Dopo la convergenza della Bulgaria nell’EU (inizio ’07), la Comunità Europea sta monitorando attentamente il cammino di questo Stato verso le riforme, specie nel campo della giustizia e della lotta alla corruzione.

La Comunità Europea, molto dubbiosa sulla capacità di arginare la corruzione in Bulgaria, ha sospeso il piano di aiuti, il cui importo stanziato ammonterebbe a circa 450 milioni di Euro.

In Bulgaria la situazione politica vive una continua tensione di fondo. Il Governo è composto dal Partito Socialista (BSP), Movimento Nazionalista per la Stabilità ed il Progresso (NMSP, in precedenza noto come il Movimento Nazionalista di Simeone II) e il Movimento per i Diritti e la Libertà (MRF, che fa riferimento alla principale etnia turca).

Il Governo, dopo il successo costituito dall'adesione all’EU, registra non poche difficoltà sia per la sensibile caduta di consenso pubblico verso l’NMSP sia per l’emergere di un nuovo partito di centro-destra, il CEDB, vincitore delle elezioni (giugno ‘07) per designare i rappresentanti della Bulgaria al Parlamento Europeo. I componenti dell’NMSP stanno mettendo sotto pressione la direzione del Partito affinché lasci la coalizione.

La tensione del quadro politico induce ad attendersi un prossimo deterioramento nel trend positivo registrato negli anni scorsi dagli indicatori economici.

La crescita del PIL (Figura 1), dopo esser risultata ben superiore al 6% annuo dal 2004 in poi, dovrebbe attenuarsi  su livelli del 5% nei prossimi anni: ciò pare imputabile alla combinazione fra rallentamento della domanda interna  e protratta forza dell’Euro.

L’eccessivo flusso di importazioni (deficit delle partite correnti ’07: 21% del PIL) e, soprattutto, il forte rincaro dei prezzi alimentari, registrato nel corso del 2007, hanno sospinto l’inflazione a ridosso del 10% (era il 2,3% nel 2003). Le stime di prospettica attenuazione della crescita economica (specie in termini di domanda interna) inducono a pronosticare un significativo ridimensionamento dell’inflazione, che potrebbe ridiscendere al 3% negli anni 2011-12.

I tassi a breve, scesi al 3,5% nel recente passato per il processo di convergenza verso i tassi europei, sono ora già risaliti al 5% circa a causa delle frizioni inflattive e potrebbero rimanere in tensione per il persistente nervosismo del quadro inflattivo. Pur ipotizzando un futuro rientro sul fronte dei prezzi, i tassi bulgari non sembrano aver molti spazi al ribasso, perchè nel frattempo stanno salendo i tassi monetari europei.

La Figura 2 riassume graficamente l’andamento di queste variabili.
Il tema sotto la lente dell’analisi, per quanto riguarda la Bulgaria, è costituto dall’intreccio fra la dinamica politica e quella economico-finanziara, collegati attraverso le scelte di politica fiscale. Il Partito Socialista desidera evitare la crisi economica del 1996/97, quando l’eccessivo ricorso,

negli anni precedenti, alla spesa pubblica gonfiò la domanda interna, che alimentò una fiammata inflattiva.

Al momento, le previsioni sulla domanda interna convergono verso un suo presumibile rallentamento nel prossimo futuro, ma se così non fosse, sarà inevitabile una politica fiscale decisamente più severa. Tuttavia ciò si scontra con la necessità di coltivare il consenso elettorale (in vista delle consultazioni politiche di metà 2009).

In caso di insuccesso della politica fiscale, dovrà scendere in campo la politica monetaria, come in parte è  già accaduto nel recente passato.

Infatti (Figura 3) la Banca Centrale è stata costretta a ripetuti aumenti del Tasso di Intervento, fino a portarlo, da minimi del 2% nel 2005,  a ridosso del 5%.

Se per caso dovesse fallire il monitoraggio da parte delle autorità sulla domanda interna, proprio la domanda continuerebbe ad alimentare il flusso delle importazioni in misura superiore a quanto oggi stimato. Il disavanzo delle partite correnti, anziché ridursi in termini percentuali rispetto al PIL, potrebbe addirittura aumentare, il che fa profilare (in quella determinata ipotesi) un quadro potenzialmente critico sul fronte valutario.

Il Lev bulgaro è stato ancorato negli anni ’90 al Marco tedesco. Nel luglio del ’99, la Banca Centrale bulgara ha deciso di rivalutare il Lev, introducendo il Nuovo Lev con il seguente rapporto: 1000 vecchi Lev per 1 Nuovo Lev.

Oggi il cambio del Lev è fissato con l'Euro al valore di riferimento di 1,9558 Lev per 1 Euro, prendendo spunto dalla parità fissa del Marco tedesco con l’Euro. La Figura 4 ci conferma che il Lev è attentamente monitorato in una banda di oscillazione molto stretta a cavallo del suddetto valore contro Euro.

Ciò ha permesso al Lev, negli ultimi anni, di recuperare abbondantemente terreno nei confronti del Dollaro, verso il quale il Lev oscilla liberamente. Sempre la
Figura 4 ci dimostra che, mentre ad inizio degli anni 2000 il Lev ha ceduto nei confronti del Dollaro (circa il 25%), successivamente la moneta bulgara ha complessivamente guadagnato il 40% circa.

Le ultime stime degli analisti sostengono che, contrariamente a quanto affermato in precedenza, la Bulgaria tenderà a rinviare l’adozione ufficiale dell’Euro, facendola slittare anche fino al 2012. Infatti il controllo della politica monetaria risulta una variabile chiave, di cui la Bulgaria non vuole privarsi, se non quando sarà indiscutibilmente archiviato il quadro contraddittorio fra decisioni governative e trend congiunturali ed inflattivi.

                                                 Carlo Crovella

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