La Cina che sta rallentando nella corsa al pil è un Paese che cambia: la trasformazione - nel senso originario latino del termine trans-formare, cioè "formare dentro, nel profondo" - che si sta avviando in questi anni, se sarà perseguita dai Governi cinesi, sarà di fondamentale importanza nello sviluppo del Paese, andando a mettere in discussione e modificare i fondamenti stessi dell'economia. Vediamo come.

Intanto, il rallentamento della crescita della economia cinese è confermato dagli ultimi dati di ottobre del Fondo Monetario Internazionale: il dato finale (Figura 1) relativo alla crescita del pil 2013 è pari a 7,6% (-0,2% rispetto al dato di luglio) e le stime per il Q4 del 2013 pari a 7,6%. Non cambiano le cose se proiettiamo i dati al prossimo anno: infatti è pari a +7,3% la proiezione 2014 (-0,4% rispetto ali dati di luglio) e per il Q4 2014 pari a 7,2%. In senso generale possiamo dire che per la Cina e per i Paesi con uno sviluppo più affine, i BRICS (Figura 2), il 2014 sarà un anno in cui si intravvede un lumicino più fioco del previsto,che è pur sempre importante in un quadro globale.

A livello mondiale i dati di ottobre ricalcano i rallentamenti "cinesi" facendo registrare un dato complessivo pari a +2,9% con una frenata rispetto alle stime di luglio pari a -0,3%, mentre le stime per il 2014 si assestano per ora al 3,6%.

La debolezza della crescita cinese è strettamente legata ad un rallentamento del tasso di crescita delle esportazioni (Figura 3) in cui il maggiore partner commerciale (Figura 4) sono gli USA (17%), seguiti dai più vicini Paesi asiatici quali Hong Kong (16%), Giappone (7%) e Corea del Sud (4%).

Complessivamente possiamo dire che il rallentamento del settore industriale ed agricolo non è stato compensato dall'accelerazione del settore dei servizi. Anche se esiste qualche segnale incoraggiante nel brevissimo periodo: infatti l'Istituto Nazionale di Statistica cinese ha recentemente diffuso i dati, superiori alle attese degli analisti, di una crescita tendenziale della produzione industriale del 10,4% ad agosto, la maggiore di 17 mesi. Lo stesso si può dire delle vendite al dettaglio che sono cresciute del 13,4% e per gli investimenti aumentati del 20,3%.

Se guardiamo all'inflazione, questa è salita del 3,1% a settembre, rispetto al 2,6% di agosto, soprattutto a causa del rialzo dei prezzi di alcuni alimenti (ad esempio la verdura) e dei trasporti. Nonostante siano assenti pressioni al rialzo dei prezzi dal lato delle materie prime e dei prezzi alla produzione, l'atteso aumento dei prezzi degli alimentari, in particolare della carne, dovrebbe comunque portare ad un aumento dell'inflazione nei prossimi mesi, per arrivare in media a 2,8% nel 2013.

La moneta cinese, lo Yuan, si sta continuando ad apprezzare sia rispetto al dollaro che rispetto all'euro, nonostante i dati sulla crescita siano, come
detto, inferiori alle più ottimistiche attese di inizio 2013. Uno Yuan forte naturalmente
fa registrare  una perdita di competitività delle esportazioni cinesi, da un lato, mentre dall'altro lato è visto con sollievo dai Paesi, come gli USA, che hanno un debito in gran parte in mano cinese. Inoltre, è di pochi giorni fa la notizia che Bce e Banca popolare cinese hanno deciso per la prima volta di creare una linea triennale di swap valutario bilaterale per rispondere alla rapida crescita del commercio e delle transazioni finanziarie fra Cina ed Eurozona.

Lo Yuan sta prendendo piede anche come moneta internazionale di scambio: infatti da diversi mesi la Cina ha comunicato che le forniture di petrolio provenienti dalla Russia sono pagate in yuan, e non più il dollaro USA come da consuetudine. Che accadrebbe nel caso in cui ciò si verificasse con sempre maggiore frequenza? 

Nel medio-lungo periodo tale situazione potrebbero essere l'inizio di un nuovo ordine valutario mondiale dove lo yuan potrebbe diventare la valuta di riferimento facendo progressivamente perdere il proprio peso al dollaro USA. Con il petrolio, potrebbero essere le materie prime ad essere acquisite in yuan poiché la Cina è il primo importatore mondiale di metalli ed avrebbe gioco relativamente facile ad imporre ai Paesi esportatori la necessità di accettare lo yuan come corrispettivo della merce. 

Un maggiore afflusso di yuan nelle casse dei principali partner commerciali potrebbe voler dire fare assurgere la moneta al ruolo di riserva, ruolo che il dollaro americano potrebbe perdere se non verrà elevato il tetto del deficit.
Tale strada sarà percorribile solo se terranno i fondamentali economici e i movimenti speculativi non avranno il sopravvento, motivo per cui il percorso di apertura sarà perseguito con gradualità. Questo, in uno scenario di fanta - macropolitica, potrebbe essere lo stato delle cose che farebbe da preludio a un nuovo ruolo egemone nell'economia mondiale per la Cina, grazie anche al fatto che ad ora e in prospettiva nel futuro di medio periodo quantomeno avrà un forte surplus della sua bilancia dei pagamenti (questo non si può dire né del dollaro né dell'euro).

Il rischio per la Cina, come sostenuto negli anni passati da diversi analisti, è che, a causa dei problemi strutturali che la affliggono (tra cui le restrizioni sulla mobilità del lavoro, un sistema finanziario rigido e carico di rischi e l'eccessivo ricorso agli investimenti statali che causano problemi di deficit pubblico), l'economia del Paese possa subire ulteriori rallentamenti e causare quindi notevoli "smottamenti" a livello internazionale.

La politica - quantomeno quella ufficiale - del presidente Li Keqiang (la cosiddetta Likonomics) è volta ad attribuire la massima priorità alle riforme strutturali rispetto a interventi straordinari una tantum.
Ufficialmente, il piano di riforme economiche per il 2013 annunciato a inizio maggio, in parte già avviate - quali ad esempio l'internazionalizzazione del renminbi, la riforma dell'IVA, la riforma sanitaria, il giro di vite nei confronti della finanza locale - va sicuramente a favore di una crescita più bilanciata e sostenibile nel medio lungo periodo. Tuttavia, anni di espansione di forme di finanziamento alternative a quelle del settore bancario (shadow banking) - politica ora accantonata - , l'innalzamento del livello dei crediti incagliati e del livello del debito degli enti locali e di molte società (tra cui imprese di stato) rimangono fonte di preoccupazione sia per le Autorità sia per le agenzie di rating e mantengono in stallo le proiezioni sullo scenario di crescita del Paese.

Parallelamente al piano di riforme strutturali, sembra però che sia in essere un vero e proprio "programma di stimoli segreti" volto a iniettare liquidità e favorire investimenti. In particolare, una delle azioni previste vuole che la Agricultural Bank of China, una delle principali quattro banche del Paese, eroghi un prestito al governo metropolitano di Shanghai (250 miliardi di yuan pari al 12,5% del Pil del prenditore) per edificare una free trade zone di 28 km quadrati, con un progetto decennale (Figura 6) e un parco giochi Disneyland a Shanghai.
Le riforme e il rafforzamento del mercato interno, a detta degli analisti e come riconosciuto anche nel Paese, sono indispensabili per assicurare (o quantomeno la loro realizzazione va in questa direzione) una crescita sostenuta, molto più degli interventi di breve periodo quali sono stati in passato l'allentamento monetario e l'incremento del deficit di bilancio. Vedremo ora se la rotta che sembrerebbe intrapresa resterà salda o se vi saranno derive pericolose perché lo sviluppo possa diventare davvero "maturo".

                                             Rocco Paradiso

                                                

 

                                 

                             

 

                                            

                                         

                                               

 

                                            

                                          

                              

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