Lo scorso 22 novembre, nel ballottaggio per le elezioni presidenziali in Argentina, il candidato della coalizione di centro-destra, Mauricio Macri, ha riportato la vittoria con il 51,44% dei voti contro il 48,56% del suo rivale, il kirchnerista Daniel Scioli: una vittoria che pur risicata nei numeri sembra poter porre fine a dodici anni di potere kirchnerista in Argentina, iniziati con la presidenza di Nestor Kirchner dopo la sua affermazione nelle presidenziali del 2003 e proseguiti poi a partire dal 2007, con i due mandati consecutivi di sua moglie Cristina Fernández de Kirchner. Si tratta di un risultato che conferma l'esito del primo turno, in cui Macrì aveva ottenuto un numero maggiore di voti, ovvero il 36% contro il 34% del suo rivale (Figura 1).

Macri, un ingegnere e uomo d'affari di 56 anni, figlio del facoltoso imprenditore edile di origini calabresi Franco Macri, dopo una formazione universitaria negli Stati Uniti conclusa con una laurea in ingegneria alla prestigiosa Universidad Catolica Argentina di Buenos Aires, ha lavorato nelle imprese di famiglia, ma i contrasti con il padre, che non ha mai disdegnato accordi sottobanco con le forze governative, lo hanno portato ad allontanarsi dal mondo degli affari e a dedicarsi alla politica. Macri è stato presidente della squadra di calcio del Boca Juniors dal 1995 al 2007 portandola ad ottenere grandi successi internazionali; forte di questa ritrovata popolarità è riuscito a farsi eleggere governatore della città di Buenos Aires, carica che ha ricoperto a partire dal 2007. Macri era già salito agli onori della cronaca nel 1991 quando fu vittima di un sequestro: venne tenuto prigioniero per dodici giorni e fu liberato solo dopo il pagamento di un riscatto di sei milioni di dollari.


A volte freddo e distante, Macri non ama i bagni di folla tanto cercati dalla presidente Kirchner ed ha stupito molti osservatori portando avanti una campagna all'americana con ampio uso di palloncini gialli (come il colore del suo partito) e slogan accattivanti, prendendo in prestito persino il ''si se puede'' tanto caro a Barack Obama. Con la sua coalizione, Cambiemos, ha messo insieme un eterogeneo gruppo di forze e movimenti politici uniti dalla volontà di sconfiggere Cristina Kirchner: oltre al PRO di Macri ne fanno parte l'Unione civica radicale, storico avversario dei movimenti peronisti, e la coalizione civica di Elisa Carriò. A completare il quadro dell'affermazione della coalizione di centro-destra, Maria Eugenia Vidal, vice e braccio destro di Macri a Buenos Aires, è stata eletta presidente della provincia di Buenos Aires, storica roccaforte del peronismo ed uno dei centri di potere più importanti del paese dotato di ampie risorse finanziarie e abitato da una popolazione di oltre sedici milioni di abitanti.
Ad ogni modo è innegabile come l'attenzione della stampa internazionale si sia focalizzata sulla fine dell'esperienza kirchnerista. I Kirchner hanno rappresentato la corrente di sinistra del peronismo, un movimento politico che rifacendosi a Juan Domingo Peron cerca di coniugare socialismo e nazionalismo in una cornice orgogliosamente populista; se il peronismo può annoverarsi tra quei movimenti politici che sono andati alla ricerca di una terza via tra comunismo e capitalismo, il Kirchnerismo si è allontanato da questa ideale equidistanza per volgere lo sguardo a sinistra verso la socialdemocrazia prestando particolare attenzione al problema delle disuguaglianze sociali.
Un tratto distintivo del Kirchnerismo è stato certamente la sua opposizione alle politiche economiche neoliberiste che si è tradotta nella decisione di nazionalizzare alcune importanti imprese private come la compagnia aerea Aerolineas Argentinas e la compagnia petrolifera Ypf e in politica estera in relazioni privilegiate con Venezuela, Ecuador e Bolivia.

In ambito economico gli obiettivi del Kirchnerismo sono stati centrati soltanto durante la presidenza di Nestor Kirchner: favorita dal rialzo dei prezzi delle materie prime la crescita economica (Figura 2) è stata impetuosa, con un tasso di crescita superiore all'8%  tra il 2003 e il 2007; la situazione si è fatta più difficile durante i due mandati di Cristina Fernandez de Kirchner a causa della crisi economica mondiale iniziata nel 2008, pur con un'effimera ripresa nel biennio 2010-11. Buoni risultati sono stati raggiunti nel campo della lotta alle disuguaglianze, considerando che la percentuale di famiglie in stato di povertà, che era cresciuta enormemente dopo la crisi del 2001, è stata ridotta in maniera drastica (Figura 3).
L'inflazione in particolare ha raggiunto livelli preoccupanti, secondo i contestatissimi dati forniti dal governo argentino, arrivando ben oltre il 25% a detta della maggior parte degli osservatori (Figura 4). Proprio l'accusa di manipolare i dati statistici è stata una delle più ricorrenti che ha dovuto fronteggiare Cristina Kirchner. I dati dell'INDEC (l'istituto di statistica argentino) sono stati giudicati poco credibili persino dal Fondo Monetario Internazionale che nel 2013 aveva invitato esplicitamente il governo argentino a fornire dati più veritieri. La popolarità della presidente è diminuita anche in seguito alla misteriosa morte nel gennaio di quest'anno del procuratore Alberto Nisman che aveva accusato la Kirchner di aver coperto le responsabilità dei servizi segreti iraniani nell'attentato al centro ebraico di Buenos Aires avvenuto nel 1994.
Accuse di corruzione e complicità che non hanno risparmiato neanche il candidato Daniel Scioli, Presidente della provincia di Buenos Aires, per la sua gestione del potere a tratti opaca e discutibile. Ed è probabilmente proprio la volontà di porre fine alla corruzione e ad una gestione del potere a tratti autoritaria ed egemonica che è alla base di un voto che più che a sostegno di Macri, è sembrato essere un voto di protesta contro il governo kirchnerista.
In politica estera l'Argentina di Macri quasi certamente si allontanerà dai governi di sinistra radicale sudamericani (tra i quali non si può più annoverare quello di Maduro in Venezuela). Macri, che cercherà di consolidare le già buone relazioni con Cile e Brasile e soprattutto di ristabilire buoni rapporti con gli Stati Uniti, ha inoltre dichiarato che si batterà per la liberazione dei prigionieri politici in Venezuela. Nel suo comitato elettorale al momento dei festeggiamenti per la vittoria era presente, non a caso,  la moglie di Leopoldo Lopez, oppositore dell'ormai ex governo chavista tuttora in carcere in Venezuela. Ancora da chiarire la posizione del neo Presidente sui rapporti con il Regno Unito: la volonta di superare una volte per tutte le tensioni relative alla guerra delle Falkland/Malvinas non pare confermata dalle dure parole di un recente comunicato in cui si ribadisce il diritto alla sovranità argentina sulle isole.

Pur avendo rassicurato gli elettori circa la sua volontà di tenere in piedi i programmi di welfare inaugurati dai Kirchner, Macri sembra avere come priorità il miglioramento del business environment, l'ambiente in cui si trovano ad operare investitori e uomini d'affari nello sviluppo delle loro attività imprenditoriali e commerciali. In campagna elettorale Macri ha infatti promesso investimenti in infrastrutture e più in generale nel settore produttivo: si tratta di interventi a lungo attesi, almeno a giudicare dal forte rialzo dell'indice azionario Merval della Borsa argentina -  oltre il 55% da settembre, in coincidenza con l'aumento delle possibilità di un'affermazione di Macri (Figura 5).
Per favorire gli investimenti esteri in Argentina (Figura 6), Macri è intenzionato ad eliminare le restrizioni sui cambi e a fornire finalmente dati credibili circa l'andamento economico del Paese: in particolare dovrebbe essere eliminato il 'cepo cambiario', l'insieme di restrizioni che impedivano agli argentini l'accumulo di valuta estera. Queste restrizioni erano necessarie per evitare speculazioni causate dal fatto che il valore del dollaro sul mercato nero era nettamente superiore a quello fissato dal cambio ufficiale deciso dal governo. Macri ha dichiarato che intende eliminare il cambio fisso del peso argentino con il dollaro americano, svalutando il peso argentino e riportando il cambio con il dollaro a livelli più realistici. Inoltre, durante la campagna elettorale si è mostrato deciso a riportare i conti pubblici argentini sulla strada della sostenibilità, segnando una discontinuità con le politiche fiscali del governo di Cristina Kirchner.
Il compito di Macri non sarà dei più semplici, dato che dovrà cercare di ridurre la spesa pubblica senza intaccare i programmi di welfare messi in atto dai Kirchner e allo stesso tempo cercare di ridurre la pressione fiscale per favorire lo sviluppo delle imprese. Un grande ostacolo per il nuovo Presidente sarà certamente non poter disporre della maggioranza in parlamento, dato che l'attuale parlamento eletto nel 2013 è infatti a forte maggioranza kirchnerista: questo potrebbe rallentare o bloccare del tutto i piani che Macri sembra deciso a portare avanti.
Forse proprio per questo motivo, in campagna elettorale l'ex Presidente del Boca Juniors ha attenuato di molto i suoi toni di critica verso le forze peroniste, invitando invece a una sorta di riconciliazione nazionale nella speranza di una collaborazione costruttiva con le altre forze politiche. Ed è probabilmente questa logica che è alla base del voltafaccia di Macri riguardo le privatizzazioni. Se infatti durante gli ultimi anni aveva sostenuto ripetutamente la necessità di privatizzare le Aerolineas Argentinas e la compagnia energetica YPF precedentemente nazionalizzate dai Kirchner, in campagna elettorale ha usato toni molto più morbidi rimandando la decisione a un'epoca indefinita.
Particolarmente delicata si profila la trattativa con i fondi avvoltoio e più in generale con gli holdouts (i creditori che non hanno accettato la ristrutturazione del debito argentino proposta in due occasioni nel 2005 e nel 2010): Macri spera di poter raggiungere un accordo e chiudere definitivamente la questione, utilizzando un approccio molto differente da quello di Cristina Kirchner che ha sempre rifiutato di mettersi al tavolo con i creditori e che nel settembre di quest'anno è riuscita a far approvare all'ONU una serie di norme volte a ostacolare l'attività di questo tipo di fondi.
E' opportuno evidenziare come Macri sarà il primo Presidente dichiaratamente di centrodestra dal ritorno alla democrazia: per lui la sfida principale sarà combattere la corruzione e riuscire a rinnovare l'economia argentina senza cancellare i progressi nell'ambito della riduzione delle disuguaglianze sociali raggiunti dai Kirchner. La sua affermazione, arrivata poche settimane prima della storica sconfitta chavista nelle elezioni in Venezuela, sembra possa ricollegarsi a un cambiamento dello scenario politico in Sud America con l'indebolimento delle forze di sinistra radicale da sempre ostili all'ingerenza statunitense nel Subcontinente.

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