La protesta e l'indignazione sociale parlano anche portoghese (Figura 1):
le misure di austerità, privatizzazione e riforma varate a luglio e, successivamente, il piano di ottobre in cui il governo ha annunciato nuove rigide azioni restrittive antideficit, tra cui il taglio di tredicesima e quattordicesima per funzionari e pensionati con retribuzioni al di sopra di 1.000 euro e l'aumento di trenta minuti di lavoro al giorno al fine di recuperare competitività, hanno scatenato la piazza.

Migliaia di persone hanno manifestato il proprio malcontento a Lisbona e Oporto contro le decisioni adottate dal governo socialdemocratico di Coelho (subentrato solo nell'estate 2011 a Socrates), resesi necessarie per ottemperare gli obblighi assunti con Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale 

La verità è che il Portogallo si trova oggi in uno dei peggiori periodi da trent'anni a questa parte.

La disoccupazione è in aumento: infatti nel 2012 il dato salirà al 13,4% e secondo gli ultimi dati dell'OCSE è disoccupato ora circa un giovane su quattro. Inoltre precarietà e povertà colpiscono due milioni di persone (su 10,6 residenti) ed è presente nel Paese il fenomeno della "fuga dei cervelli": l'11% dei laureati preferisce lasciare il Paese per cercare lavoro all'estero.

Le prospettive di crescita per l'economia portoghese (Figura 2) nel brevissimo periodo (2011-2012) non sono confortanti e anzi secondo alcuni analisti finanziari per il Portogallo si aprirà una fase di recessione: è in atto un rallentamento economico che ha portato le stime di crescita del Pil (o, meglio, di decrescita) effettuate dal ministro delle finanze portoghese Vitor Gaspar  a -2,8% nel 2011 e -1,9% nel 2012.

Paradossalmente, tra i Paesi europei, il Portogallo è tra quelli che hanno rallentato di meno rispetto al periodo pre-crisi (Figura 3), meno del 2% sulla media del periodo 2000 - 2007. Questo però, come si può intuire, non tanto perché si è mantenuto oggi un buon tasso di crescita del Pil quanto piuttosto perché già negli anni precedenti il livello era già piuttosto basso.

I tagli attuati per risanare i conti hanno provocato una riduzione generale del reddito, una ridotta fiducia domestica che indebolisce inevitabilmente il consumo privato (che risente anche dell'incremento delle tasse e dell'IVA) e la crescita degli investimenti pubblici.
Tagli, austerità e sacrifici. Queste sono le parole chiave in questo periodo storico portoghese.
Nella prima metà del 2011 il deficit di bilancio portoghese si è attestato all'8,3% del pil: come interpretare questo risultato?

Con ottimismo: la Commissione Europea valuta in maniera positiva gli sforzi che vengono fatti per la riduzione del deficit e che hanno portato alla riduzione rispetto all'anno precedente del valore, quando esso si attestava a 10,4%: il portavoce della Commissione Europea Amadeu Altafaj si è detto certo della determinazione delle autorità portoghesi a volere raggiungere l'obiettivo di bilancio.

Con scetticismo: Moody's infatti ha tagliato il rating del Portogallo, classificandolo a luglio 2011 a livello "junk", spazzatura, portandolo a "Ba2" da "Baa1" (Figura 3) e con outlook negativo. Il tutto nasceva sulla base delle valutazioni dell'agenzia di rating (per gli stessi motivi, pochi mesi prima, Standard&Poor e Fitch hanno declassato il rating portoghese a BBB-) in merito al timore che il Portogallo non avrebbe centrato gli obiettivi di riduzione del deficit e stabilizzazione del debito fissati con l'Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale.

Infatti il deficit di bilancio portoghese si attesta sì a livelli inferiori rispetto all'anno precedente, ma lontano dagli obiettivi prefissati per il 2011, pari a 5,9%.
Successivamente Moody's ha declassato 9 banche portoghesi a causa della loro esposizione sul debito di Lisbona.  

 

 

E' stato infatti tagliato il rating "stand alone" su debito e depositi a: Caixa Geral de Depositos, Banco Comercial Portugues, Banco Espirito Santo, Banco BPI, Banco Santander Totta and Caixa Economica Montepio Geral e Banco Internacional do Funchal e Banco Portugues de Negocios. Ha subito infine il taglio del rating sul debito l'Istituto Espirito Santo Financial Group.

In seguito a tali decisioni delle agenzie di rating, i mercati finanziari hanno reagito facendo schizzare i rendimenti dei buoni del Tesoro e quindi il differenziale con i Bund tedeschi a oltre 1.000 basis point (Figura 4). Basti pensare che i decennali sono stati collocati sopra il 12%, ai massimi storici, e i titoli di Stato con scadenza a tre mesi quasi al 5%, segno che la fiducia dei mercati quantomeno latita.

I risultati in Borsa (Figura 5) non possono che essere negativi, sia nel medio che nel breve periodo: siamo infatti ai minimi storici, -44% rispetto a 5 anni fa e -22% rispetto a dodici mesi fa, ai livelli del crack di fine 2008 - inizio 2009.

Per quanto riguarda il commercio internazionale (Figura 6), la debolezza dell'economia globale porterà una contrazione rispettivamente dell'1,7% per le esportazioni e dello 0,8% per le importazioni nel 2011, rispetto all'anno precedente. Ulteriori diminuzioni si riscontreranno nel disavanzo delle partite correnti (a circa il 7-8% del Pil nel 2011), spinte dal deficit della bilancia commerciale e da un saldo solo leggermente migliore dei servizi.

I principali partner commerciali (Figura 7) sono Europei: verso la vicina Spagna è canalizzato circa un quarto delle proprie esportazioni e da questo Paese proviene un terzo delle importazioni; Germania, Francia e Gran Bretagna assorbono buona parte delle esportazioni portoghesi. L'Italia che risulta il quarto fornitore a livello mondiale esporta verso il Portogallo principalmente costruzioni metalliche e non metalliche, autoveicoli, cuoio, pelli e tessuti.

In conclusione, il Portogallo dovrà ora fare fronte a una recessione che è più forte e duratura del previsto.
Il debito pubblico e il deficit di bilancio stentano a diminuire ai livelli programmati e fissati con gli organi sovranazionali (Unione Europea e FMI).

Si è più volte parlato della possibilità da parte dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) di acquistare debito sovrano europeo, e quindi portoghese. Le somme che tali Paesi potrebbero investire sono ingenti: la Cina può disporre di circa 3.200 miliardi di dollari, la Russia di 530, Brasile e India rispettivamente di 350 e 320 miliardi cadauno. Tale soluzione potrebbe essere un "toccasana" sia per chi ha debito sia per chi lo acquista. Nel caso specifico, il Portogallo potenzialmente potrebbe essere "colonizzato" dalla propria ex colonia, il Brasile, e sarebbe protetto così da creditori scettici e impazienti. Dall'altro il Brasile troverebbe "una collocazione" per i propri capitali che altrimenti potrebbero causale un incremento del cambio della sua moneta, il real, riducendo i vantaggi di prezzo delle proprie esportazioni. Ad oggi però tale ipotesi non trova pienamente consensi e risulta essere quantomeno in stand by.

Tuttavia, rispetto alla crisi greca, il Portogallo ha dalla sua dei conti sui quali non ha "barato" e un debito pubblico detenuto in gran parte da operatori tradizionali e quindi meno soggetto alle speculazioni.
Nell'attesa di un eventuale aiuto magari proprio dal Brasile, sono in vigore attualmente le misure di austerità che potrebbero aiutare il Paese ad aggiustare i conti, cercando di porre rimedio al deficit strutturale che lo affligge e di rientrare nei parametri fissati da quegli organi che sono già intervenuti in soccorso del Portogallo iniettando miliardi di euro in un'economia che doveva - e dovrà - far fronte agli impegni assunti nei confronti dei propri creditori. Ma a quale prezzo?

                                              Rocco Paradiso

                                          

                              

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