Il rischio di pandemia dovuto alla cosiddetta influenza suina ha improvvisamente concentrato l'attenzione mondiale sul Messico, focolaio di tale potenziale rischio epidemico. Immediatamente sono stati riportati alla luce i problemi sociali e soprattutto economici di questa Nazione, problemi che esistevano a prescindere dal virus A/H1N1, ma che di certo sono nuovamente finiti nella cassa di risonanza mediatica internazionale proprio al seguito di tale elemento.

Il Messico si appresta a vivere un'estate torrida, non solo dal punto di vista climatologico, ma proprio come "temperatura" del Paese. A metà luglio, infatti, sono in calendario le elezioni per il rinnovo della Camera bassa (500 deputati) e lo scontro elettorale fra lo schieramento del Presidente Calderon e l'opposizione (molto critica verso il Presidente) verrà sicuramente esacerbato dai riflessi che il rischio epidemia comporta per la situazione socio-economica del Messico.

La realtà del Paese centroamericano è significativamente dipendente dai rapporti con gli USA, anche in termini di flussi di persone, e le problematiche sanitarie stanno pesando non poco, insieme ai riflessi della crisi economica statunitense del 2007-08. La stampa internazionale, sempre alla caccia di titoli roboanti, sottolinea l'invalicabilità del Rio Bravo, il fiume che segna per un lungo tratto il confine USA-Messico e che fu scenario di celebri film western.

Per renderci conto delle tensioni che convergeranno nella consultazione elettorale di metà luglio, possiamo dare un'occhiata al mercato dei cambi, ammesso che l'andamento valutario possa essere assunto come una cartina al tornasole della salute di un Paese (Figura 1). Il Peso messicano, pur in recupero nelle ultimissime settimane, nei primi mesi del 2009 ha registrato una perdita che si è estesa fino al -13% contro Dollaro USA e -25% contro Euro.
Per renderci conto ancora meglio della scarsa solidità della valuta, dal grafico emerge che la moneta messicana perse contro Euro  il 50% nel periodo 2002-metà 2005 e un altro 35% fra il 2006 ed i suoi peggiori livelli di fine inverno 2009. Facendo conti approssimativi, ma significativi, il "valore" del Pese si è ridotto al 15% (100%-50%-35%) in circa 8 anni e mezzo (da inizio 2002 ad oggi).

L'imminente appuntamento elettorale fa convergere quindi il malcontento della popolazione nei confronti del Presidente Calderon, rischiando di aprire un prossimo triennio (il Presidente rimane in carica fino al 2012) di forte instabilità politica.

Il Messico fu a lungo (1929-2000) governato dal PRI (Partido Revolucionario Insitucional). Nelle elezioni presidenziali del 2000 si registrò la vittoria del PAN (Partido Accion Nacional), schieramento di centro-destra, ma il cammino delle riforme istituzionali (e, a ruota, economiche) è risultato decisamente più lento di quanto auspicato.

L'attuale Presidente, Calderon, eletto nel 2006, ha ottenuto un maggior consenso parlamentare nei primi anni del suo mandato. Successivamente le difficoltà economiche, l'eccessivo dipendenza dall'export verso gli USA e, sul piano della produzione, dagli ordini provenienti sempre dagli USA (nel frattempo entrati  in recessione) hanno fatto emergere non poco malcontento fra gli elettori, a tal punto che non si esclude un esito elettorale favorevole allo schieramento di centro-sinistra che si impernia sul PRD (Partido della Revolucion Democratica). Il PRD ha le sue roccaforti nel centro e nel sud del Paese, ma le regioni del Nord (geograficamente più vicine agli USA e proprio per questo, oggi più "scontente") potrebbero introdurre una novità nel panorama parlamentare del Messico.

Si rivelerà critica l'eventuale convivenza nel prossimo triennio fra il Presidente Calderon e un parlamento dominato dal PRD, considerata la contrapposizione fra l'impostazione di politica economica di "mercato" del primo (in ogni caso molto legato agli USA) e le scelte del PRD, di stampo molto più statalista e centralizzato e decisamente critiche verso il neo liberismo degli ultimi anni. Ci si aspetta che anche il PAN, che è uno schieramento centrista e non di centro-sinistra, possa decidere di non sostenere l'attuale Presidente in un contesto di contrapposizione di interessi elettorali.

Anche in caso di vittoria del PRI nel prossimo luglio, gli osservatori internazionali non si attendono improvvise e profonde virate nella gestione del Paese (che resta costituzionalmente nelle mani di Calderon), ma un lungo triennio di campagna elettorale in previsione della vera "resa dei conti" che si incentrerà nelle elezioni presidenziali del 2012.

Certo la situazione economica messicana, pur comprensibile per i legami con i vicini USA, non aiuta il Presidente. Il PIL (Figura 2) dopo la recessione del 2001-02, si è riportato a tassi di crescita annui del 4-5%, ma è chiaramente in netta frenata ('08:+ 1,4%). L'inflazione (Figura 3), schiacciata dal 12% al 4% annuo proprio dalla crisi del 2001-02, è poi oscillata poco sopra al 3% annuo, ma sta risalendo ('08: 5,1%) e non in una fase di espansione economica, ma di contrazione, il che accentua la percezione della crisi agli occhi della popolazione.

I mercati finanziari, che possiamo sintetizzare (seppur approssimativamente) nell'andamento della Borsa messicana (Figura 4) si rivelano più ottimisti della percezione dei cittadini messicani; anche qui si registra una curiosa contraddizione nelle valutazioni sulla situazione economica. Esauriti gli effetti della recessione del 2001-02, la Borsa messicana mise a segno una "bella" performance del 450% fino ai massimi di metà 2007. Successivamente è calata (ma coerentemente con il crollo borsistico mondiale) del 47% sino ai minimi di inizio 2009 e si è poi ripresa, realizzando un rimbalzo del 37,5%.

Mentre la Borsa sa "guardare oltre" la recessione mondiale in atto, la popolazione deve fare i conti con una significativa riduzione della ricchezza prodotta (sintetizzata dalla frenata del PIL), a sua volta erosa dall'interno a causa di una maggior inflazione.  Insomma i cittadini vivono la percezione di essere decisamente più poveri e ciò si riflette nella sensibile contrazione della domanda interna.

Anche per ridare fiato all'economia (e, col senno di poi, snobbando leggermente il pericolo inflazione), già da diversi mesi Banxico, come viene chiamata la Banca Centrale messicana, ha operato una serie di ribassi dei tassi (Figura 5), consentendo ai tassi monetari di scendere in direzione del 5%, ovvero in prossimità dei minimi dell'ultimo decennio.

Le previsioni economiche sul Messico (Figura 6) non dipingono un quadro disteso. Infatti nel 2009  il PIL è atteso in contrazione del 4,4% e la ripresa, seppur ipotizzata già nel 2010, sarà inizialmente molto lenta: il PIL crescerà dell'1,2%, per riportarsi solo a fine quinquennio ai tassi storici della crescita messicana (4-5% annuo). Chiaramente gli stretti legami con l'economia USA condizionano l'andamento della congiuntura messicana. Inoltre la diminuzione dei prezzi petroliferi dai massimi del 2007 (nonostante il rimbalzo delle ultime settimane) costringe a ragionare con numeri ridimensionati per quanto riguarda il controvalore dell'export petrolifero verso gli USA.

L'inflazione è attesa anche nel 2009 al 5%, il che acuirà ulteriormente la percezione di impoverimento da parte della popolazione messicana e solo dal 2011 la contrazione della domanda interna ridimensionerà strutturalmente l'andamento dei prezzi, in presumibile assestamento poco sopra al 3% (Figura 7).

I tassi di interesse che, nel prossimo futuro, dovranno ripristinare l'attenzione al controllo dell'inflazione, potrebbero rimanere su livelli abbastanza elevati (8% e più). Solo in seguito alla recessione del 2009, i tassi sono attesi in calo al 6,5%, salvo risalire a fine quinquennio proprio sulla spinta dell'ipotizzata ripresa economica.

Di tutte queste "evoluzioni" dovrebbe soffrire il Peso messicano che, secondo le stime dell'Economist, è atteso addirittura a quotazioni di 24-25 contro Euro per fine quinquennio, pari ad un altro -32% rispetto agli attuali livelli.

                                                 Carlo Crovella

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