Piccola penisola della ben più grande penisola arabica (Figura 1), abitata da circa 1 milione di persone, indipendente  dalla Gran Bretagna solo dal 1971, l'emirato del Qatar ha un tasso di disoccupazione inferiore all'1% ed è la seconda nazione al mondo (Figura 2) per Pil Pro capite (111.000 dollari, dato 2009).

La ricchezza dell'emirato prende le mosse dalla scoperta di petrolio negli anni Trenta - quando ancora la popolazione viveva in condizioni di indigenza - e, successivamente, dallo sfruttamento delle immense riserve di gas naturale. Il Liquefied Natural Gas (LNG, gas naturale liquefatto) è un carburante "pulito" che può essere utilizzato anche dall'industria pesante. La rapidissima crescita dell'emirato è stata resa possibile da scoperte come quella nei primi anni Settanta del giacimento North Field               (Figura 3), il maggiore al mondo di gas non associato a petrolio con riserve accessibili stimate intorno ai 25.000 miliardi di metri cubi, equivalenti al 10% delle riserve mondiali conosciute.  Complessivamente il Qatar è la terza nazione al mondo per riserve di gas naturale dopo Russia e Iran e detiene il 17% del mercato mondiale esportando il 75% della produzione interna (Figura 4).

I progetti dell'emirato sono molto ambiziosi: nei prossimi 10 - 15 anni, l'obiettivo è di esportare tra le 20 e le 30 tonnellate all'anno di LNG sul mercato statunitense, vale a dire tra il 20 e 30 % circa delle importazioni attuali USA.  Il Qatar, oltre ad essere membro di WTO, OPEC, e Gulf Cooperation Council, è uno dei soggetti  appartenenti al GECF (Gas Exporting Countries Forum).
Nato formalmente a fine 2008, si compone dei principali produttori tra cui Russia, Qatar e Iran e si delinea come una "simil OPEC del gas".

Per quanto riguarda il petrolio, il Qatar è il 14° Paese al mondo per riserve (
Figura 5) - poco meno di due colossi mondiali come Cina e USA - ed esporta quasi la totalità della produzione interna, raddoppiata nel corso degli ultimi dieci anni (Figura 6).
In Qatar le autorità locali dichiarano di voler diversificare nei prossimi anni la propria economia verso settori non oil.      La realtà è un'altra. Oggi le priorità di spesa riguardano ancora progetti di sviluppo e potenziamento del settore energetico, gas naturale prima di tutto. Sono infatti legati alla commercializzazione del gas naturale i progetti infrastrutturali - a molti dei quali partecipano anche soggetti stranieri -  per la costruzione di gasdotti. Tra questi è il Dolphin Energy Project (3,5 miliardi di dollari nella fase iniziale) che collegherà Qatar, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti.

Il Qatar non è stato immune dalla crisi degli ultimi anni. Tra luglio 2008 e marzo 2009 l'indice di Borsa del Qatar - il Doha Securities Market - fa segnare un preoccupante segno negativo perdendo il 64% (Figura 7). Tale debacle coincide con la "terza ondata della crisi" , in cui le perdite contabili nei bilanci delle banche USA hanno provocato il generalizzato malessere borsistico. In questo periodo il Governo è intervenuto, attingendo al patrimonio del fondo sovrano Qatar Investment Autority, consolidando il patrimonio delle banche del Paese e non smantellando il massiccio programma di investimenti in impianti industriali e infrastrutture.  

Tra aprile 2009 e la prima metà di gennaio 2010, la borsa del Qatar ha recuperato lentamente terreno grazie a una ritrovata  fiducia internazionale e alla ripresa - seppur "a passo di lumaca" - dei motori dell'economia mondiale.

Il tasso di inflazione (Figura 8), rimasto basso nei primi anni del 2000, ha avuto una impennata notevole fino al 2008 raggiungendo valori intorno al 15%, dovuti soprattutto al boom delle costruzioni e allo sviluppo delle infrastrutture che hanno provocato un incremento dei prezzi specialmente nei beni di consumo e nei servizi. Nell'ultimo periodo, soprattutto la contrazione internazionale dei consumi e della domanda di combustibili ha fatto tornare il tasso nel 2009 vicino allo zero.

Gli analisti del Fondo Monetario Internazionale prevedono una nuova impennata dell'inflazione nel corso del 2010, anno in cui si vedrà in fondo al tunnel uno spiraglio: la cosiddetta slow economy. Il risveglio infatti sarà pigro e la crescita lenta, quasi impercettibile.

Per quanto riguarda l'interscambio commerciale (Figura 9), i principali Paesi verso cui il Qatar esporta - soprattutto gas - sono Giappone, Corea del Sud e Singapore. L'Italia è il terzo Paese da cui il Qatar importa prodotti (Figura 10), principalmente meccanica strumentale e metallurgia, ed è presente in terra straniera con le proprie aziende quali ad esempio Enel Power e Saipem, che partecipa al Dolphin Energy Project. Durante l'ultima visita di novembre 2009, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha auspicato una sempre maggiore collaborazione in termini commerciali: se da un lato il Qatar ha riserve di gas da garantire la produzione per 400 anni (a domanda costante), dall'altro  le aziende italiane sono interessate a partecipare alle grandi commesse per le infrastrutture. È di sicuro un "fidanzamento" di convenienza.

Inoltre, il Qatar si sta imponendo a livello internazionale come mediatore sia per il ruolo che ha avuto nelle operazioni in Afghanistan ed Iraq, sia nello scontro fra Hezbollah e Israele. Nel primo caso il Qatar ha consentito agli USA, con il quale ha un rapporto privilegiato, di installare una base aerea a Doha. Proprio qui, nella capitale, ha sede Al Jazeera, prima rete televisiva all news 24 ore su 24 araba.  Nata per volere del Governo per "trasformare la nazione nel centro culturale dell'area", Al Jazeera si pone l'obiettivo di diffondere informazione in maniera trasversale, né filo-americana, né filo-araba, trasmettendo news - tra cui anche i video di militari rapiti nei conflitti dell'area e i messaggi di Osama Bin Laden - fedele  allo slogan dei suoi programmi: "l'opinione e l'opinione contraria".

In conclusione, in pochi decenni il Qatar si è trasformato da Paese povero, caratterizzato da una economia di sussistenza e dipendente dalle attività di pesca e raccolta delle perle, a Paese dinamico e vitale, "corteggiato" dalle grandi democrazie mondiali per le risorse naturali che possiede: l'oro "nero" e, soprattutto, l'oro "azzurro".

                                              Rocco Paradiso

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