In questi primi mesi del 2008, il contesto valutario è stato sicuramente caratterizzato dall’indebolimento del Dollaro. Tuttavia l’impostazione di un mercato del genere, che tende ad evitare i rischi, ha penalizzato le valute cosiddette emergenti nei confronti dell’Euro.

Una delle poche monete che si è mossa in controtendenza è risultato lo Zloty polacco, che, dal primo di gennaio, ha recuperato il 10% circa contro Dollaro ed il 5% nei confronti dell’Euro. Il trend è da tempo a sostanziale favore della moneta polacca (Figura 1), che dalle punte a lei sfavorevoli della primavera 2004 si è rivalutata del 30% nei confronti dell’Euro. Il recupero contro Dollaro è iniziato ancora prima (autunno 2000) e da allora lo Zloty ha guadagnato il 55% circa.

Il fenomeno ha quindi interessato gli analisti che si sono concentrati sul quadro politico ed economico della Polonia. Nell’autunno 2007 si è insediato un nuovo Governo: la coalizione di centro-destra, fra il partito liberale Piattaforma Civica (PO) ed il cosiddetto Partito dei Contadini (PSL), sembra offrire buone garanzie di stabilità politica. Il Governo gode di una sufficiente maggioranza parlamentare, ma non tale da contrapporsi ad eventuali veti del Presidente della Repubblica senza il supporto di una compagine di centro sinistra, la Sinistra e Democrazia (LiD). Esiste inoltre il rischio che il PSL, meno interessato ad una politica “di mercato”, possa aumentare le proprie richieste in termini di scelte fiscali ed economiche, spingendo prospetticamente la coalizione alla crisi prima della naturale conclusione della legislatura (prevista per il 2011).

Prescindendo da tali rischi futuri, l’analisi puntuale del quadro polacco è nel complesso positiva: il Governo ha un approccio economico decisamente più liberale rispetto al suo predecessore, che faceva riferimento al partito Diritto e Giustizia (PiS) dei gemelli Kaczynski. Pur evitando radicali cambiamenti, l’attuale Governo si propone questo tipo di interventi: estensione anche alle persone fisiche della flat tax (aliquota fiscale unica), già operativa per i soggetti giuridici, che hanno visto ribassare la soglia tassabile dal 28% al 19%; maggior ruolo del privato in molti settori economici ed in particolare nella sanità; stringente rigore dei conti pubblici per un rapido ingresso nella zona Euro.

La Figura 2 ci illustra l’andamento storico e prospettico delle principali variabili economiche polacche, mentre la Figura 3 ci fornisce l’andamento grafico delle stesse). La crescita del PIL dovrebbe aver raggiunto il picco del ciclo proprio nel 2007 (+6,5%) ed è atteso un ridimensionamento verso un ritmo del 4,5% annuo. Ciò dipende dall’indebolimento della domanda esterna e dalla politica monetaria, che è già diventata restrittiva.

Infatti la Banca centrale (NBP, National Bank of Poland) ha alzato i tassi ufficiali. Questi ultimi (Figura 4), dopo essere calati a minimi del 4% circa fra la primavera del 2006 e quella del 2007, sono ormai risaliti al 6% attuale.
Il motivo dell’irrigidimento monetario deriva dal rialzo dell’inflazione, a sua volta conseguente al rincaro dei prezzi alimentari ed all’aumento del costo del lavoro. La Figura 5 ci dimostra che l’inflazione tendenziale (YoY) ha toccato i minimi (1%) oltre due anni fa ed è già risalita al 4% abbondante. Oltretutto l’aumento sensibile del primo scorcio 2008 convive con un PIL tendenziale (YoY) in presumibile ridimensionamento, dopo il picco ciclico (7%) di inizio 2007.

Grazie agli effetti della politica monetaria restrittiva, l’inflazione dovrebbe assorbire il rialzo nel corso del 2008 e (Figura 5) tornare a scendere in direzione di un livello standard del 2,5% annuo.
Il comparto dei tassi di interesse di mercato pare confortare questa previsione. La Figura 6 sottolinea come i tassi a breve (linea rossa) siano prontamente risaliti a ridosso del 7%, mentre quelli a medio termine (linea celeste, riassunti dal tasso di swap a 10 anni) sono rimasti senza particolari variazioni sotto al 6%. La stessa Figura 6 evidenzia che, nell’arco temporale decennale, quando i tassi monetari polacchi sono risultati superiori a quelli a medio termine (fino a metà 2003 e nel corso del primo semestre 2005), successivamente ha prevalso la visione ottimistica di questi ultimi e i tassi monetari sono ridiscesi sotto quelli a medio termine.

 

A cosa si può far riferimento per giustificare una visione rosea sul quadro polacco? Ad un insieme di fattori che si imperniano sulla particolare convinzione circa l’effettiva adesione all’Euro. L’attuale Governo si dichiara particolarmente convinto che la Polonia potrà entrare nel meccanismo di preadesione ERM-2 già nel 2009 e che l’Euro verrà presumibilmente adottato nel 2012.

Il Governo in carica pare accreditato a concretizzare il rispetto dei parametri di Maastricht. Alla fine del 2007 il rapporto Deficit/PIL oscillava già attorno al 2% ed il debito pubblico aveva raggiunto il 45% del PIL, tutti risultati brillantissimi, a maggior ragione se confrontati con i Paesi già facenti parte dell’area Euro.

Mentre il precedente Governo, per motivazioni politiche, non riusciva a contenere la spesa sociale, mitigando il deficit pubblico meno di quanto avrebbe voluto, questo esecutivo intende perseguire tale obiettivo, anche facendo ricorso alle privatizzazioni. L’impostazione era già presente nel programma elettorale dello scorso autunno, ma non aveva ancora visto la luce e ciò iniziava a generare qualche malumore nell’opinione pubblica e negli analisti finanziari.

Forse anche per spegnere sul nascere questi dissensi, a metà aprile il Governo ha annunciato un corposo programma di privatizzazioni. Il piano quadriennale comprende nomi di rilievo, come la compagnia di bandiera Lot, il colosso delle assicurazioni Pzu, la Pekao BP, cioè la principale banca a controllo pubblico, ed anche la stessa Borsa di Varsavia. Naturalmente si aggiungono molte altre aziende di dimensioni anche medio-piccole.

Restano invece fuori da ogni programma di privatizzazione, almeno per ora, alcuni settori considerati strategici, come la petrolchimica, il gas, la metallurgia (con il gruppo KGHM), la radio, la televisione, e l’agenzia di stampa.

Il Governo ha dichiarato che intende utilizzare il 40% dell’incasso ottenuto con le privatizzazioni per costituire un fondo di sicurezza per i pensionati. Questa strategia dovrebbe consentire di non intaccare l’impostazione dello stato sociale, pur in quadro di alleggerimento fiscale, visto che si vocifera che la flat tax sulle persone fisiche potrebbe risultare pari al 15% (con un intermezzo temporale incentrato su due sole aliquote: 18% e 32%).

Il partito dei Contadini non condivide ancora l’idea della flat tax del 15%, per cui è necessario fare cassa in anticipo per ottenere poi l’avallo a tale manovra

Il ricorso alle privatizzazioni risponde anche all’esigenza di attirare capitali internazionali per finanziarie le infrastrutture connesse ai campionati europei di calcio del 2012, che la Polonia dovrebbe ospitare in partnership con l’Ucraina, campionati per i quali la Polonia ha anche a disposizione fondi strutturali europei per circa 80 mld di Euro.

L’attuale timing delle privatizzazioni sembra profilarsi azzeccato, specie se l’obiettivo è quello di attirare i capitali stranieri. Infatti mentre la Borsa statunitense, rispetto ai livelli pre-crisi (mutui subprime, estate 2007) ha perso circa il 10%, la Borsa di Varsavia
(Figura 7) ha abbondantemente stornato del 30%, tornando sui livelli del 2006. 

Tuttavia occorre che si plachi il nervosismo globale dei mercati finanziari e, in modo specifico per la realtà polacca, che venga decisamente domato il rialzo inflattivo. Grazie a ciò, i tassi di interesse potrebbero calare un po’, dirigendosi appunto verso livelli da Euro (5,5% nel 2012). Ciò dovrebbe indebolire leggermente il cambio, previsto per la convergenza (2012) a cavallo di 3,70 contro Euro.

                                                 Carlo Crovella

Commenti

Comments are now closed for this entry