In questi ultimi giorni si sono succedute notizie allarmanti sulla situazione politica creatasi in Moldavia, il Paese più povero d'Europa.

Tutto ha avuto inizio in occasione delle elezioni del 5 Aprile, dove il Partito Comunista Moldavo avrebbe raggiunto la maggioranza dei voti espressi.
Nonostante il rapporto positivo della delegazione OCSE sullo svolgimento delle elezioni, alcuni membri del comitato hanno espresso forti dubbi sulla correttezza del voto.
Così l'opposizione, convinta di essere di fronte a brogli elettorali, ha indetto manifestazioni che in alcuni casi sono sfociate in devastazioni dei palazzi governativi.

Per capire come mai si è arrivati a un parlamento in fiamme, bisogna spiegare la storia della Moldavia degli ultimi 20 anni, sia dal punto di vista politico che economico.

Nel 1992 la Moldavia, Paese con una popolazione di circa 4 milioni di persone, introdusse le prime regole di libero mercato che però scatenarono una forte inflazione, impoverendo gran parte dei moldavi.

La situazione si avviò negli anni a un lento miglioramento, ma, nel 1998, con la grave crisi della Russia, maggior partner commerciale della Moldavia, si ebbero forti ripercussioni nel Paese mostrate dalla Figura 1, dove si nota come nel '98 e '99 l'occupazione fosse caduta in tutti i settori.

Intanto anche la situazione politica del Paese andava complicandosi: nella Moldavia la politica, come nella vicina Ucraina, è molto influenzata dal fattore etnico; questo significa che si hanno da una parte i liberal-nazionalisti che hanno come obiettivo l'unificazione con la Romania, e dall'altra  il vecchio Partito Comunista Moldavo che ha come punto di riferimento la Russia.

In questa situazione non si deve dimenticare la questione della Transnistria (Figura 2), una striscia di territorio fra Moldavia e Ucraina rivendicata dalla Russia poiché abitata da popolazione a maggioranza russofona; molti però smentiscono questa teoria, affermando che la ragione per la quale molti abitanti della zona posseggano il passaporto russo non sia di natura etnica, ma rappresentata dal fatto che questo documento permette loro di emigrare in Russia per lavoro.

 

Dopo le forti crisi degli anni novanta, i partiti liberali furono spazzati via dal potere, con l'avvento dei filo-russi.
Questo portò a diverse proteste, causate da proposte discutibili come quella del ripristino della lingua russa come idioma nazionale.

In ogni caso dall'anno 2000 in poi, sembra che la Moldavia abbia imboccato la via del miglioramento (Figura 3): la linea blu indica il livello di povertà e le barre rosse la crescita del PIL.
Anche le previsioni del PIL del 2009 indicano un ulteriore miglioramento con un 8% (Figura 4).

Nonostante ciò, bisogna sottolineare come questi siano dati un po' falsati, poiché non per forza indicano una crescita reale dell'economia del Paese: dalla ricerca della International Organization for Migration, si nota come le rimesse degli immigrati moldavi rappresentino il 38% del PIL nazionale.

Dal Cia World Factbook si evincono altri parametri di arretratezza: ad esempio il 40% di popolazione impiegata nell'agricoltura e il 25% della popolazione in età lavorativa all'estero.

Infine, i fatti delle ultime settimane mostrano come la Moldavia sia un Paese estremamente povero che, come Ucraina e altri, non ha ancora scelto una direzione precisa da intraprendere: quella dell'integrazione europea insieme all'unificazione con la Romania, o l'influenza russa sia dal punto di vista economico che militare.

Probabilmente l'Europa potrebbe facilitare questo processo con provvedimenti concreti che facciano sentire la popolazione moldava meno isolata (regime di visti agevolato, finanziamenti condivisi tra Romania e Moldavia).

Se l'Unione Europea sia in grado in questo momento di fare ciò, rimane dubbio, ma, da come si può vedere, più si aspetterà, più la Moldavia brucerà.

                                                      Alan Vartuli

Commenti

Comments are now closed for this entry