Era l'autunno 1989 quando le televisioni di tutto il mondo annunciavano, quasi con sorpresa, la caduta del Muro di Berlino.
L'anno seguente, il 3 ottobre del 1990, la Germania sarebbe tornata ad essere unita.

Vent'anni dopo la DDR è soltanto il ricordo di un paese che ha completamente cambiato volto e modificato la propria struttura economica.
Le cinque regioni che facevano parte della DDR sono Sassonia, Sassonia- Anhalt, Turingia, Brandeburgo e Meclemburgo - Pomerania occidentale, più la parte della città di Berlino che era in mano ai Sovietici.

E' facile notare come in queste regioni si trovino città fondamentali per quanto concerne la storia del Vecchio Continente, partendo da Berlino, per  passare a Dresda, a Lipsia, città natale di Bach, a Jena e Weimar, dove si tenne l'assemblea costituente della Repubblica tedesca sorta sulle rovine dell'Impero (detta appunto Repubblica di Weimar), alle colline di Erfurt, terre che hanno dato i natali alla riforma luterana.

In questo ventennio la vecchia Repubblica Democratica è cresciuta in fretta, risollevandosi dalla condizione in cui si trovava sotto il regime sovietico, senza però raggiungere la cosiddetta "altra Germania" (Figura 1), dove i livelli di reddito restano mediamente superiori del 25-30%.

Il principale problema delle regioni dell'est è tuttora rappresentato dall'ampia fascia di popolazione che si trova in condizioni di povertà.
Esplicita la situazione una mappa pubblicata dal Frankfurter Allgemeine Zeitung, in cui la cifra percentuale indica la quota di persone a rischio povertà per ogni regione (Figura 2).

Da una prima lettura balzano subito all'occhio tre differenti aree: un primo gruppo con le tre regioni (in giallo) del Sud, comprendenti Stoccarda e Monaco, dove la fascia di popolazione a rischio povertà è inferiore al 12,5%, una "seconda Germania" con tali indici fra  il 13% ed il 17% (con l'esclusione della città stato di Brema), ed un'ultima area, corrispondente alla vecchia Repubblica Democratica dove tali indici sono più preoccupanti, con un picco massimo vicino al 25% nell'estremo nord-est, rappresentato dal Meclemburgo - Pomerania occidentale, al confine con la Polonia.

Il quadro generale che ne risulta delinea una povertà crescente man mano che ci si sposta verso est - il tasso povertà media nell'est è del 19,5% contro il 12,9% dell'ovest - e verso il nord.
Va detto che la povertà della Germania est deriva anche dall'eliminazione dei sistemi assistenziali della vecchia DDR, che comunque garantivano una rete di sicurezza.

Una seconda significativa tabella mette a raffronto la popolazione delle diverse regioni rapportandola alla forza economica da esse rappresentata
(Figura 3).
Per quanto riguarda le regioni dell'ovest la colonna di destra è generalmente più elevata, vale a dire che si produce una parte del prodotto interno lordo percentualmente maggiore rispetto alla popolazione che vi ci abita.
Anche in questo caso le tre regioni che dominano la scena sono l'Assia, la Baviera e il Baden.

Il record va all'Assia, dove il rapporto fra le due colonne è di 1,31, nettamente sopra la parità troviamo anche la Baviera (1,14) ed il Baden (1,13).
Se consideriamo anche le città stato (Brema, Amburgo e Berlino) dobbiamo segnalare Amburgo, che realizza il 3,9% del prodotto a fronte di poco più del 2% degli abitanti del paese (1,86 il rapporto).
Tale boom è facilmente spiegabile con gli introiti delle attività portuali, visto che lo scalo fluviale di Amburgo è il secondo in Europa dietro a Rotterdam.

 

 

La situazione muta radicalmente nell'Est, con valori simili per le cinque regioni ex Ddr e compresi fra lo 0,57 della Turingia e  lo 0,61 del Magdeburgo.
Dai dati emerge il divario fra le "due Germanie": nelle regioni dell'est vive il 17,3% della popolazione, che rappresenta però soltanto il 10,1% della forza economica del paese, mentre l'82,7% degli abitanti sono nell'ovest e rappresentano l'89,9% della potenza economica tedesca.

Per quanto riguarda la popolazione va sottolineato l'esodo da est verso ovest (soprattutto femminile) che si è verificato negli ultimi due decenni.
Complessivamente si stima che 3,8 milioni di tedeschi dell'est siano emigrati all'ovest o altrove, alla ricerca di un lavoro maggiormente remunerato.
Per contro circa 1,8 milioni di tedeschi occidentali si sono spostati nell'est, il saldo complessivo è quindi negativo per l'est di circa 2 milioni di persone (per lo più giovani).

Il tasso di disoccupazione tedesco è ai minimi storici dal '92 e si colloca al 7,2% (settembre 2010), tuttavia se all'ovest tale tasso si assesta al 6,6%, nell'est è ancora prossimo al 12% (Figura 4).

Il quadro dell'est non è però così grigio, i nuovi Land stanno rimontando, trascinati da una classe media altamente specializzata, da centri di ricerca all'avanguardia ed università prestigiose.
Inoltre le città dell'est negli ultimi 15 anni hanno potuto beneficiare della "Soli", la tassa di solidarietà imposta nel 1995 per la ricostruzione dell'est.
Per le casse statali il gettito di tale misura è di circa 12 miliardi di euro l'anno, denaro con cui è finanziato il radicale ammodernamento delle città dell'ex Repubblica Democratica.

"Die Wende",  la svolta economica dei Land ex Ddr, la si vede anche nei settori più innovativi. A Brandis, un villaggio appena a est di Lipsia, sulle terre dove un tempo sorgevano le piste di un aeroporto sovietico è oggi situato un enorme impianto fotovoltaico, inserito nella top ten mondiale.
Sempre nell'est è situato il più importante distretto europeo per l'industria microelettronica.
In vent'anni il numero degli addetti nel settore è passato da 3.300 a 44.000, candidandosi come uno dei settori trainanti per l'est.
La "Silicon Saxony", così è stata ribattezzata l'area, trova le sue fondamenta nella storia industriale della Ddr: c'era già infatti anche durante il regime sovietico un'importante tradizione nel settore, accresciuta dopo la caduta del Muro e rinforzata dalla collaborazione con prestigiosi istituti di ricerca, quali Max Planck e Leibniz.

Non possono infine essere dimenticate la meccanica di precisione e l'ottica, da sempre legati alla città di Jena, nel cuore della Turingia, dove nel 1846 fu fondata la Carl Zeiss e successivamente la Schott, operante nel settore del vetro.
Per quanto riguarda la fotografia, così come le lenti dei binocoli, la Carl Zeiss rappresenta un vero e proprio mito che ha saputo resistere anche alla divisione della Germania; attualmente opera anche nel campo della metrologia industriale e dell'oftalmica con più di 13.000 dipendenti sparsi nel mondo.

La marcia dell'est procede dunque spedita, soprattutto in Sassonia, con tassi di crescita importanti per il loro contributo all'attuale momento di brillante ripresa (Figura 5) dell'economia tedesca post-crisi.

                                 Carlo Alberto De Casa

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