"Evoluzione, non rivoluzione".
Così si può sintetizzare il discorso televisivo tenuto il 10 marzo da Re Mohammed VI del Marocco, al potere da dodici anni e quindi relativamente giovane se paragonato con la gerontocrazia del Nordafrica contro la quale si è scatenato il malcontento popolare.

Mohammed VI ha preannunciato un allargamento della rappresentatività e c'è un'effettiva possibilità che il (relativamente) giovane re, che ha già introdotto qualche timida innovazione allo stentato assetto democratico del Paese, possa riuscire a cavalcare la tigre della protesta. 
Indipendente dal 1956, dopo esser stato a lungo protettorato francese, il Marocco ebbe una prima, moderatissima, apertura "democratica" sotto il re Hassan II che promulgò una costituzione nel 1962. Le prime elezioni di tennero del 1963 ma ne risultò una democrazia formale poco rilevante e ossificata.

Il Marocco (Figura 1) è  una delle principali regioni del Maghreb, e il suo nome arabo è precisamente Maghreb.  Su 450.000 chilometri quadrati di superficie, ossia poco meno della Francia (più di 700.000 se contiamo anche la regione del Sahara Occidentale, ricchissima di fosfati e poverissima di abitanti - circa 100mila -  da molto tempo luogo di scontro con il fronte indipendentista Polisario), Il Marocco conta meno della metà degli abitanti della Francia. Come in tutta l'Africa settentrionale, la popolazione è giovanissima se confrontata con l'Europa: l'età media è di 27 anni! L'emigrazione (soprattutto verso la Francia) è elevata: mediamente se ne vanno ogni anno 3-4 abitanti su 1000.

L'economia marocchina è piuttosto diversificata ma molto arretrata.
Il Pil pro capite non arriva ai 5.000 dollari annui, inferiore di un buon terzo alla media mondiale: il 44% degli occupati è ancora impegnato nell'agricoltura, il 35% nei servizi e circa il 20% nell'industria.
Tra i principali settori industriali vi è quello minerario, basato sull'estrazione dei fosfati, di cui il Marocco è terzo esportatore mondiale dopo USA e Russia. I tre Paesi insieme rappresentano i due terzi della produzione mondiale. Le esportazioni sono modeste in valore ma rilevanti per l'economia marocchia: 3 miliardi di dollari nel 2010, ma quasi il 20% delle esportazioni totali.

Il settore agricolo copre in maniera piuttosto soddisfacente i fabbisogni interni della popolazione e contribuisce a circa il 20% del Prodotto Interno lordo.
La pesca ha un ruolo centrale in termini sia di occupazione sia di quota delle esportazioni (il 12% dei proventi della pesca è esportato). Il settore dell'industria manifatturiera (i principali comparti sono l'alimentare, il tabacco, il tessile e il chimico) e del turismo (specie nelle zone di Marrakesh ed Agadir) hanno fatto segnare buoni risultati negli ultimi anni.

Tali performance si traducono in una crescita del Pil (Figura 2) costantemente superiore al 3% (fatta eccezione nel 2007 quando il valore è stato del 2,7%) anche negli anni di maggiore contrazione internazionale. Tasso discreto se non fosse che l'aumento della popolazione (l'incremento naturale è quasi l'1,5 per cento) ne riduce i benefici. L'andamento demografico rende più acute le differenze sociali: il 20% della popolazione ha un tenore di vita da Paese "benestante", il 15% vive al di sotto della soglia della povertà. e il tasso di disoccupazione, seppure in calo, è pur sempre pari al 10% (Figura 3).

Queste difficoltà hanno causato una migrazione, oltre che verso l'Europa, verso i quartieri periferici delle città - dove trova diffusione il fondamentalismo islamico - e anche verso la vicina e più ricca Algeria.
È preoccupante il dato relativo ai laureati: più di un quarto è senza lavoro.
Tutto ciò fa da sfondo ai disordini degli ultimi mesi: sono scesi nelle piazze delle città marocchine migliaia di giovani a protestare (alcuni i morti) contro il potere assoluto del sovrano, la disoccupazione e la difficile situazione economica.

 

Al re i manifestanti hanno chiesto di rinunciare a una parte dei suoi poteri, di sciogliere il governo e combattere la corruzione. Le manifestazioni e le proteste sono state, almeno per ora, in Marocco meno insanguinate rispetto ai vicini Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente grazie al credito che si è guadagnata la dinastia reale negli ultimi anni.

La monarchia è riuscita a tamponare il malcontento e le proteste con il varo di misure eccezionali volte a contenere i prezzi del beni di prima necessità. L'inflazione infatti è tenuta sotto controllo grazie a una politica monetaria molto prudente di contenimento dei prezzi e di continue misure di intervento grazie alla cassa di compensazione statale.
Nel corso del 2010 la politica economica e la legge finanziaria hanno posto l'accento sullo stimolo alla domanda interna,
anche grazie a prestiti agevolati e sull'incremento del potere d'acquisto delle famiglie, ma nel complesso il governo ha seguito una politica di bilancio relativamente rigida che ha indotto Standard&Poor ha innalzare nel 2010 il rating del debito pubblico del Marocco.

Tra gli elementi positivi vanno segnalate le azioni governative che hanno favorito lo  sviluppo di "zone franche" e gli accordi di liberalizzazione del commercio firmati tra con USA ed Europa e alcuni Paesi quali Tunisia, Egitto, Giordania e Turchia; il forte investimento nel porto di Agadir, specializzato in container e in grado di fare concorrenza a Gioia Tauro quale terminal Mediterraneo; il "Piano Solare del Marocco" con investimenti per 9 miliardi di dollari e cinque siti in grado di produrre, nel 2020, il 38% dell'energia prodotta dal  Marocco.

Nel commercio internazionale (Figura 4), i principali partner sono quelli storici, ossia Francia e Spagna (Figura 5).
I dati relativi al 2010 parlano di un incremento sia dal lato esportazioni che importazioni. In particolar modo è da rimarcare la performance positiva - dal lato esportazioni - per fosfati e derivati, nonché per i prodotti dell'elettronica.

L'Italia (
Figura 6) in termini assoluti è il terzo partner commerciale del Marocco, Paese con un interscambio modesto (1,5 miliardi di euro l'anno) e in marcato calo, per colpa della crisi globale, nel 2008-2009, con saldo globale favorevole all'Italia. Le esportazioni italiane in Marocco riguardano principalmente prodotti della meccanica strumentale e il settore moda.

Per quanto concerne gli Investimenti Diretti Esteri, l'Italia si colloca nel 2010 all'ottavo posto (nel 2007 era al decimo). Nell'ultimo periodo il nostro Paese ha messo in atto importanti piani di investimento in Marocco soprattutto nei settori del tessile, dell'acciaio e dei servizi e dell'energia.
Recentemente è stato siglato un accordo tra Simest e Sie (Societè d'Investissements Energetiques), l'azienda del governo marocchino nata per accompagnare lo sviluppo del "Piano Verde" volto a creare società a capitale misto italo-marocchino per lo sviluppo di parchi eolici o solari dedicati alle aziende italiane.

Germogli promettenti di crescita su uno sfondo generale di povertà e divari sociali, quindi. Risentimento latente contro le elite privilegiate e la monarchia, aggravati dal costo, umano oltre che economico, della guerriglia nel Sahara Occidentale. Internamente il Marocco sembra una polveriera non ancora esplosa del tutto. La politica estera del Marocco, dall'altro lato, vuole approfondire la cooperazione con USA ed Europa sul fronte strategico ed economico con l'obiettivo di fare del Marocco un ponte tra le due rive del Mediterraneo. Per ora, però, tale ponte sembra quantomeno "minato".

                                             Rocco Paradiso 


 

 

 

 

                              

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