Disteso su un'area di circa 385.000 kmq e con una popolazione di poco meno di 5 milioni di abitanti, il Regno di Norvegia (Figura 1) è lo stato più settentrionale d'Europa, considerato, almeno fino alla strage di luglio che ha colpito la capitale Oslo e l'Isola di Utoya, un Paese perfetto (o quasi appunto).

Bastano a giustificare tale definizione la natura incontaminata, lo spettacolo delle Notti Polari e del sole a mezzanotte che si possono godere nelle regioni norvegesi situate ai confini del circolo polare artico? Probabilmente in parte, ma non è tutto.

Intanto la Norvegia è da anni al primo posto (Figura 2) nella classifica redatta dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNPD) relativa all'Indice di Sviluppo Umano (HDI - Human Development Index) grazie soprattutto a un alto reddito pro capite (circa 55.000 dollari) distribuito in maniera uniforme e ai servizi sociali forniti dallo Stato che garantiscono un elevato tasso di accesso all'istruzione superiore attraverso il supporto fornito agli studenti e alle famiglie con i cosiddetti prestiti d'onore per il pagamento delle tasse universitarie e di un abitazione dove risiedere al di fuori del proprio nucleo familiare. Questi incentivi naturalmente favoriscono l'allontanamento dal nido materno dei ragazzi, meno "bamboccioni" di quelli del Sud Europa (Italia in testa). Se in Italia "le mamme sono sempre le mamme" e guai ad abbandonarle, in Norvegia il 70% dei piccoli frequenta un asilo già prima dei 3 anni, ed entro i dodici anni oltre il 60% ha già vissuto fuori casa per almeno una settimana grazie ai campi estivi e ai soggiorni di studio.

In Norvegia quindi si vive bene grazie a un reddito pro capite elevato, un tasso di disoccupazione pari al 3,5%, un indice di povertà nullo - o quasi - e a lungo: la speranza di vita va infatti oltre gli ottant'anni.

Inoltre, una recente ricerca degli analisti di Blackrock - la più grande società di investimento nel mondo - ha infatti posto la Norvegia in testa alla speciale classifica di stabilità dei debiti pubblici europei, grazie soprattutto al bassissimo livello di indebitamento e alla presenza del fondo sovrano da 400 miliardi di dollari, uno dei più sicuri al mondo se si considera il costo di assicurarsi dal rischio default sul mercato dei Credit Default Swap.

Da quando la Norvegia ha assunto questo ruolo? Quale è stata la "scintilla" che ha dato il "la" allo sviluppo del Paese?

La svolta nella evoluzione dell'economia norvegese è stata quando alla fine degli Anni Sessanta sono stati scoperti i giacimenti off shore nei Mari del Nord. La produzione è stata successivamente avviata a partire dai primi anni Settanta e si è sviluppata fra Mar di Barents e Mar di Norvegia, fino a diventare, dati alla mano, uno dei maggiori esportatore a livello mondiale di idrocarburi. Tale settore è gestito in grande parte dal Ministero dell'Energia e Petrolio.

Nel momento in cui la produzione di petrolio ha iniziato a flettere, la Norvegia ha avuto poi la grande fortuna di trovare ampie risorse di gas naturale.

La Norvegia ricerca, produce, esporta petrolio e gas naturale (è il secondo esportatore mondiale) ma in sostanza al proprio interno "non li usa". Sì, proprio così: il 99% dell'elettricità utilizzata all'interno del Paese è infatti di origine rinnovabile (la Norvegia è il sesto produttore mondiale di energia idroelettrica).

 

Come accennato, la produzione e la commercializzazione di petrolio
(Figura 3) e gas naturale (Figura 4)
hanno sostenuto negli ultimi anni la crescita del Pil,
che, fatta eccezione per il 2009 in cui c'è stata una maggiore contrazione degli indici internazionali, resta in linea con quella delle economie avanzate (Figura 5). Lo sviluppo della Norvegia dovrebbe mantenersi leggermente al di sotto rispetto agli anni passati a causa di una prospettiva di crescita debole a livello globale. Infatti la congiuntura economica incerta costituisce un particolare problema per un Paese con un'economia così aperta, legata fortemente alle esportazioni petrolifere e all'import dai Paesi Emergenti.

Dopo il notevole apprezzamento della corona norvegese (Figura 6) verso dollaro USA ed euro nel corso del 2009 (oltre il 12% dal dicembre 2008 a dicembre 2009), e la sostanziale stabilità nel primo semestre del 2010, rileviamo come durante gli ultimi 12 mesi (tra ottobre 2010 e settembre 2011), la corona si sia nuovamente apprezzata di circa l'8% nei confronti del dollaro (passando da 6 corone per 1 dollaro a 5,5) e di circa il 5% nel confronti dell'euro (passando da 8,1 corona per un dollaro a circa 7,75).

L'Indice di Borsa Norvegese (Figura 7), dopo il recupero avvenuto nel corso del 2009, risulta essere piuttosto stabile negli ultimi cinque anni. Le principali imprese presenti nel listino norvegese - molte delle quali hanno come azionista di maggioranza lo Stato Norvegese - appartengono al settore energetico (REC, Hydro e Statoil), telecomunicazioni (Telenor), chimico (Yara) e finanziario
(la banca DnB NOR).

Per quanto riguarda il commercio internazionale (Figura 8), la Norvegia mostra un sostanziale calo tra il 2008
e il 2009
(la contrazione delle esportazioni e delle importazioni è di circa il 25%) poi in parte sopperito dalla ripresa del 2010 che non è riuscita però ancora a riportare i valori a quelli pre-crisi. Naturalmente la struttura economico produttiva del Paese si riflette sulla composizione merceologica del commercio internazionale norvegese.
Le esportazioni si traducono per lo più in forniture di materie prime e combustibili quali petrolio, gas, metalli, e poi carta e prodotti ittici.
Dall'altro lato la Norvegia importa principalmente prodotti finiti quali macchine e apparecchi meccanici, apparecchiature elettriche di alta tecnologia, nonché mezzi di trasporto e beni di consumo quali elettronica, calzature e abbigliamento.

Tra i principali partner commerciali (Figura 9) ricordiamo la Gran Bretagna,
la Germania e la Svezia, Paesi verso i quali sono canalizzati il 43% delle esportazioni e da cui proviene un terzo delle importazioni.
L'Italia, che non compare tra i principali partner commerciali del Paese, esporta in Norvegia principalmente macchinari e mezzi di trasporto ed importa oli e combustibili.

Dall'analisi effettuata, appare evidente,
in conclusione, quello che potrebbe sembrare un paradosso: la Norvegia,
che si regge e si arricchisce grazie alla produzione e alla commercializzazione
di idrocarburi, è uno dei Paesi che maggiormente si impegna a favore dell'utilizzo dell'energia pulita.
È la cosiddetta "Corporate Social Responsability" (Responsabilità Sociale d'Impresa), e cioè l'integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Responsabilità sociale?
Di questi tempi, sembra un'utopia.

                                              Rocco Paradiso

 

                                

 

 

 

                              

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