La Nigeria è il paese africano più popolato, con oltre 130 milioni di abitanti e un tasso di crescita di circa il 2% annuo (Figura 1), più di 200 gruppi etnici, ognuno con diverse lingue e dialetti e due principali religioni, l'Islam e il Cristianesimo, in contrasto tra loro ma entrambe in originale sincretismo con l'animismo locale. La transizione dal regime militare ai primi tentativi di democrazia, iniziata nel 1999, ha migliorato la reputazione internazionale del paese e ha dato il via alle necessarie riforme economiche. Lo sforzo principale del governo è la lotta contro la piaga della corruzione, combattuta con leggi più severe sull'uso del denaro pubblico. Secondo il rapporto 2006 di Transparency International, infatti, la Nigeria si piazza sul poco ambito podio dei paesi più corrotti al mondo. Per la prima volta nella storia della Nigeria, una revisione dei conti  per i settori del petrolio e del gas, relativamente al periodo 2000-2004, è stata completata e resa pubblica.

Al momento la situazione politica è tuttavia nuovamente precipitata nel caos, a causa dei risultati delle elezioni parlamentari e presidenziali di Aprile. Il plebiscitario 70% dei voti ottenuti dal PDP, il partito del presidente uscente Obasanjo, ha scatenato disordini, ovvie accuse di brogli, richieste di annullamento da parte delle opposizioni e il generale sdegno della comunità internazionale.
Il paese, già provato dalle azioni di guerriglia del MEND, i ribelli del delta del Niger protagonisti del rapimento dei tecnici petroliferi italiani, e dalle ripetute preoccupanti tensioni etniche e religiose, sembra essere tornato indietro negli anni bui delle dittature, a scapito dei progressi economici ottenuti.

Protagonista dell'economia nigeriana è ovviamente il settore petrolifero, che rappresenta il 95% delle entrate delle esportazioni e circa un terzo del PIL.

A dispetto delle vaste riserve umane  e naturali, che consentirebbero la crescita di un'economia prospera e di servizi e infrastrutture moderni, la povertà è diffusa e il 37% della popolazione vive in condizioni di estrema indigenza. Il petrolio ha finora portato solo inquinamento, violenza e frustrazione nella gente comune. Pur in questo quadro, le riforme economiche degli ultimi due anni hanno dato risultati apprezzabili. Nel 2005 la crescita economica è stata sensibile, raggiungendo il 7% complessivamente e l' 8% nel settore non petrolifero; nel primo quarto del 2006 la crescita è stata dell' 8,3%. La crescita reale del PIL è provvisoriamente stimata al 5,6% nel 2006, al 5,4% nel 2007 e al 5,5% nel 2008, grazie alla crescente produzione petrolifera e alla forte crescita del settore non petrolifero (Figura 2). Le previsioni sul futuro petrolifero del paese sono positive, in quanto si stima che l'Africa, con il ridursi delle riserve mediorientali e asiatiche, passerà dall'attuale 10% a oltre il 30% dell'input globale  entro il 2010 (la Nigeria è ora il sesto produttore mondiale). Il problema più grave è costituito dall'attività dei guerriglieri del MEND che, nell'ultimo anno, ha causato notevoli cali di produzione e perdite anche di un miliardo di dollari al mese per il governo, con contraccolpi sul prezzo del greggio.

Nella Figura 3 possiamo osservare la crescita del PIL della Nigeria rapportata al prezzo del greggio stesso.
Nel gennaio 2006 le agenzie Fitch e Standard and Poor's hanno gratificato del primo rating (BB-) il paese, mentre l'inflazione calava dal 19% del 2004 al 12% nel 2005, fino a spingersi sotto il 10% nel 2006. Importanti riforme sono state avviate nel settore bancario ed è stato ridotto significativamente il regime tariffario sulle importazioni.  Il paese si è fortemente impegnato in operazioni di controllo o di imposizione del cessate il fuoco sotto l'egida delle Nazioni Unite, come in Liberia e in Sierra Leone, e ha moltiplicato le iniziative di mediazione in altre crisi africane, assumendo il ruolo di "gendarme" del continente. La cooperazione diplomatica con il Sudafrica, l'altra grande potenza africana, potrebbe trasformarsi in rivalità, sia per l'eventuale assegnazione all'Africa di un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, sia nello sviluppo delle future strategie politico-economiche all'interno del continente nero. 

Nel 2007-08 si prevedono guadagni elevati derivanti dall'export (Figura 4) con una bilancia commerciale in forte attivo, che dovrebbe altresì diminuire drasticamente nel 2009-11 con la stabilizzazione del settore petrolifero e l'aumento delle importazioni e dei debiti nel settore servizi. Gli investimenti esteri nel petrolio rimarranno comunque elevati, sempre che l'attività delle compagnie petrolifere non venga danneggiata ulteriormente nel delta del Niger. Sarebbe comunque necessario che  tali fondi, invece di ingrassare gli avidi apparati statali (31 degli attuali 36 governatori sono accusati di corruzione), fossero destinati a migliorare le condizioni di vita di un paese che, solo nel 1973, aveva circa lo stesso numero di abitanti dell'Italia…(Figura 5).

Il reddito pro capite di 600 dollari annui, contro i circa 4000 dollari del Sudafrica, è infatti ancora da paese sottosviluppato e lo stesso PIL è tre volte inferiore a quello sudafricano.

Un passo importante potrebbe essere la  annunciata privatizzazione delle quattro raffinerie statali, tutte in condizioni così pessime da costringere la Nigeria ad importare gran parte dei prodotti derivati dal petrolio per soddisfare la domanda interna. Non sembra però che le multinazionali petrolifere manifestino particolare entusiasmo per acquisire impianti poco efficienti.

                                                   Luca Deaglio

                                                   

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