Con più di 150 milioni di abitanti su circa un milione di chilometri quadrati, la Nigeria (Figura 1) è l'ottavo Paese al mondo per popolazione, precedendo la Russia, ed è il primo del continente africano.

La demografia del Paese è caratterizzata da un'età media molto bassa - 19 anni, una delle minori a livello mondiale - e un tasso di crescita piuttosto elevato pari a circa il 2% annuo. Molte nascite e tanti giovani, sì, ma una età media così bassa ha un rovescio della medaglia nel caso nigeriano. Infatti, quante sono le morti premature? Troppe. Basti pensare che il tasso di mortalità infantile è pari a 93 su 1.000 (contro una media mondiale di 44 per mille), quello complessivo è pari a 16,3 su mille e la speranza di vita è 47 anni, ponendo la Nigeria al 220° posto su 224 Paesi.

Su questi numeri preoccupanti pesa notevolmente la piaga sociale degli ultimi decenni, l'AIDS: in Nigeria 2,6 milioni di abitanti sono malati di AIDS (valore secondo solo al Sud Africa). Nel 2009 approssimativamente sono morti 220.000 nigeriani di AIDS e secondo l'ultimo report 2010 di UNAIDS (il programma delle Nazioni Unite per l'AIDS/HIV) negli ultimi dieci anni le cose non stanno migliorando (Figura 2).

L'enorme forza lavoro della Nigeria pari a poco meno di 50 milioni di persone (più di Germania e Gran Bretagna e quasi il doppio dell'Italia) è occupata per lo più nell'agricoltura, settore che produce quasi un terzo del Pil. Le principali produzioni locali sono cacao, arachidi, olio di palma, grano, riso e gomma. I prodotti della terra sono, specie per quanto riguarda grano e riso, importanti per il sostentamento.
La stima della popolazione sotto la linea della povertà è pari al 70% e il reddito medio pari a circa 2.200 dollari (Figura 3), ben al di sotto della media mondiale.

Le condizioni in cui versa la maggior parte della popolazione sono quindi alquanto difficili nonostante le enormi ricchezze che possiede in termini di petrolio. Petrolio:opportunità e minaccia al tempo stesso. Qualcuno parla di illusione, altri sostengono provocatoriamente che l'unico modo per proteggere ambiente e popolazione è lasciare il petrolio sottoterra.
La Nigeria è il quinto esportatore mondiale di petrolio (Figura 4), primo produttore africano, e ha nel delta del Niger - regione denominata Oil RIvers ed estesa 70.000 chilometri - un ricco pozzo da cui attingere l'"oro nero", oltre che dai giacimenti offshore.

Ma è proprio nel Delta del Niger che i diritti umani vengono minacciati ed il Governo  non ha ancora preso misure tali da proteggere la popolazione.
Il MEND, Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger, è un movimento militante che ha come obiettivo quello di contrastare lo sfruttamento e la degradazione dell'ambiente naturale da parte delle aziende multinazionali straniere impegnate nell'estrazione del petrolio. Il Mend iniziò a operare nel 2006 , attaccando le grandi aziende petrolifere internazionali, per chiedere l'investimento dei proventi del greggio nello sviluppo della regione, una delle più ricche di petrolio, ma anche una delle più povere del paese. Secondo il movimento infatti, la popolazione locale non avrebbe mai tratto benefici e vantaggi dalle notevoli ricchezze del sottosuolo. Se lo scopo potrebbe sembrare legittimo, sono da condannare i modi attraverso cui tenta di raggiungerlo e cioè rapimenti, sabotaggi, uccisioni tra militanti, militari e civili.

Il tasso di crescita annua del Pil (Figura 5) è elevato (+7,4% nel 2010) rispetto alle Economie Avanzate e ai Paesi Emergenti, ma le potenzialità non sono totalmente espresse. Le principali industrie presenti nel Paese sono esclusivamente estrattive di greggio, carbone e altre risorse naturali. Il resto dell'economia del Paese è caratterizzato da una "atavica" carenza di investimenti.

 

 

Il commercio internazionale (Figura 6) si è ripreso nel 2010, anche se i valori non sono ancora ai livelli del 2008.
Tale andamento dovrebbe ripetersi anche nel 2011.
Il saldo della bilancia commerciale segue l'andamento positivo attestandosi a +45 miliardi di dollari. Naturalmente i principali prodotti esportati sono il petrolio e i prodotti petroliferi che assorbono il 95% del totale.
Il partner commerciale più importante è rappresentato dagli USA verso cui sono dirette 1/3 delle esportazioni locali
(Figura 7).

L'interscambio con l'Italia (Figura 8) è per di più incentrato per quanto riguarda le importazioni dal nostro Paese sulla meccanica strumentale, i prodotti energetici raffinati, la metallurgia e i prodotti in metallo. In Nigeria gli Investimenti Diretti Italiani sono principalmente indirizzati - naturalmente - nel settore oil&gas, delle costruzioni e dei servizi.

Il 2010 è stato  caratterizzato dalla successione al presidente musulmano Umaru Musa Yar'Adua, morto per malattia, da parte del cristiano Jonathan Goodluck a maggio.
Oggi la Nigeria si sta preparando alle prossime elezioni politiche: nell'aprile 2011 ci saranno infatti le presidenziali, le parlamentari, le regionali e la scelta dei governatori degli stati federali.
Chi vincerà sarà chiamato a sedare gli scontri sociali, etnici e religiosi che causano centinaia di morti ogni anno.
Oltre alle battaglie sanguinose del MEND, la convivenza religiosa tra i diversi gruppi etnici (Figura 9) causa circa 2.000 morti nell'ultimo anno.
Alla vigilia di Natale sono stati quasi 100 i morti a Jos (capitale dello Stato di Plateau nella Nigeria centrale) dopo gli scontri avvenuti tra giovani cristiani e giovani musulmani. La situazione è tanto grave nel Paese da fare pensare a una vera e propria jihad: gli scontri - rivendicati da gruppi islamici - sono passati dal machete a esplosivi e autobombe.

L'escalation di violenza coincide con l'avvicinarsi delle elezioni di aprile. Il presidente Goodluck tentenna a prendere posizioni drastiche per non inimicarsi gruppi di potere che potrebbero essere decisivi per la propria riconferma.
Per quanto riguarda il sistema bancario del Paese le indagini effettuate da SACE dimostrano che sono necessarie iniezioni di capitali e un turn over sostanziale del management in alcuni istituti. Il contesto operativo infatti presenta gravi carenze, soprattutto in termini di corruzione diffusa (27/100 il valore assegnato dalla Fondazione Heritage). Inoltre anche l'indice della libertà economica risulta pari a 56,8 - al di sotto della media mondiale - e valore che classifica la Nigeria come "mostly unfree".

Infine, per quanto riguarda i rapporti internazionali la Nigeria ha recentemente stretto alleanze con la Cina. Nella politica cinese di consolidamento delle partnership in Africa, la Cina infatti è impegnata in Nigeria soprattutto negli investimenti per la costruzione di raffinerie nel Paese e di infrastrutture.

In conclusione, la Nigeria ha enormi potenzialità derivanti principalmente dalla ricchezza scaturente dalle riserve di petrolio e dalle esportazioni in tutto il mondo, specie negli USA. Dall'altro lato mostra le gravi carenze strutturali che portano il Paese ad essere falcidiato dall'AIDS, dalle lotte intestine e dagli scontri con le compagnie petrolifere internazionali. Le condizioni sociali ed economiche del Paese sono complicate. Riusciranno le elezioni presidenziali di aprile a dare una scossa al Paese? Difficile che, almeno per ora, cambi lo status quo.

                                             Rocco Paradiso 


 

 

 

 

                              

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