Gli spagnoli nel giro di tre anni saranno più ricchi di italiani e tedeschi: lo ha affermato il primo ministro spagnolo, Zapatero, in una intervista al quotidiano El Pais del 15 gennaio 2007. "Siamo sicuri di superare Germania ed Italia in termini di Pil pro-capite nei prossimi due o tre anni", ha dichiarato, aggiungendo poi che "tra qui e il 2010 potremo completamente sorpassarli" il che potrebbe significare che non solo il prodotto per abitante ma anche il prodotto lordo della Spagna sarà maggiore di quelli italiano e tedesco.

Ha ragione il premier spagnolo? Nella sostanza sì, anche se forse ha esagerato di un anno o due. Per verificarlo, nella Figura 1 abbiamo simulato l’andamento del prodotto lordo per abitante in Spagna, Germania e Italia per quindici anni, ossia dal 2007 al 2021. Se si ammette che la Spagna, come ha promesso il suo primo ministro, cresca al 4 per cento annuo, ossia appena un po’ più del recente passato, e che Germania e Italia rimangano praticamente ferme (con la crescita annua dello 0,1 per cento), il sorpasso spagnolo avverrebbe prestissimo, ossia nel 2010-11.

Si può naturalmente obiettare che questi tassi per Italia e Germania non sono realistici perché le economie di entrambi i paesi hanno ripreso a muoversi. Benissimo, modifichiamo allora la simulazione e otteniamo i risultati della parte bassa della stessa figura 1. L’Italia sarà raggiunta nel 2012 e la Germania nel 2014. Si può giocare finché si vuole con i tassi ma, per quanto riguarda il reddito per abitante, il sorpasso spagnolo dentro breve tempo appare sufficientemente realistico, sostanzialmente inevitabile.
Questo vale anche per il pil totale, ossia per le dimensioni complessive delle tre economie? Qui Zapatero - se veramente intendeva un confronto sul pil - esagera, anche perché il numero degli spagnoli

(40 milioni) è  relativamente esiguo, pari a meno della metà dei tedeschi (82 milioni) e un quinto in meno degli italiani (58 milioni). Nel primo caso, l’Italia verrebbe superata nel 2020 e la Germania molto più in là, ma su orizzonti così lontani le prospettive diventano arbitrarie.

Zapatero ha comunque ragione a ricordare che nel 2006 "il 60 per cento dei nuovi posti di lavoro creati in Europa sono stati creati in Spagna" e che la Spagna è un’economia molto dinamica, quasi una tigre, almeno una lepre. L’exploit spagnolo è particolarmente impressionante se lo si confronta con la tartaruga Italia (Figura 2): fatto pari a 100 il prodotto lordo di entrambi nel primo quadrimestre del 1999, nel terzo quadrimestre 2006 la Spagna si colloca oltre quota 240, l’Italia appena a quota 140.

Le cose non cambiano sostanzialmente se si esamina in dettaglio la performance industriale: anche se ha attraversato un periodo di crisi in gran parte del 2005 e del 2006, la Spagna sopravanza nettamente l’Italia, il cui andamento è un’alternanza di periodi piatti (addirittura una recessione nel 1999-2000) a periodi di crescita molto debole, come mostra la Figura 3.

In questa luce, la bassa inflazione italiana – probabilmente un po’ sottostimata dalle statistiche – rappresenta soprattutto un segnale di economia piatta mentre la lieve inflazione spagnola, superiore mediamente di circa un punto, sembra rappresentare un segno di vitalità, o forse anche solo di rilevazioni più realistiche (Figura 4).

                                                  Mario Deaglio

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