Dopo una lunghissima trattativa, a metà dicembre la Russia entra nel WTO (World Trade Organisation), l'organizzazione internazionale che sovraintende agli accordi economici in campo commerciale fra gli stati membri.

Il WTO, creato nel 1995 al seguito del cosiddetto Uruguay Round, comprende 154 Paesi membri (se inseriamo già la Russia),  che realizzano circa il 97% del commercio internazionale, cui si aggiungono 29 Paesi osservatori, fra i quali era compresa la stessa Russia a partire dal 1990.
Il WTO ha ricevuto in eredità il ruolo in precedenza ricoperto dal GATT, un accordo inizialmente concluso fra 23 Paesi addirittura nel 1947, e successivamente allargato ad altri firmatari che si prefiggeva l'obiettivo di fissare le basi di un sistema multilaterale di relazioni commerciali, nel quadro della liberalizzazione del commercio mondiale.

Lo scopo principale del WTO è di "amministrare" gli accordi commerciali che garantiscono la libertà dei commerci e che hanno ridotto a ben poco le barriere doganali e impedire che si formino nuove barriere extra-doganali. Deve inoltre promuovere azioni per abrogare i dazi residui e per estendere le liberalizzazioni al campo dei servizi; mentre ha fatto registrare un buon successo per quanto riguarda il primo obiettivo, sul secondo le trattative a livello mondiale sono ferme da ormai più di dieci anni.

La tempistica dell'adesione russa al WTO non pare del tutto casuale, visto che il Paese è ormai orientato alla prossime elezioni presidenziali (marzo 2012).
Da più parti l'accordo viene considerato, con un velo di malizia, come il regalo finale all' elettorato da parte del Presidente uscente Medvedev, che a marzo potrebbe passare il testimone presidenziale al Primo Ministro Putin, ottenendo in cambio per sé la carica di Primo Ministro.

Questo scambio di poltrone è la conseguenza delle regole costituzionali della Federazione russa, perché la Costituzione prevede che nessuno possa ricoprire la carica di Presidente per più di due mandati consecutivi. Per tale vincolo costituzionale, nel 2008 Putin (Presidente nei precedenti otto anni) candidò alla Presidenza il suo delfino Medvedev, facendosi da lui nominare Primo Ministro. La convivenza nel quadriennio che sta concludendosi non è stata priva di scintille, ma la logica delle poltrone sembra avere il sopravvento anche in terra russa e, a ridosso delle prossime elezioni, l'ipotesi più probabile è quella dello scambio di favori: Putin rieletto Presidente e Medvedev nominato Primo Ministro.

La recentissima delusione elettorale di inizio dicembre (rielezione della Duma, la Camera bassa - Figura 1) per il "duopolio" Putin-Medvedev era evidentemente già nell'aria, visto che l'accordo sul WTO, stagnante da anni, ha ricevuto un'improvvisa accelerazione nelle scorse settimane. L'elettorato non è pienamente soddisfatto della gestione dei due proconsoli russi perché nell'ambito di una significativa crescita generale sono aumentate, come da copione, le differenze fra chi "sta meglio" (i nuovi ricchi) e chi resta fra i meno abbienti (dipendenti, pensionati, popolazione rurale).

In sintesi la principale preoccupazione della popolazione russa è che i Governanti non abbiano approntato alcuna misura per fronteggiare la prosecuzione della crisi dell'area Euro: nessuno sa come potrebbe reagire l'economia russa in caso  una crisi grave o addirittura dell'eclisse dell'Euro. Non è un problema da poco, visto che l'Unione Europea, nel suo complesso, ha strettissimi rapporti economico-commerciali con la Russia: è il primo cliente di gas e petrolio ( assorbe 40 per cento delle  vendite russe), e contribusce per quasi 50 per cento  all'interscambio russo (somma di esportazioni e importazioni). Dalla zona euro deriva il 75 per cento degli investimenti esteri in terra russa.

Su questo sfondo problematico, l'accordo con Il WTO si profila come un dono natalizio del Presidente uscente ai consumatori russi. Infatti le prime conseguenze dell'entrata in vigore dell'accordo si esprimeranno in termini di un netto abbattimento dei dazi e di un'accelerazione delle importazioni, in  particolare di beni di largo consumo, che diventeranno accessibili a fasce crescenti della popolazione russa.

 

L'economia russa si è velocemente ripresa dal crollo del 2008 (PIL -8% annuo) e anche le previsioni sono complessivamente positive, visto che il tasso di crescita continua ad essere stimato al 4,5%-5% (Figura 2). Parallelamente l'inflazione non sembra esprimere motivi di preoccupazione, anche se, stazionando in area 7%-10%, impedisce un netto ammorbidimento della politica monetaria. Tuttavia questi dati rappresentano per loro costituzione una sintesi del sistema economico russo, che al suo interno prevede invece numerose situazioni molto variegate fra loro.

La forza economica russa poggia sulla dotazione di risorse naturali (in particolare petrolio e gas), la cui fornitura all'occidente rappresenta un elemento di "ricatto politico", oltre che una delle principali voci di incasso per la Russia.
La Russia è ben posizionata anche in altri settori, tipicamente quelli dell'industria pesante (acciaierie in particolare). Viceversa l'economia russa è debole in settori oggi trainanti, quali l'elettronica e l'alta tecnologia in generale. I relativi consumi interni sono stati frenati a lungo dalla ingombrante presenza di elevati dazi, che con l'adesione al WTO dovrebbero invece sparire. Le prime indiscrezioni affermano che i dazi, mediamente nell'ordine del 10%, dovrebbero immediatamente calare al 7,8%, mantenendo viva l'attesa di progressive contrazioni in futuro.

Cellulari, registratori, TV, pc di provenienza per lo più asiatica sono in procinto di invadere la Grande Madre Russia…
Al loro seguito si muoveranno altri genere quali autoveicoli, elettrodomestici, abbigliamento. A seguire, arriveranno altri beni internazionali, visto che, abbattuti i dazi, non ci potrà essere competizione sul terreno della qualità con i prodotti nazionali (mediamente di qualità molto bassa). Addirittura pare che nel settore farmaceutico i dazi potrebbero calare, per l'evidente desiderio di migliorare il benessere della popolazione, al 5% e la previsione è di una vera e propria inondazione di farmaci di fabbricazione asiatica (indiana in particolare).

Con l'adesione al WTO i consumatori russi avranno maggiore scelta a prezzi inferiori; il settore produttivo interno è però molto preoccupato per le ripercussioni di questo accordo, in quanto nel breve favorirà l'import senza generare particolari vantaggi aggiuntivi per l'export. In effetti il saldo della Bilancia Commerciale russa (Figura 3) è atteso in contrazione nel 2012 rispetto alla punta del 2011.

Ultime considerazioni: quali ripercussioni si possono ipotizzare per l'interscambio commerciale Italia - Russia? Innanzi tutto, si parte dalla constatazione che il saldo di tale scambio è in deficit per noi italiani (importiamo dalla Russia più di quanto esportiamo laggiù), ma questo saldo è condizionato dalle forniture di petrolio e gas energetico (Figura 4). Per volumi di interscambio, secondo la Sace, la società che assicura i crediti esteri, siamo il quarto partner della Russia, dopo Olanda, Cina e Germania. Nel 2010 l'export italiano verso la Russia ha sfiorato gli 8 mld di Euro, mentre l'import si è assestato a circa 13 mld. Negli ultimi dieci anni il saldo commerciale oscilla più o meno a cavallo dei 5 mld di Euro.

Sempre secondo i dati della Sace, l'export italiano (2010) in Russia si concentra principalmente in due settori di rilievo: meccanica (26,4%) e moda (21,2%).
In particolare quest'ultimo dovrebbe beneficiare sensibilmente del ribasso dei dazi per sfoggiare la maggior qualità dei prodotti italiani (Figura 5).
Ma il meccanismo sembra favorire un po' tutto il nostro export, visto che esso si incentra in altri settori apparentemente favoriti dall'abbattimento dei dazi: mobili (9%), metallurgia ed elettronica (7,3% ciascuno), autoveicoli in generale (5,9%), gomma e plastica (5,2%) e prodotti chimici (5,2%). Il comparto residuale copre infine il 12,4%.

Quale può essere l'incognita a carico dell'export italiano nonostante l'abbattimento prospettico dei dazi russi? Quella valutaria: se il Rublo dovesse indebolirsi, al seguito di una campagna elettorale non così distesa come sembra in questo momento, i prezzi finali dei prodotti stranieri per i consumatori russi potrebbero non rivelarsi così accattivanti come si ipotizza oggi, sulla base del solo abbattimento dei dazi russi.

                                                 Carlo Crovella

 

                                            

                                          

                              

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