Il 4 ottobre di quest'anno il Mozambico ha festeggiato vent'anni di pace.
Dopo gli accordi di Lusaka che avevano posto fine alla guerra tra il Frelimo (Frente de Libertação de Moçambique) e il governo portoghese, nel 1975 il Mozambico era diventato un paese indipendente (Figura 1) governato dal Frelimo, l'organizzazione politica che aveva negoziato l'indipendenza con Lisbona.

La pace tuttavia non era durata molto. Mozambicani dissidenti al nuovo governo del Frelimo trovarono l'appoggio logistico e militare prima della Rhodesia (attuale Zimbabwe) poi del Sud Africa e crearono la Renamo (REsistência NAcional MOçambicana), organizzazione con la quale iniziarono a combattere il governo di Maputo. Il 4 ottobre 1992 a Roma, i leader dei due partiti avevano firmato l'Accordo Generale di Pace ponendo fine a 16 anni di guerra civile.

Da allora il paese ha vissuto in pace con un sistema politico democratico sempre guidato dal Frelimo. Nonostante alcuni  problemi (dilagante povertà, criminalità e corruzione), i dati macroeconomici del paese sono presentati come un esempio di successo delle politiche economiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.

A livello macroeconomico infatti, i dati ci dicono che il Mozambico è in crescita e non di poco. Spinto da un continuo flusso di investimenti esteri diretti, soprattutto nel settore minerario e in quello delle infrastrutture, il PIL nazionale ha mantenuto nell'ultimo decennio un tasso di crescita medio del 7,2%.
Dal 2011 il Mozambico è inoltre diventato esportatore mondiale di carbone con l'avvio dell'attività della prima miniera di carbone nel paese, facendo crescere i tassi previsionali del PIL per il 2012 e il 2013 a 7,5% e 7,9% (Figura 2).

Questi tassi sono accompagnati da una politica monetaria severa della Banca Centrale mozambicana. Aiutata da condizioni favorevoli (da una parte dalla riduzione dei prezzi di combustibili e alimentari e dall'altra dall'apprezzamento della moneta mozambicana, il metical, rispetto al rand sudafricano) la Banca Centrale ha effettuato una riduzione della liquidità monetaria riducendo l'inflazione dal 12,7% al 10,8% nel solo 2011.

L'estrazione di risorse naturali, di cui il paese è ricco, è alla base della straordinaria crescita registrata dal paese nell'ultimo decennio e questa ricchezza fa sperare al governo di attrarre sempre più investimenti esteri nei prossimi anni. Se attualmente è l'alluminio la risorsa maggiormente esportata dal paese, le crescenti previsioni di estrazione di carbone e gas naturale fanno pensare che saranno queste a trainare le esportazioni mozambicane nel mercato mondiale nei prossimi anni.
La multinazionale anglo-australiana Rio Tinto che ha effettuato la prima esportazione di carbone dalla sua miniera nella provincia di Tete a giugno 2011 ritiene che il bacino del Moatize, dov'è situata la miniera, sia l'area col maggior potenziale al mondo per l'estrazione del carbone. Un'altra multinazionale che opera nella zona, la brasiliana Vale, ritiene di produrre qualcosa come 4,6 milioni di tonnellate di carbone quest'anno e prevede di portare le estrazioni fino a 22 milioni di tonnellate a partire dal 2014.

Gli investimenti internazionali che confluiscono in Mozambico per queste attività sono enormi: si pensi che la sola Vale ha già investito 1,7 miliardi di dollari e ne intende investire altri 6.

Non è da meno il fronte dell'estrazione di gas naturali. E' di ottobre 2011 la scoperta da parte dell'Eni di un giacimento di gas naturale offshore a nord della capitale contenente più di 425 milioni di metri cubi di gas. Pochi mesi prima la società texana Anadarko Petroleum Corporation aveva trovato un giacimento offshore davanti alla costa della provincia di Cabo Delgado, nord del paese, contenente 850 milioni di metri cubi di gas, il che vale a dire più di tre volte la quantità rimanente nei giacimenti del Mare del Nord (Figura 3).

Tuttavia, a fronte di questa floridità macroeconomica e di questo enorme potenziale di risorse naturali il bilancio dello stato è finanziato al 50% da aiuti esterni e l'indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite indica il Mozambico al 184esimo posto su 187 paesi, attestandolo tra i paesi più poveri del mondo (Figura 4). Gli sforzi che da anni fa il Frelimo per ridurre la povertà non sembrano servire a nulla: il pil pro capite (2010, a parità di potere d'acquisto) è appena di 1000 dollari rispetto agli oltre 10.000 dollari del Sud Africa, circa il 60% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e il 40% dei bambini al di sotto dei cinque anni soffre la fame.

 

 

Il malcontento della popolazione si è visto nel 2008 e nel 2010 con scontri in strada e morti a Maputo. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso in quelle circostanze era stata l'aumento dei prezzi di beni alimentari e carburanti.
E se la congiuntura ha voluto che negli ultimi mesi l'inflazione sia rimasta contenuta (Figura 5), ciò non è dovuto esclusivamente alla politiche monetarie e fiscali, come abbiamo visto.

I motivi del divario tra gli indici macroeconomici e la povertà effettiva della popolazione sono diversi.

Da un lato gli investimenti esteri diretti non portano ricchezza alla popolazione e semmai ne beneficia una ridotta elite al potere. L'estrazione di risorse naturali esportate sotto forma di materia prima da parte di società straniere non crea occupazione a livello locale. Questi investimenti non hanno dunque un adeguato riscontro sull'occupazione (secondo l'African Economic Outlook 2012 il tasso di disoccupazione si attesta al 27% della popolazione attiva).

Ciò è dovuto anche al fatto che il sistema dell'istruzione mozambicano non è in grado di formare figure altamente professionalizzate in settori tecnici come richiesto dalle multinazionali.
Gli investimenti diretti al settore delle infrastrutture, di origine prevalentemente cinese, portano con sè, nella maggior parte dei casi, mano d'opera cinese non offrendo ai mozambicani neppure opportunità di lavoro a bassa specializzazione.

Altro elemento a gravare sulle condizioni economiche del paese è l'elevata dipendenza del bilancio nazionale dagli investimenti esteri e dagli aiuti esterni (Il debito pubblico mozambicano è finanziato da investimenti esteri per l'80%).
Inoltre le società straniere sono soggette ad esenzione fiscale. Scelta che mira ad assicurare che le multinazionali prediligano estrarre materie prime in Mozambico rispetto che in altri paesi; scelta che tuttavia priva l'apparato statale di un'enorme e utile entrata. Esistono studi che indicano che se le società straniere pagassero le tasse, il Mozambico non avrebbe necessità degli aiuti esterni per il bilancio statale.

Il dilagare della corruzione non aiuta a risolvere i problemi. Secondo Transparency International, l'associazione berlinese contro la corruzione, due terzi dei mozambicani ammette di aver pagato una tangente negli ultimi dodici mesi e circa il 60% dei mozambicani ritiene che la corruzione stia aumentando (Transparency International, 2011).
Il Mozambico ha un indice di percezione della corruzione uguale a 2,7 che indica un livello di corruzione della sfera pubblica molto alto (la gamma di punteggio va da 0 molto corrotto a 10 non corrotto).
A proposito di corruzione, l'Olanda ha deciso quest'anno di sospendere i propri aiuti finanziari per il 2013 al Mozambico proprio a causa di dubbi sulla gestione dei fondi stanziati per il paese negli anni passati.

Nonostante quindi le grandi potenzialità date dalla ricchezza di risorse naturali, al Mozambico mancano alcune carte fondamentali per garantire uno sviluppo equilibrato. La crescita mostrata dai dati macroeconomici rispecchia una politica economica basata sul presupposto di ricevere aiuti finanziari dall'estero, orientata alla gestione di queste risorse finanziarie più che alla loro produzione. Questo sviluppo endogeno ha portato ad una cresita economica troppo rapida che ha di conseguenza creato un enorme disequilibrio tra la maggioranza della popolazione povera e una piccola fetta di persone che si arricchiscono con i soldi provenienti dall'estero.

Questa crescita quindi è finora stata legata ad una dipendenza dagli aiuti esterni, dipendenza della quale l'elite politica che controlla l'apparato statale non si vuole liberare. Questa crescita non ha portato allo sviluppo: la maggior parte della popolazione mozambicana continua a vivere di agricoltura di sussistenza mentre l'investimento per lo sviluppo dell'agricoltura si aggira attorno al 4% della spesa statale.

Il Mozambico quindi ha bisogno di riforme per controllare maggiormente gli investimenti esteri, per rallentare il disequilibrio economico della popolazione e per snellire l'apparato statale troppo legato agli interessi di un solo partito, il Frelimo.

                                                  Marco Vallino

 

                                            

                                         

                                               

 

                                            

                                          

                              

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