell'"anima" russa, comprese le sue tradizionali ambizioni di potere mondiale e il sapore comunque autoritario della sua ritrovata democrazia.

Una normalizzazione, in un certo senso. Che ha avuto i suoi momenti importanti nello sblocco (2001) dei rimborsi dei prestiti esteri, a cominciare da quello, contestatissimo, del Fondo Monetario Internazionale, che era stato la miccia della crisi del 1998; negli accordi con gli Stati Uniti e con la NATO (2001-02) che ridussero il pericolo di una guerra nucleare; nella legge finanziaria per il 2003, da un lato ispirata al rigore e dall'altro volta a introdurre lievi elementi di liberalizzazione in alcuni settori chiave.

Alla moderata liberalizzazione economica ha fatto seguito la centralizzazione politica (settembre 2004) che ha tolto gran parte dei poteri ai governi locali. Poi la fase del conflitto con gli "oligarchi" che sono stati di fatto posti sulla difensiva, se non in galera, come è successo a Khodorkovsky, il padrone del gigante energetico Yukos; è stato ristabilito il predominio statale sul settore petrolifero nel momento in cui l'aumento del prezzo del greggio metteva nuova linfa nell'economia russa. La fase successiva ha visto una politica estera di tipo nuovo nella quale l'arma dei prezzi e delle forniture di gas e altre materie prime ha indotto molti paesi ex-satelliti a riavvicinarsi a Mosca.
A fare da sfondo all'azione di Putin è stata la rinascita dell'economia russa sull'onda dell'aumento del prezzo del greggio. Dopo la fine dell'Unione Sovietica il prodotto lordo russo precipitò del 40-50 per cento (un calo analogo a quello dei paesi che perdono una guerra); gli anni novanta hanno mostrato tendenze contrastanti. el nuovo secolo, il prodotto lordo ha messo in luce un'espansione con tassi di crescita di tutto rispetto (tra il 5 e il 6 per cento) e molto regolari (Figura 2) basata su petrolio e gas. I risultati, soprattutto per quanto riguarda l'industria, non si sono fatti attendere (Figura 3):

in sette anni la produzione industriale è cresciuta all'incirca del 50 per cento con forti incrementi per quanto riguarda i beni durevoli di consumo di cui i russi, dopo anni di astinenza, sono come affamati.

E' probabile che, dopo le elezioni del 2 dicembre 2007, Putin si appresti a continuare nell'esercizio di fatto del potere, come Primo Ministro, formalmente sotto un Presidente privo di vera forza politica. Il suo programma prevede un uso sempre più incisivo dell'"arma petrolifera" per riacquistare peso politico nei confronti dell'Europa e anche della Cina, con la quale ha concluso un importante accordo energetico, e per tornare a esercitare l'egemonia nei confronti di quei paesi dell'Asia ex-sovietica ancora recalcitranti a tornare nell'orbita di Mosca, dopo essersi lasciati attrarre dagli Stati Uniti.

Nel frattempo la normalizzazione putiniana ha ricondotto l'inflazione a livelli relativamente ragionevoli (Figura 4), anche se a un occidentale essi paiono ancora troppo elevati (gli ultimi dati la indicano attorno al 12 per cento). Le riserve valutarie, inesistenti nel 1998 (tanto che si dovette chiudere il mercato dei cambi) sono salite a circa 250 miliardi di dollari (Figura 5), il bilancio pubblico è in forte attivo e la Russia può guardare a un futuro di espansione economica e anche di recupero di influenza.

Questo vecchio gigante presenta però ancora numerose debolezze di fondo, a cominciare dalla già citata sfavorevole struttura demografica. Le "meraviglie" della tecnologia russa sono un ricordo sovietico e i russi puntano deliberatamente sull'industria e in particolare sulle materie prime, il che pare curioso in un mondo che invece fa riferimento soprattutto all'alta tecnologia  La Russia appare perciò un paese "diverso" che fa leva sulle materie prime come gli sceicchi del petrolio. L'industria ha un peso rilevante (Figura 6) e molta strada da compiere per essere competitiva ma dispone, direttamente o indirettamente, delle risorse finanziarie necessarie; i servizi sono una strana mescolanza di modernità e di vecchia tradizione burocratica e inefficiente; l'agricoltura è per lo meno riuscita a evitare nuove crisi, come quella del 1991, quando milioni di russi affamati dovettero essere rifocillati dalle missioni di soccorso dell'Unione Europea.
E' una democrazia, quindi, dalle sfumature ancora molto opache, come testimoniano i sospetti sui risultati elettorali.

                                                 Mario Deaglio

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